Donatella Ronchi Girombelli, stilista e titolare di Genny
Donatella Ronchi Girombelli

Donatella Girombelli, la pioniera del prêt-à-porter che ha vestito i sogni delle donne

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E’ una icona di stile, raffinata nel vestire ma anche nel parlare e nel suo essere: parliamo di Donatella Ronchi Girombelli, lady Genny, imprenditrice, stilista, personaggio simbolo della moda e capitana della storica azienda nata ad Ancona dal microlaboratorio di Arnaldo Girombelli per poi crescere nel mondo.

Dalle sfilate alla Casa Bianca e in piazza Tienanmen, passando per il rapporto con l’allora giovanissimo e semisconosciuto Gianni Versace e l’amicizia con Ornella Vanoni. Girombelli ha segnato un’epoca e ha scelto di essere stilista per dare a tutte le donne, che negli anni Settanta iniziavano ad andare a lavoro, la possibilità di vestire bene.

Donatella Girombelli con Ornella Vanoni, sua amica da tanti anni
Donatella Girombelli con Ornella Vanoni, sua amica da tanti anni

Il sogno di diventare stilista

Il sogno di diventare stilista si è formato molto presto per Donatella Ronchi che, orfana da piccola, fu accolta in casa degli zii a Bolzano.

«Fin da ragazzina, quasi bambina, facevo gli schizzi di vestiti poi ad un certo punto a 17 anni ho deciso che volevo fare la stilista. Si cominciava a parlare di moda. Così da Bolzano e ho deciso di andare a Milano per seguire una scuola per diventare stilista».

E’ stata quella la prima sfida e rottura degli schemi: «Allora non si usava andare via di casa. Una ragazza da sola poi era impensabile. Quando i miei mi hanno visto decisa mi hanno detto “benissimo, allora devi arrangiarti da sola”. Così non mi hanno dato niente e sono andata con le mie sole forze. Ma quando si ha un sogno bisogna coltivarlo con tutte l energie e così ho fatto».

Girombelli ha quindi iniziato la sua vita a Milano come ragazza alla pari: «La mattina andavo a scuola coi due bambini della famiglia, poi il pomeriggio facevo i compiti con loro e li accompagnavo al parco. Sono stata fortunatissima, mi sentivo in famiglia. E’ proprio vero che quando hai coraggio, hai anche fortunata. Poi i miei sono tornati sui loro passi e mi hanno aiutata».

La prima chiamata di quella che sarebbe stata una lunga e proficua carriera è arrivata all’uscita dall’esame finale: «Il giorno dell’esame – racconta la stilista – esco dall’aula e mi chiama la direttrice. Mi presenta una signora che era venuta alla scuola chiedendo di una ragazza o di un ragazzo per uno studio stilistico. La scuola ha consigliato me, così il giorno dopo ero al lavoro nello studio a Milano. E’ stato bellissimo. Amavo Milano e la amo ancora oggi».

Donatella e suo marito Arnaldo Girombelli
Donatella e Arnaldo Girombelli

L’incontro con Arnaldo Girombelli

Proprio a Milano è arrivato l’incontro che le avrebbe cambiato la vita: «Un giorno allo studio venne Arnaldo Girombelli a chiedere una consulenza. Serviva una disegnatrice che andasse ad Ancona per schizzare una collezione già esistente. hanno mandato me. Alla fine della settimana ad Ancona, quello che sarebbe stato mio marito, mi ha chiesto di rimanere alla Genny perché era rimasto colpito dal mio modo di lavorare.

Io che sono nata nelle Marche, a Marotta, l’ho letto come un segno del destino che mi voleva riportare alle mie origini. Ho detto di sì solo per quello. Così ho fatto un percorso al contrario rispetto a quello tipico dell’epoca quando si andava dalle province verso le grandi città. Ho seguito il cuore e sono diventata la stilista che sono».

Bolzano, Milano e Ancona sono state così le città in cui Donatella Ronchi Girombelli ha vissuto la prima fase della sua vita e ognuna ha lasciato un segno: «A Bolzano, io vivevo con gli zii che mi hanno cresciuto quando ho perso la mamma. Erano molto severi. E’ stata la città che mi ha dato la disciplina. Milano mi ha insegnato il mestiere. Ancona è la città dove ho realizzato il mio sogno».

