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Caterina di Paolo, curatrice del quaderno rifugio "nella valigia non serve niente"

Il quaderno rifugio di Caterina di Paolo: «Restituisce voce alle vittime di violenza»

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Molto spesso le donne che escono da un percorso di violenza non hanno nessuna voce, Caterina di Paolo insieme all’organizzazione indipendente Codici ha voluto restituire la parola a chi non ce l’ha. Così è nato “Nella valigia non serve niente” un quaderno rifugio, non un libro, un vero e proprio spazio bianco creato durante i laboratori interattivi con due gruppi di donne seguiti dai centri antiviolenza di Milano: donne insieme Contro La Violenza e V.I.O.L.A.

Non un semplice libro

«Questo non è un semplice libro chiuso, ma è a tutti gli effetti un taccuino» afferma Caterina Di Paolo, grafica, illustratrice editoriale e Art director per Edizioni Tlon.

Il quaderno rifugio “Nella valigia non serve niente” è stato realizzato in collaborazione con l’organizzazione indipendente Codici.
L’opera è evocativa già a partire dal titolo, scaturito da una frase detta da una donna, durante il processo di creazione laboratoriale. «Un po’ come dire, è successo questo, ma andiamo avanti. Il libro è come se fosse la mia valigia minimale e da qui ripartiamo» sottolinea Di Paolo,

Di Paolo, cosa vuol dire quaderno rifugio?

«Il progetto è nato da Codici, che ha condotto alcuni laboratori di valutazione delle reti antiviolenza insieme a due gruppi di donne seguite dai centri antiviolenza di Milano.

La nostra volontà era quella di lasciare uno spazio aperto, un taccuino dove le donne che hanno partecipato al laboratorio si immaginassero di parlare con una donna vittima di violenza. Così tutte le partecipanti hanno avuto modo di dare spazio alle loro voci, immaginando un interlocutrice ipotetica con cui parlare.

Lo scopo è anche lasciarsi le cose negative alle spalle, andando oltre, dando consigli a chi, come loro sta affrontando una situazione di violenza».

Il quaderno rifugio di Caterina di Paolo "Nella Valigia non serve niente"
Copertina Quaderno rifugio di Caterina di Paolo

Raccogliere le voci di chi ha subito violenza

Cos’ha di diverso questo libro?

«La particolarità di questo testo? Nasceva dalla volontà di accogliere le voci delle persone che hanno subito violenza. Questo perché durante un percorso di fuoriuscita dalla violenza, ciò che manca fondamentalmente è sempre la voce di chi ci è passata.

Questa cosa succede ad esempio anche per i cartelloni pubblicitari che sensibilizzano sul tema.
Questi manifesti raffigurano spesso la donna all’interno di una narrazione vittimistica, con la mano davanti alla faccia, con i lividi. Non si vede mai la persona maltrattante ma quella maltrattata, che poi, spesso e volentieri non è mai anziana, anzi è giovane, possibilmente magra, ed è sempre una vittima che non ha voce.

L’idea di Codici è stata quella di rivolgersi direttamente ad una donna ipotetica che stava attraversando un periodo di violenza, in questo modo all’interno del testo sono emersi consigli, riflessioni e anche qualche riferimento simbolico ad un passato che si è vissuto.

Quando Codici mi ha contattato per realizzare l’opera, la forma del libro chiuso ci è sembrata incoerente. Mentre il taccuino, mantiene sia la forma del libro, ma allo stesso tempo mette uno spazio a disposizione affinché tu possa inserire a tua volta le tue testimonianze e i tuoi pensieri, creando così una sorta di libro interattivo».

Una comunità visiva e di immagini stereotipate

Per l’aspetto visivo come vi siete organizzate?

«Abbiamo intrapreso un percorso laboratoriale di due giorni insieme a queste donne.
Durante questi workshop abbiamo preso tutta una serie di materiali visivi, partendo dai giornali femminili e anche quello che le partecipanti avevano all’interno delle loro borse, come ad esempio scontrini, liste della spesa o etichette dei vestiti dei figli. Tutta una serie di contenuti eloquenti per la vita di queste donne, che poi sono stati messi insieme, ritagliati e ricomposti dando vita a questo quaderno rifugio.

