Undici donne invisibili da raccontare
Ecco chi sono le vincitrici del contest proposto da Donnemente. Ad ognuna di loro sarà dedicata una puntata di una serie in podcast che valorizzerà la loro straordinarietà quotidiana
Tempo di lettura stimato: 14 minuti
È giunto al termine il contest “Racconta la tua donna invisibile“. Anzi diciamo che questo è l’inizio di una nuova fase del concorso lanciato dalla nostra testata per rispondere all’esigenza manifestata da più donne di dare risalto a quanto di eccezionale fanno e hanno fatto ogni giorno nella loro vita, spesso nell’invisibilità.
La giuria qualificata formata da Alessandra Pierini, Silvia Alessandrini Calisti e Daniela Zepponi del Team Donnemente e da Federica Nardi, giornalista ed esperta Ai, Francesca Travaglini, giornalista e direttrice di Radio Linea e Raffaele Vitali, giornalista e direttore di Laprovinciadifermo.com, ha decretato le dieci, anzi undici vincitrici per un ex aequo tra tre concorrenti. Le trovate qui sotto in ordine di posizionamento in classifica.
I criteri di valutazione utilizzati dalla giuria sono stati la rilevanza della loro storia, l’impatto sociale della loro azione e l’adattabilità allo strumento del podcast.
Queste undici donne saranno infatti raccontate dalla nostra testata nei prossimi mesi proprio attraverso un podcast.
Ringraziamo tutte le partecipanti e quante hanno anche manifestato le loro preferenze sui social. Nelle prossime edizioni del contest potrete essere voi a decretare una delle vincitrici, proprio attraverso i nostri canali social.
Continuate a seguirci e potrete ascoltare i dettagli della loro quotidiana straordinarietà.
Sopravvissuta alla violenza, Patrizia Cadau fa sentire la sua voce
Patrizia Cadau è una sopravvissuta alla violenza domestica che ha scelto di trasformare il silenzio imposto in una voce pubblica, lucida e radicale.

Nel suo libro Volevate il silenzio – Avete la mia voce intreccia testimonianza personale e analisi critica, denunciando i meccanismi del patriarcato, le responsabilità di un sistema sociale e giudiziario che troppo spesso minimizza o nega la violenza, e le strategie di manipolazione e controllo esercitate dai maltrattanti.
La sua scrittura non è solo racconto, ma strumento di consapevolezza collettiva: un invito a costruire comunità vigili, capaci di riconoscere gli abusi e spezzarne l’isolamento. La voce di Patrizia è insieme ferita e forza, scudo e arma di liberazione, capace di ricordare a chi legge che la resistenza è possibile e che nessuna, nessuno, è solo.
Rosa Volpe e le materie Stem nei primi del Novecento
Rosa Volpe, detta Rosina, è nata a Teramo nel 1896 ed è deceduta a Macerata nel 1994.
E’ cresciuta con i due fratelli più grandi ed il padre il quale, rimasto vedovo molto presto, decise di trasferirsi a Macerata dove vivevano alcuni parenti e dove iniziò a lavorare in Comune come ragioniere.

Si iscrisse alla facoltà di Matematica nella Università di Bologna, dove si laureò nel 1919 discutendo una tesi sulle Equazioni differenziali lineari in un periodo in cui poche donne frequentavano l’università e soprattutto studiavano quelle che oggi definiamo le materie Stem.
Insegnò per tanti anni matematica nell’Istituto d’Arte di Macerata e all’Istituto Magistrale San Giuseppe di Macerata. Andò in pensione nel 1965. Fu una professoressa molto stimata da alunni, alunne, colleghi e colleghe ed è stata una donna che nella vita si è contraddistinta per l’ampia cultura, non solo scientifica, per la grande generosità e umanità.
Nel 1939 si sposò con un Geometra di Macerata vedovo da alcuni anni. Aiutò il marito a riprendere gli studi e a Laurearsi in Economia e Commercio nella Facoltà di Perugia e fece tornare a Macerata la figlia adolescente del coniuge, che viveva in un collegio di Milano in seguito alla precoce morte della madre avvenuta all’inizio degli anni ’30 .
Lei non ebbe figli ma si dedicò sempre con amore alla sua famiglia, ai nipoti che arrivarono (da parte della figlia del coniuge) e anche alle pronipoti. Sia per nipoti che per pronipoti è stata una nonna a tutti gli effetti , ed è stata sempre chiamata con affetto, Nonna Rosina.
Francesca Rossetti, guida e sostegno per chi affronta disturbi alimentari
Francesca Rossetti è coordinatrice dell’Ambulatorio per i Disturbi della Condotta Alimentare (DCA) di Umbertide, impegnata da anni nella cura e nel sostegno di giovani pazienti e delle loro famiglie. Con competenza, determinazione ed empatia segue quotidianamente percorsi terapeutici complessi legati a disturbi come l’anoressia nervosa.

