Claudia Citeroni e la sua desiderata libreria a Pedaso: «Si chiama Goliarda, doveva essere femmina»
La scelta di portare libri in un piccolo centro marchigiano, i motivi della “intitolazione” a Goliarda Sapienza e alcuni consigli di lettura da una libraia molto speciale
Tempo di lettura stimato: 8 minuti
Una libreria a Pedaso, in un centro di meno di 3mila anime, vivo soprattutto d’estate per la sua posizione costiera, sembra quasi un miraggio. A realizzare questo piccolo miracolo, nel comune marchigiano che da qualche tempo non ha una libreria ma neanche una biblioteca è stata Claudia Citeroni che ha deciso di affidare a questo luogo il suo desiderio.
È così che ha aperto i battenti in via Giacomo Leopardi, in centro (anche se a Pedaso è praticamente tutto centro), la libreria Goliarda. Un nome che è, per chi conosce Goliarda Sapienza, figura simbolo di libertà e dirompente, una inconfondibile dichiarazione di intenti ma che, come ci dirà Claudia, nasconde anche altri significati.
Un po’ come nell’indimenticabile film Chocolat, Claudia è una Vianne Rocher dei libri e li offre ai suoi clienti con la stessa raffinatezza del personaggio interpretato da Juliette Binoche e anche con la stessa enigmatica empatia, parla ai suoi clienti e alle sue clienti con i titoli dei libri, scegliendo non tanto quelli più adatti a loro ma quelli che più possono muoverli nel profondo.
Lo fa con un linguaggio ricercato, con citazioni e accogliendo nei locali della sua libreria come fossero una casa, di giorno e di notte (nelle sere d’estate la libreria resta aperta fino a tardi ma anche d’inverno ha proposto una rassegna dal titolo “Le Goliardate“, di cui avevamo già parlato).
Un desiderio latente
Claudia, perché ha scelto di aprire una libreria a Pedaso?
«Ho deciso di aprire una libreria dopo essere stata licenziata da mio padre e dal più piccolo dei miei tre fratelli maschi al culmine di una trattativa per la donazione della casa di famiglia: era uno di quei desideri rimasti latenti per impotenza economica.

Ho scelto Pedaso, perché ho sentito la mancanza di una libreria nella zona e perché ho pensato che potesse raccogliere, oltre all’affluenza degli abitanti della costa, anche quella dall’entroterra. Pedaso poi è un pasticcino, mi è sempre piaciuta tanto».
Una libreria femmina
Come mai l’ha dedicata proprio a Goliarda?
L’ho chiamata Goliarda innanzitutto perché doveva essere femmina, poi perché ne “L’arte della gioia” a un certo momento Modesta esprime il desiderio di aprire una libreria e il desiderio davvero è mimetico, come scrive René Girard (le donne che leggono possono essere molto pericolose), ma in definitiva ho scelto “Goliarda” per l’etimo ovvero “gola”, quindi per me voce, desiderio, ma anche “Golia”, il gigante biblico che nel Medioevo era associato al diavolo ed era considerato il protettore dei clerici ribaldi, quelli che uscivano dall’università alla ricerca di un sapere fuori dai canoni tradizionali.
Goliarda stessa ha subito il fascino e il peso del suo nome e ne ha cercato il significato. Insomma, nasci e ti chiamano Goliarda Sapienza, come fai a non farti delle domande? Farsi carico del “nome” che altri scelgono per te può diventare la ricerca di tutta una vita e può portare anche a sviluppi impensati, capovolgimenti vittoriosi, distruzioni liberanti.
Penso tra l’altro ad Hannah Arendt, quando diceva che se vieni attaccato in quanto ebreo devi rispondere in quanto ebreo, non come cittadino del mondo: questa è una postura che mi piace, perché ingaggia, cioè ti mette davanti alla costruzione culturale che ti hanno assegnato, e perché diffida del neutro come soluzione ai problemi, ma è una postura che va difesa continuamente dalla deriva identitaria.