In questo modo all’interno dell’opera si crea un doppio, da una parte abbiamo le parole delle donne, che si rivolgono ad altre donne, le consigliano, fanno domande e riflessioni. Dall’altra ci sono le immagini, un ripensamento dell’immaginario che ci viene proposto».

Esempio di poster realizzato da Caterina di Paolo, per Codici all'interno di una precedente collaborazione
Esempio di poster realizzato da Caterina di Paolo per Codici all’interno di una precedente collaborazione

Che genere di immagine è emersa durante questi laboratori?

«La cosa che è emersa, soprattutto all’interno delle riviste femminili, è che lo spazio di cura di sé è sempre legato all’aspetto estetico o della casa. Volersi bene significa comprarti la crema per il viso, acquistare il detersivo per i pavimenti o la crema anticellulite.

Inoltre viene sempre suggerito di lottare per cose, che sono però minori. Ci sono donne che magari hanno vissuto una situazione di violenza, aprono questi magazine e leggono che il loro nemico numero uno è la vecchiaia o, la cellulite, che invece sono delle questioni normali, di corpi umani che invecchiano così come accade a tutti gli esseri umani. La cosa grossa è stata vedere queste immagini in cui manca lo spazio e la voce della persona. L’atto di ritagliare quelle figure, quei corpi, ricomporli, aiuta a mostrarne la loro assurdità. Questo È stato un momento catartico per tutte noi».

Un libro trasversale in cui rifugiarsi

Ma questo libro è pensato solo per donne vittima di violenza?

«No, con Codici e la Casa editrice Settenove abbiamo fatto in modo che le domande, le osservazioni e i testi presenti all’interno del libro fossero abbastanza trasversali. Ovviamente l’opera è pensata perlopiù per donne che stanno uscendo da una situazione di violenza, ma le attività e le considerazioni presenti valgono per tutte».

Il libro comporrà il kit per le biblioteche e librerie che faranno parte del progetto della Settenove
“I rifugi”, di cosa si tratta?

«Il progetto “i Rifugi” è un iniziativa che la Settenove sta portando avanti da diversi anni. Consiste in librerie e biblioteche che oltre ad ospitare i libri della casa editrice, sono formate per l’antiviolenza.

Nello specifico le lavoratrici e i lavoratori presenti sono formati  per poter affrontare e indirizzare una persona che sta vivendo una situazione di violenza. Rifugi offre anche un kit di materiali cartacei e informativi che possono aiutare biblioteche e librerie quando si trovano di fronte ad una situazione di violenza».

Progettare con le donne

Come è stato lavorare con donne che hanno intrapreso questo tipo di percorso?

«Intenso, tocchi con mano una realtà che conosci, di cui hai sentito parlare, ma che non hai mai visto in prima persona.

Ho notato che all’interno di questi gruppi vi erano donne che venivano da vissuti e classi sociali completamente differenti tra di loro. Erano però tutte accomunate dall’essere state vittima di violenze. Vedere che la violenza è così trasversale mi ha fatto molto arrabbiare. Ma allo stesso tempo fa capire quanto sia importante fare un lavoro che parli a più persone possibili.

Fare una cosa pratica e anche sperimentale, ci ha molto aiutate, ed è stato anche un modo per incontrarci. Ci ha anche permesso di parlare di una cosa molto dolorosa in un modo non troppo pesante emotivamente.

Inoltre, le domande che venivano poste durante i laboratori, erano molto brevi e pragmatiche. Questo ha permesso a donne che non avevano molta padronanza con la lingua italiana di potersi esprimere in modo diretto e chiaro, tanto che molte delle frasi presenti all’interno del taccuino provengono da donne con un background migratorio.

Consigli di lettura, anche per uomini

Riguardo al tema della violenza sulle donne, che libri ci può consigliare?

«Io consiglierei due romanzi che non sono specifici sull’antiviolenza ma secondo me sono molto importanti, soprattutto da fare leggere agli uomini: “Casalinghitudine” di Clara Sereni e
“Come donna zero” di Luisella Fiumi.

Come saggi consiglierei “Il mito della bellezza” di Naomi Wolf e “Amore e violenza” di Lea Melandri. Questo è probabilmente il libro che, se lo comprassimo tutti e tutte in questo momento, farebbe fare alla nostra società venti passi in avanti».

Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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