Maternità
Foto di Francesca Leonardi

In Italia essere madri resta un fattore di disuguaglianza

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Ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare. Per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese, dove la penalizzazione per le madri è al 33%. È questa la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in…

In Italia diventare madri continua a significare, troppo spesso, rallentare o interrompere il proprio percorso professionale. Nonostante anni di dibattito pubblico e politiche annunciate, la maternità resta uno dei principali fattori di disuguaglianza di genere. È questa la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children, che descrive un Paese ancora incapace di sostenere davvero chi sceglie di avere figli.

Sempre meno nascite, sempre più tardi

Il quadro demografico è ormai noto, ma continua a peggiorare. Nel 2025 si registrano circa 355 mila nascite, con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. Il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna, ben lontano dalla soglia di sostituzione e inferiore anche alla media europea.

Le donne diventano madri sempre più tardi: l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni, mentre le under 30 rappresentano ormai una minoranza. Non si tratta solo di una scelta culturale, ma spesso di una necessità: quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.

Il “costo” della maternità: meno lavoro, meno salario

Il nodo centrale resta il lavoro. In Italia, la penalizzazione legata alla maternità raggiunge il 33%, con effetti che si protraggono nel tempo. Nel settore privato, le madri possono arrivare a perdere fino al 30% del salario dopo la nascita di un figlio; nel pubblico la perdita è più contenuta, ma comunque significativa (5%).

Maternità - Save The children

I dati sull’occupazione raccontano una dinamica profondamente diseguale: mentre per gli uomini avere figli aumenta la partecipazione al lavoro, per le donne accade l’opposto.

Tra i 25 e i 54 anni lavora il 78,1% degli uomini senza figli, percentuale che sale al 92,8% tra i padri;
tra le donne, invece, si passa dal 68,7% senza figli al 63,2% tra le madri.

Il divario si amplia ulteriormente con figli piccoli: il tasso di occupazione scende al 58,2% per le madri con almeno un figlio in età prescolare.

E se l’occupazione generale cresce, le madri restano indietro: nel 2025 l’aumento è stato appena dello 0,1% per loro, contro lo 0,9% per i padri.

Il peso del territorio e dell’istruzione

Le disuguaglianze si accentuano guardando alla geografia. Il tasso di occupazione delle madri varia drasticamente: 73,1% al Nord, 71% al Centro e 45,7% nel Sud e nelle isole.

Maternità
Foto Francesca Leonardi

Un altro fattore decisivo è il titolo di studio. Tra le madri con figli minori lavora solo il 37,7% di chi ha la licenza media, il 62,8% delle diplomate e l’85,4% delle laureate.

L’istruzione si conferma quindi uno dei principali strumenti di protezione contro l’esclusione dal mercato del lavoro.

Part-time, precarietà e dimissioni

Il “pianeta maternità” è segnato anche da forme di lavoro meno stabili. Il 32,6% delle madri lavora part-time, spesso non per scelta (11,7% involontario), contro appena il 3,5% dei padri.

Aumenta anche la precarietà: cresce la quota di donne con contratti a termine da almeno cinque anni (dal 17,4% al 19,1%) e aumentano le dimissioni delle neomamme.

Come sottolinea Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia, il sistema continua a scaricare sulle donne il peso della genitorialità, con una situazione che nel 2026 appare addirittura peggiorata.

Giovani madri: le più penalizzate

Le difficoltà sono ancora più evidenti tra le giovani. La maternità prima dei 30 anni è sempre più rara e riguarda appena il 2,9% del totale delle madri.

Tra le under 35, nel settore privato il 25% lascia il lavoro entro un anno dalla nascita del primo figlio,
tra le over 35 la quota si ferma al 12%.

Maternità - Save The children

Il divario occupazionale è netto: lavora l’87,2% dei padri tra i 20 e i 29 anni, solo il 33,4% delle madri della stessa età.

E il dato più critico riguarda l’inattività: quasi il 60% delle giovani madri non lavora né cerca lavoro, percentuale che sale al 70% con due o più figli.

Tra le giovanissime (15-29 anni), il 60,9% è NEET (non studia, non lavora e non è in formazione), contro l’11,3% dei padri.

Desiderio di figli e fuga all’estero

Non manca il desiderio di genitorialità: oltre l’80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni vorrebbe avere figli. Ma questo desiderio si scontra con condizioni materiali sfavorevoli.

Tra le under 35 cresce anche la mobilità: le migrazioni sono aumentate del 125% in dieci anni, quasi una giovane su dieci vive all’estero e oltre 200 mila donne del Sud si sono trasferite al Centro-Nord.

Maternità - Save The children

Un fenomeno che aggrava ulteriormente il declino demografico, soprattutto nel Mezzogiorno.

Le regioni più “amiche delle madri”

Il Mothers’ Index, realizzato con Istat, misura le condizioni delle madri su sette dimensioni. Nel 2026 al primo posto si colloca l’Emilia Romagna, seguono la Provincia autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta.

In fondo alla classifica restano Basilicata, Puglia e Sicilia.

Maternità - Save The children

Nel complesso, l’indice nazionale è in calo, segno di un peggioramento generale, soprattutto nelle dimensioni legate a demografia, lavoro e salute.

Servono politiche strutturali

Il rapporto è chiaro: servono interventi strutturali e coordinati. Non bastano misure frammentarie.

Tra le priorità lavoro stabile e di qualità, servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, sostegni economici adeguati, politiche abitative per i giovani e riforma dei congedi in senso paritario.

Come sottolinea Giorgia D’Errico di Save the Children, la condivisione della cura è una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze. Senza un cambiamento profondo nell’organizzazione del lavoro e del welfare, la maternità continuerà a essere un rischio, più che una scelta libera.

Un equilibrio ancora da costruire

A undici anni dalla prima edizione del rapporto, l’immagine che emerge è quella di un equilibrio ancora precario. In Italia, diventare madri significa ancora muoversi su un filo sottile tra desiderio e rinuncia, tra realizzazione personale e ostacoli strutturali.

E finché questo equilibrio resterà così fragile, a pagarne il prezzo non saranno solo le donne, ma l’intero Paese.


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