Ha iniziato a lavorare nel 1989 nei servizi di igiene mentale, contribuendo alla de-psichiatrizzazione dei pazienti e alla riabilitazione dei giovani psicotici a Città di Castello e Perugia. Per 25 anni si è occupata di psichiatria adulta, alcolismo e tossicodipendenze, conducendo gruppi di disintossicazione. Nel 2012, insieme alla dottoressa Laura Dalla Ragione, ha avviato ad Umbertide un centro per i disturbi del comportamento alimentare, basato su anni di esperienza e nuove metodologie di cura.
Una madre racconta di averla incontrata dopo il ricovero salvavita della figlia: «Ogni giorno era presente ai pasti, pronta a sostenere e a lottare con lei reinserire quei cibi che ormai le facevano paura».
Nel suo lavoro è sempre in prima linea, coordinando un’équipe specializzata e promuovendo gruppi di supporto per i genitori. Per molte famiglie rappresenta una guida preziosa nella difficile battaglia contro i disturbi alimentari.
Sabrina Frangiamore, dal nutrirsi di emozioni alla consapevolezza
Sabrina Frangiamore è autrice e testimone impegnata nella sensibilizzazione suidisturbi alimentari. Nel suo libro “La mangiatrice seriale di emozioni – Il coraggio di non arrendersi” racconta la sua esperienza con il binge eating, iniziata a soli sei anni.
Cresciuta tra incomprensioni familiari e un profondo senso di solitudine, ha imparato presto a “mangiare” le emozioni per anestetizzare il dolore. Il disturbo è cresciuto con lei, portandola a una grave obesità e a un difficile rapporto con il proprio corpo.

Per anni ha vissuto il peso del giudizio, del body shaming e del bullismo, sentendosi diversa e inadeguata. Nel libro ripercorre l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta come un viaggio alla ricerca di sé stessa. Dà voce alla “mangiatrice seriale di emozioni”, quella parte oscura che accompagna chi soffre del disturbo.
Attraverso un percorso di consapevolezza e cura, racconta il cammino verso la guarigione.
Il suo obiettivo è offrire speranza e incoraggiare chi soffre a chiedere aiuto, anche attraverso la collaborazione con diverse associazioni.
È inoltre responsabile di uno sportello di ascolto sui disturbi alimentari patrocinato dal Comune di Cantù.
Sara Verrecchia
La storia di Sara Verrecchia nasce da una sfida personale: il percorso attraverso un disturbo del comportamento alimentare che l’ha segnata profondamente ma che è diventato la scintilla per trasformare la fragilità in forza e il dolore in uno strumento di cambiamento sociale. Da quell’esperienza ha scelto di dedicarsi a creare spazi più inclusivi, consapevoli e capaci di accogliere le differenze.

Oggi Sara è una professionista che lavora come consulente per aziende e scuole, accompagnando realtà pubbliche e private nel costruire ambienti più equi, inclusivi e rispettosi. Il suo impegno si concretizza, da un lato, attraverso l’associazione DiversaMente, di cui è founder e Presidente, e con cui si occupa di portare avanti progetti di sensibilizzazione e supporto; dall’altro, attraverso progetti di business innovativi ad alto impatto sociale. Inoltre, i suoi libri sono strumenti per diffondere cultura e cambiamento, accessibili a chiunque voglia comprendere e agire.
Il suo percorso l’ha portata a salire sul palco di un TEDx, dove ha raccontato con coraggio e lucidità come dalle esperienze più dure possano nascere visioni trasformative e nuove possibilità per gli altri.
Sara Sangermano tra cura, comunicazione e un thriller in corsia
Sara Sangermano di Fiano Romano è infermiera da trent’anni, ha lavorato nel cuore dell’ospedale imparando ogni giorno a stare accanto alla fragilità e al dolore, trasformando l’esperienza di cura in una vocazione profonda.

