Zitelle, mamme e partner ribelli: Elide Pantoli racconta “Cenerentole moderne”
L’autrice, ospite de “La cicogna triste” a Macerata, decostruisce falsi miti, da quelli sulle donne single o egoiste a quelli sulla maternità: «L’utero non è visto come gli altri organi ma come uno spazio collettivo»
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Siamo chiusi negli stereotipi, le chiavi di queste celle? Le parole custodite dalla società.
Se una donna non è fidanzata o sposata, non può essere felice, se non fa figli, allora è egoista. E se una mamma non si prende cura dei propri bambini e bambine da sola, allora è una mamma snaturata.
Ma quante di queste cose sono vere? Nessuna, per questo è importante il lavoro di decostruzione, come ci spiega Elide Pantoli, autrice di “Cenerentole moderne. Guida femminista all’amore per zitelle (non) mamme e partner ribelli” (Le Plurali) in dialogo con Petra Nocchi. della libreria “La Cicogna triste” di Macerata.
Le zie Gledis
Una dei primi falsi miti riguarda la donna single. Se non sei accompagnata a nessuno allora sei una zitella e sei considerata una donna sola e triste. Non a caso, come sinonimo di single si usa “sola”. Quando ti chiedono se sei fidanzata, la risposta è spesso «no sono sola».
«Una donna sola è raffigurata come la classica zia Gladis dei film. Una donna senza nessuno, che vive con tanti gatti che magari le hanno mangiato la faccia, quando è morta perché le è andata di traverso la cena che aveva scaldato al microonde» ironizza Elide Pantoli. Questa non è la realtà dei fatti, nessuno parla però direttamente con la zia Gledis, per scoprire che forse la narrazione è un’altra.
«Io avevo una zia che non si è mai voluta sposare e tutti in famiglia la compativano. Un giorno andai a parlare con lei e mi disse che quella di non sposarsi era stata proprio una sua scelta. Questo era quello che voleva». Perché in fondo, non tutta la vita è la coppia e, allo stesso tempo, una coppia può non durare per tutta la vita.
Quante sono le persone che invece dedicano tutto al partner? Fino a non avere più amici, se non quelli all’interno della relazione. per questo per tutta la vita si cerca qualcuno con cui stare, prima che sia troppo tardi. Ma tardi per cosa? «Non sei single, perché ancora non hai trovato nessuno, ma perché è la tua vita migliore». Bella DePaulo afferma come forse essere single non sia un piano B ma il tuo piano A.

Statisticamente le donne anziane che rimangono più sole, sono quelle che hanno passato tutta la vita dentro ad un matrimonio che ti assorbe tutto e ti lascia senza relazioni. Perché la coppia diventa totalizzante. Per non parlare del carico di lavoro della donna, che spesso all’interno delle relazioni, si fanno carico del lavoro emotivo e di quello domestico. Lavoro non retribuito. «Mio padre, arriva trova sempre la cena pronta, mangia e se ne va» racconta Pantoli. Quindi chi è che si ribella di più al sistema se non la zitella, che si oppone a questi carichi di lavoro.
Donne egoiste
Non abbiamo parlato poi del lavoro di accudimento, sempre affidato alla donna, insieme al carico emotivo e domestico. Nell’immaginario collettivo la donna è fatta per fare figli e prendersene cura, chi non lo fa è egoista, ma perché? È un controllo dei corpi, «il tuo utero non è visto come i tuoi altri organi, come ad esempio polmone e cuore – spiega Pantoli – ma è visto come spazio collettivo. Se tu quindi non vuoi usarlo per il pubblico capitalista, allora sei egoista».
Ripensare la maternità
Ma anche la maternità andrebbe ripensata, «qualcuno diceva: per crescere un figlio serve un villaggio». È questa è l’idea che dovrebbe esserci dietro. Le donne che hanno figli spesso rinunciano alla loro carriera e alla loro vita, perché devono occuparsi totalmente dei propri figli, ma se ci fosse una rete di sostegno dietro?

Prendiamo ispirazione dal mondo delle donne Afroamericane, che hanno un’idea di maternità differente. La maternità per le donne nere è collettiva, loro hanno sempre lavorato. I bambini e le bambine sono cresciute dalla collettività, da zie o da vicini di casa, che diventano zie e zii acquisiti, così detti aunties. Nelle famiglie di nativi americani invece, il bambino o la bambina, fino ad una certa età non sapeva chi era la mamma biologica, tutti si prendevano cura della prole. «In questo modo, non si è mai soli».
Decostruire per ricominciare
Nella società è dato per scontato che le donne si devono sposare, avere figli e curarli. È importante invece decostruire quest’immaginario, «ripensare ad esempio al modello di famiglia. Invece di parlare di matrimonio paritario, creare un’istituzione per tutte e tutti». La soluzione è scardinare le aspettative della società, per creare un modello nuovo, uscendo dalle gabbie degli stereotipi. Un mondo dove ognuno può vivere come vuole, potendo fare le sue scelte consapevoli, non perché imposte dalla collettività.
Modern cinderellas
Moderne Cenerentole, nasce come podcast, per parlare di stili di vita alternativi. Per promuovere la serie, nasce anche la pagina instagram “Modern Cinderellas” . «Il podcast però non lo calcolava nessuno, mentre la pagina instagram aveva spopolato – spiega Pantoli – così abbiamo chiuso il podcast ed è rimasta solo la pagina».

Ed è proprio dalle differenti tematiche affrontate sul suo canale, che Pantoli è partita a scrivere il suo libro dove prova a decostruire tutti gli stereotipi e le gabbie in cui troppo spesso sono rinchiuse le donne.
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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