Dopo la morte di suo marito, nel 1980, Girombelli si è ritrovata all’improvviso a dover essere da sola imprenditrice e madre. «Prima ero product manager e stilista. Avevo un lavoro che amavo, ma in più dovevo affrontare la gestione di una azienda e di un marchio, qualcosa che non mi apparteneva per niente, non era nel mio Dna. Mi sono avvalsa di collaboratori. Ascoltavo persone esperte e pratiche di questo ruolo poi l’ultima parola era la mia.

Essere una mamma è stata molto difficile. Il lavoro mi prendeva tantissimo, uscivo alle 8 di casa e rientravo la sera tardi. Tutto il tempo che avanzava lo dedicavo a mio figlio. Non avevo altro interesse che stare con mio figlio. Gli ho dato la precedenza su tutto. Forse qualcosa gli ho tolto, io ero molto occupata e preoccupata, però ho fatto tutto quello che ho potuto. E’ stata dura».

Donatella Girombelli con il figlio Leonardo
Donatella Girombelli con il figlio Leonardo

Il mondo della moda oggi

Il mondo della moda è molto cambiato dagli anni Settanta a oggi. Su questo tema Girombelli è categorica: «Più che cambiato, è irriconoscibile. C’è stata una trasformazione più che cambiamento. Quando facevo i vestiti a i miei tempi, lo scopo era fare bella la donna. Se la donna si sentiva a posto era più sicura di sé, in quei tempi le donne cercavano di crescere la sicurezza.

Il tentativo era di fare cose belle, femminili, di buoni materiali, una moda sana a favore della donna. oggi la moda serve alle multinazionali: non ci sono più aziende personalizzate, ma gruppi senza volti. La moda non è più per la bellezza della donna ma per fare cassa.

Gli stilisti sono ormai tutti cambiati, l’ultimo era Giorgio Armani. La sua donna è chic, elegante, raffinata, con un vestito di Armani si acquista femminilità. Oggi si pensa a shockare, a colpire, anzi più è brutto, più è giusto. Si punta sulla stranezza, la stravaganza, colori a contrasto: si vuole solo colpire.

La moda non rappresenta più l’oasi per le donne, ma solo il bisogno di essere diverse. Non c’è la gentilezza, quella era una moda gentile, non c’è l’onestà e quella era una moda onesta. Nella moda c’è la stessa violenza che troviamo nelle persone e in ciò che succede nel mondo. L’aggressività che domina ovunque. Ė venuto meno il sogno».

Donatella Girombelli con la nuora
Donatella Girombelli con la nuora

I capi di Genny, guidata da Girombelli, hanno sfilato alle Nazioni Unite, alla Casa Bianca e il marchio si è fatto conoscere in tutto il mondo. Tra gli episodi che Girombelli ricorda con piacere c’ìè una sfilata in Cina: «La sera sono stata invitata al palazzo di Mao a piazza Tienanmen. Era molto austera, metteva soggezione.

C’era un evento straordinario, una specie di musical che raccontava la storia della Cina, era molto bello. Alla fine si è chiuso il sipario e hanno fatto sfilare i miei vestiti. Nelle sfilate, c’è sempre l’uscita finale. in quel caso gli abiti della mia uscita finale erano tutti dorati. Ė stata una bellissima sorpresa. Si erano accordati con la mia assistente e per farmi un regalo e dimostrarmi così la loro gratitudine».

Da pioniera del pret-a- porter e da capitana di quella che è stata una grande industria della moda, qual è il consiglio che si sente di dare oggi alle donne?

«Oggi non sono le donne o la moda ad essere cambiate, è tutto diverso e non tutto è bene. Bisogna stare molto in guardia. Bisogna saper scegliere il meglio di ciò che viene proposto. Non bisogna lasciarsi influenzare dalle tendenze, dei social e così via. Spesso sono controproducenti per il bene e per la vita, bisogna dire no alle scelte sbagliate che ti vengono proposte se sono nocive.

Donatella Girombelli

Avere successo non è facile, anche se oggi può sembrare di sì. Ci vogliono volontà, disciplina e spirito di sacrificio, parola oggi sconosciuta.

Anche nella moda bisogna scegliere ciò che sta bene a noi, non ciò che sta bene agli altri. Ognuno ha una sua storia, uno stile. Non tutto quello che viene proposto è giusto o valido. Ci sono marchi che propongono cose immettibili. In mezzo c’è la facoltà di scegliere».

Donatella Girombelli ospite del Lions Club Civitanova Cluana nei mesi scorsi
Donatella Girombelli ospite del Lions Club Civitanova Cluana nei mesi scorsi

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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