Giustizia Donna, da sinistra Giampiero Feliciotti, il maggiore Giulia Maggi, il sindaco Alessio Vita, Elisa Giusti, responsabile del Cav di Macerata, l'avvocato Marco Massei, la vice sindaca Mariella Migliorelli e Noemi Ortenzi del Cpo Regione Marche
Giustizia Donna, da sinistra Giampiero Feliciotti, il maggiore Giulia Maggi, il sindaco Alessio Vita, Elisa Giusti, responsabile del Cav di Macerata, l'avvocato Marco Massei, la vice sindaca Mariella Migliorelli e Noemi Ortenzi del Cpo Regione Marche

Violenza di genere, dalla denuncia alla rete di protezione: «Tra moglie e marito bisogna mettere il dito»

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Dalle prove raccolte attraverso chat e video alle segnalazioni anonime e al ruolo decisivo di chi assiste a una violenza. A Belforte del Chienti l’incontro “Giustizia Donna” ha offerto strumenti utili e preziose indicazioni

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La violenza di genere va combattuta ogni giorno. Non può essere l’argomento delle grandi occasioni e riempire le agende solo l’8 marzo e il 25 novembre. Lo sa bene il Comitato Pari Opportunità della Regione Marche, lo sanno bene tutti e tutte coloro che lavorano per prevenire, proteggere le vittime e punire gli autori di violenza.

È così che ieri sera a Belforte del Chienti, in una calda serata estiva, per l’evento Giustizia Donna – Contro ogni violenza di genere, l’ex oratorio si è riempito di persone, più donne che uomini, a dire il vero, e questo è un vero peccato e un dato che deve far molto riflettere su come la violenza di genere sia percepita come un problema femminile

«Tra moglie e marito non mettere il dito»? Nel 2026 quel vecchio proverbio non è soltanto anacronistico: può diventare pericoloso. Perché dietro la porta di una casa qualcuno potrebbe rischiare la vita e una telefonata, una segnalazione, l’attenzione di una vicina o di un vicino possono fare la differenza.

È uno dei messaggi più forti emersi durante l’incontro promosso inoltre dal Comune insieme alla Pro Loco di Belforte del Chienti.

A confrontarsi sul tema sono stati il maggiore Giulia Maggi (che per noi è “la” maggiore Giulia Maggi, ma nel mondo delle forze dell’ordine il maschile sovraesteso è durissimo da scardinare), comandante della Compagnia Carabinieri di Tolentino, l’avvocato Marco Massei, penalista e matrimonialista, ed Elisa Giusti, coordinatrice del Centro Antiviolenza SOS Donna di Macerata. A moderare l’incontro la giornalista Giulia Sancricca.

Dalle prove raccolte attraverso chat e video al braccialetto elettronico, fino alle segnalazioni anonime e al ruolo decisivo di chi assiste a una violenza: sono stati tanti i temi affrontati ma anche le indicazioni pratiche da seguire. «Faccio la concretona» ha detto la comandante Giulia Maggi che, prossima al trasferimento, ha lasciato una traccia profonda del suo passaggio professionale e personale in tema di equità.

Chat, registrazioni e video: quando diventano prove

Uno degli aspetti affrontati dall’avvocato Marco Massei ha riguardato proprio la difficoltà di raccogliere prove ed elementi da presentare in un’aula di tribunale. Tra gli strumenti a disposizione di una donna che subisce violenza, ci sono chat, messaggi, video e registrazioni che possono costituire elementi di prova e contribuire a ricostruire quanto accaduto.

Un tema che si lega anche alla necessità di evitare la vittimizzazione secondaria, cioè il rischio che la donna, nel percorso giudiziario e istituzionale, sia costretta a rivivere più volte il trauma subito.

Giustizia donna, un momento del confronto
un momento dle confronto

Tra gli strumenti illustrati c’è l’incidente probatorio, che permette in determinate circostanze di assumere anticipatamente una testimonianza. Nei procedimenti per reati di violenza sono inoltre previste forme di tutela durante l’audizione, che può avvenire a porte chiuse e con modalità volte a proteggere la persona offesa. Il giudice può fare da filtro alle domande, evitando quelle non pertinenti o potenzialmente lesive.

Massei ha ricordato anche alcune delle misure che possono essere adottate nei confronti dell’autore della violenza, dal divieto di avvicinamento al braccialetto elettronico, fino all’arresto e, nei casi previsti dalla legge, dell’arresto in flagranza differita, sulla base di documentazione video o di altra documentazione legittimamente acquisita.

La donna che ha registrato tutto e rese possibile l’arresto

Proprio sull’importanza di documentare ciò che accade, il maggiore Giulia Maggi ha raccontato un episodio incontrato nella propria esperienza professionale.

«Una donna, pur non conoscendo bene la lingua italiana, aveva compreso attraverso la televisione che registrare ciò che stava vivendo avrebbe potuto aiutarla. Quando si è rivolta a noi, facevamo fatica a costruire un quadro probatorio convincente, ma mentre eravamo al Pronto Soccorso, ha mostrato numerosi video che aveva conservato. Quel materiale ha contribuito a documentare le violenze e a consentire di procedere nei confronti del marito ad uno dei primi arresti in flagranza differita».

Un episodio concreto che mostra quanto l’informazione possa trasformarsi in uno strumento di protezione.