Tutto ciò naturalmente vale anche per le donne, che nelle loro rivendicazioni sembrano condannate a oscillare tra uguaglianza e differenza, un movimento che va tenuto sempre vivo, perché uguaglianza e differenza sono interdipendenti sul piano del diritto e su quello culturale: parlare di uguaglianza ci permette di parlare di parità e di contemplare il pericolo del neutro, che in una società maschilista quale la nostra può solo avere l’effetto di ricacciare sotto il tappeto le discriminazioni ancora vive e vegete e quotidianamente in atto (“Quando entrambi i generi vengono spogliati e neutralizzati, è sempre l’uomo ad avere il sopravvento”. Ivan Illich, Gender. Per una critica storica dell’uguaglianza); parlare di differenza ci apre alla pluralità, ma ci permette anche di contemplare il pericolo della divisione, quindi dei soprusi. (“Ma il discorso sulla differenza è un discorso difficile. Lo si è già visto con Colombo: il postulato di differenza suscita facilmente un senso di superiorità, il postulato di uguaglianza suscita un senso di in-differenza.” Tzvetan Todorov, La conquista dell’America – Il problema dell’ “altro”).
Quali libri consiglierebbe alle lettrici e ai lettori di Donnemente?
Va da sé: “L’arte della gioia”. Goliarda è stata una donna straordinaria, ha avuto una vita straordinaria ma, creando questa personaggia, che lei chiama Modesta e che modesta non è proprio per niente, si è superata: con questa creatura ha superato se stessa e si è proiettata in un futuro anteriore, che deve ancora venire dico sempre io, perché questo libro è ancora scandaloso, perché è tutto centrato sul desiderio femminile – ma a tutto tondo, non solo sessuale.
E per noi donne, che nel rapporto con l’altro sesso siamo state educate ad essere desiderate più che a desiderare e in famiglia e nell’ambiente in cui cresciamo a compiacere piuttosto che a piacerci, leggere di Mody può essere una di quelle esperienze letterarie che ti rivoltano la vita…
Modesta è una figura della sensualità (da intendere nella sua accezione originaria), del desiderio e della liberazione come forme di vita.

In questo momento sto leggendo “Io e la lepre” di Chloe Dalton insieme a “L’intelligenza delle prede” di Valter Tucci e a “Dimora naturale” di Andrea Bajani.
“Io e la lepre” è la storia di una donna che ha sempre fatto una vita frenetica e che durante un soggiorno forzato nella sua casetta di campagna incontra, in mezzo a un campo, un cucciolo di lepre. Capisce che potrebbe essere facilmente predato; aspetta, ma non succede, che la madre torni a recuperarlo, quindi decide di occuparsene lei e se lo porta a casa.
Comincia così il racconto di questa convivenza quotidiana con un animale completamente selvatico e soprattutto completamente preda e di questo strano rapporto che nel tempo cresce e trasforma l’una e l’altra, ma anche l’habitat di entrambe: un racconto delicato e tenerissimo, un vero e proprio atto d’amore.
È un libro particolare: ogni capitoletto si apre con un disegno e una citazione, la narrazione si schiude continuamente alla ricerca, per cui possiamo leggere, per esempio: “Era credenza comune che le streghe si aggirassero camuffate da lepri, o che le tenessero come famigli…”
“L’intelligenza delle prede” di Valter Tucci è stato pubblicato poco dopo e l’ho scelto per lo sviluppo che prometteva, quindi sfogliandolo per capire se poteva fare per me mi sono imbattuta in dei passi che sembrano presi dai miei quaderni di una quindicina di anni fa, quando cercavo di spiegarmi la differenza tra vulnerabilità e fragilità, concetti che qui sono legati al discorso sulla predazione.
L’approccio dello sguardo è scientifico, ma diventa facilmente intimo, quindi relazionale, politico nel senso in cui lo intendeva Hannah Arendt ovvero che riguarda la vita di tutti.
“Poiché siamo profondamente intrisi della logica del predatore, siamo anche più abituati a pensare che il vantaggio, nel conflitto, appartenga solo a chi colpisce, e per primo. Ma in molte situazioni il vantaggio appartiene a chi legge prima.”
Valter Tucci, L’intelligenza delle prede.
La questione, però, va semplificata.
Invece di spalancare i lembi alla ferita
per capire il male della specie dov’è
cominciato, fissando solo il costato
ma dimenticando tutto il resto, forse
basterebbe accettare che è infelice
chi è nato dalla parte della morte,
felice chi era voltato dalla parte della vita.
Andrea Bajani, Dimora naturale.
La newsletter di Donnemente
Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui
Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui
Leggi anche:
Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