Nei piccoli centri vergogna e paura possono diventare ostacoli

La violenza di genere, ha sottolineato Maggi, è un fenomeno trasversale e difficile da individuare, che non appartiene a una determinata classe sociale, fascia d’età o contesto.

«Nei piccoli borghi, però – ha chiarito – possono entrare in gioco ulteriori fattori condizionanti. La vergogna, il timore che tutti vengano a sapere quanto accade dentro casa, la paura del giudizio della comunità possono rendere ancora più difficile chiedere aiuto.

Giustizia Donna, da sinistra Giampiero Feliciotti, il maggiore Giulia Maggi, il sindaco Alessio Vita, Elisa Giusti, responsabile del Cav di Macerata, l'avvocato Marco Massei, la vice sindaca Mariella Migliorelli e Noemi Ortenzi del Cpo Regione Marche

A questi si aggiungono specifici fattori di vulnerabilità. Una donna, ad esempio, può temere di perdere i figli perché fa uso di sostanze e proprio questa paura può diventare uno strumento di ricatto nelle mani dell’uomo violento. Vulnerabilità e fattori di rischio, ha spiegato Maggi, devono essere portati a conoscenza del pubblico ministero perché contribuiscono a valutare la situazione nel suo complesso e il livello di pericolo».

«Dalla pandemia sono aumentate le denunce»

Parlando del territorio, il maggiore Maggi ha evidenziato come le denunce siano aumentate rispetto agli anni precedenti alla pandemia. Un dato che non va letto necessariamente come un semplice aumento della violenza, ma anche alla luce della maggiore capacità di riconoscerla e farla emergere.

«Ho trovato una cittadinanza estremamente resiliente, aggregata e volenterosa di affrontare il fenomeno», ha spiegato Maggi, sottolineando il percorso di emersione e consapevolezza che sta interessando l’entroterra maceratese.

Ed è proprio la capacità di fare rete a rappresentare uno degli strumenti più efficaci: «I maggiori successi si ottengono quando si crea una rete di tutela e qui l’ho visto».

Forze dell’ordine, magistratura, servizi sociali, Centri antiviolenza, istituzioni, associazioni e cittadinanza possono diventare anelli di una stessa catena di protezione.

La spirale della violenza

Un altro punto importante è arrivato da Elisa Giusti, coordinatrice del Cav Sos Donna di Macerata. Dopo aver ripercorso come si sviluppa la spirale di violenza, dal love bombing iniziale alla trasformazione del partner, dalla violenza psicologica ed economica fino a quella fisica, Giusti ha spiegato anche che il ricorso al Centro Antiviolenza non deve necessariamente concludersi con una denuncia.

«In molti casi la donna non è pronta a denunciare o ha solo bisogno di informazioni e di un sostegno psicologico. Non si spinge nessuno a denunciare anzi, informiamo dettagliatamente anche su quali iter si possono seguire»

Il senso civico diventa così parte integrante della prevenzione

Più volte è stato sottolineato come è possibile effettuare anche segnalazioni anonime.

Non occorre dunque essere direttamente la persona che subisce violenza per attivarsi. Chi ascolta urla, assiste a episodi preoccupanti o viene a conoscenza di una situazione di rischio può scegliere di non voltarsi dall’altra parte.

Una consapevolezza che deve riguardare anche le nuove generazioni. Durante l’incontro il maggiore Maggi ha sottolineato ad esempio, come molti e molte adolescenti di 14 anni non sappiano di poter presentare una denuncia. Ci sono, invece, bambini e bambine che arrivano a chiamare direttamente il 112 quando comprendono che in casa sta accadendo qualcosa di grave.

Anche la tecnologia può offrire ulteriori possibilità per chiedere aiuto e comunicare con le forze dell’ordine.

«Tra moglie e marito» oggi bisogna intervenire

La cultura della non interferenza è uno degli ostacoli da superare. La violenza domestica non è una faccenda privata e ciò che accade all’interno di una coppia non smette di riguardare la collettività quando sono in gioco l’incolumità, la libertà e la dignità di una persona.

Per questo il vecchio invito a non «mettere il dito tra moglie e marito» deve essere ribaltato: intervenire, segnalare, chiedere aiuto può salvare una vita.

Un cambiamento culturale che passa anche dagli uomini. Durante la serata è stata ricordata la nascita a Macerata di un collettivo maschile che lavora sui temi della mascolinità, un’esperienza che sposta parte della riflessione dalla protezione delle donne alla necessità di interrogarsi sui modelli maschili, sulle relazioni e sulle radici culturali della violenza.

Il saluto a Giulia Maggi: «Questo territorio è molto aggregato»

“Giustizia Donna” è stata infine l’occasione per salutare il maggiore Giulia Maggi, che da settembre lascerà il territorio per assumere un nuovo incarico.

Nel tracciare un bilancio della propria esperienza alla guida della Compagnia Carabinieri di Tolentino, Maggi ha restituito l’immagine di un entroterra capace di reagire alle difficoltà e soprattutto di costruire legami.

«È un territorio molto aggregato e gli auguro tutto il bene», ha detto.

Un saluto che si intreccia perfettamente con il tema della serata. Perché proprio quella capacità di creare comunità e di non lasciare sola una persona davanti alla violenza può rappresentare una delle forme più concrete di prevenzione.


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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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