Nel tempo è diventata formatrice e coach, creando percorsi dedicati agli operatori sanitari per migliorare la comunicazione, ritrovare il respiro nelle difficoltà e preservare l’umanità dentro ritmi spesso disumani.
A 54 anni ha conseguito una seconda laurea in comunicazione, dimostrando che il desiderio di crescere e di comprendere non ha età, e ha dato voce alla sua esperienza anche attraverso la scrittura, pubblicando il romanzo Nulla da sentire, un thriller psicologico ambientato tra corsie e vite silenziose.
Per anni invisibile nell’essere ma essenziale nel fare, Sara incarna la forza delle donne che tengono insieme lavoro, studio, famiglia e cura, lasciando segni profondi e duraturi proprio perché autentici e quotidiani.
Francesca Monari, al servizio di chi cerca lavoro
Francesca Monari vive a Mirandola, nella Bassa modenese, ed è conosciuta per il suo impegno civico a favore di chi cerca lavoro. Da oltre dieci anni, attraverso i social, mette in contatto aziende e persone in cerca di occupazione nei comuni dell’Area Nord di Modena e nelle province vicine.
La sua attività di volontariato è diventata un punto di riferimento per il territorio. Nel 2024 il Comune di Mirandola le ha conferito la benemerenza civica per il suo impegno sociale. È inoltre la prima giornalista ad honorem dell’Emilia-Romagna, riconoscimento per il suo lavoro di informazione e servizio alla comunità.
Federica Aceto sostiene il benessere psicologico nel lavoro e nello sport
Federica Aceto è una professionista della formazione e della psicologia del lavoro di Milano che ha scelto di trasformare le competenze accademiche in azione concreta, mettendo il benessere psicologico e l’innovazione sociale al centro del proprio percorso.

Laureata in Psicologia e specializzata in Talent Assessment e Psicologia comportamentale, lavora da anni nelle politiche attive del lavoro, nella progettazione formativa, nell’orientamento e nel placement, con un’attenzione costante alle categorie più fragili e ai giovani. Accanto all’attività professionale, porta avanti un intenso impegno nel volontariato e nella sensibilizzazione sulla salute mentale, collaborando con università, istituzioni e realtà del terzo settore.
È co-ideatrice di eventi ad alto impatto come WellBrain e responsabile del progetto MindLeague, che promuove il benessere psicologico nello sport giovanile, fornendo strumenti concreti a chi educa e allena.
Empatica, capace di visione sistemica e di lavoro di squadra, Federica genera valore reale e misurabile, pur restando spesso lontana dai riflettori: una di quelle donne il cui impatto si trova sotto la superficie, ma senza le quali molte iniziative semplicemente non esisterebbero.
Paola Tonini Bossi, la cura con dignità
Paola Tonini Bossi è stata la prima coordinatrice del Centro diurno per malati di Alzheimer “Il Granaio” di Senigallia, aperto nel 2003 presso l’Opera Pia Mastai-Ferretti. Morta due anni fa, ha iniziato il suo percorso professionale lavorando con persone fragili nella Casa protetta di Corinaldo.

Con un approccio innovativo alla cura delle demenze, ha promosso attività capaci di valorizzare le abilità residue e l’affettività delle persone con Alzheimer. È stata tra le protagoniste di un modello socio-sanitario che ha coinvolto istituzioni, volontariato e comunità. Il suo lavoro ha contribuito a diffondere una cultura della cura centrata sulla dignità, l’unicità e la relazione con ogni persona.
Beatrice Carmen D’Abbicco tra arte e attivismo
Beatrice Carmen D’Abbicco è una scrittrice, performer e educatrice pugliese che intreccia arte, ricerca e attivismo femminista in un percorso coerente e radicale. Laureata in Lettere Moderne e in Scienze dello Spettacolo, con alta formazione in Studi di Genere e Diversity Management e un diploma in Pittura, lavora nel settore dell’educazione ed è tra le coordinatrici della casa in semi-autonomia del Cav “Giraffa”.

È co-ideatrice del Collettivo di ricerca femminista “Anomala” e porta avanti, attraverso studio, scrittura e pratica pedagogica, una riflessione sulla libertà delle donne come motore di nuovi valori egualitari e logiche di cura.
Autrice dei libri Nella guerra persa che tu chiami amore e Porpora. Materiale infiammabile, sperimenta anche nella poesia performativa, nella danza e nell’audiovisivo, collaborando con associazioni italiane per le pari opportunità. Nel suo lavoro, raccontato anche su Instagram (@stanza.variabile_), arte, cultura e pedagogia si fondono in una prospettiva inclusiva e trasformativa.
Zijada Karić, le ferite della guerra trasformate in bene
Zijada Karić è fuggita dall’assedio di Sarajevo durante la guerra in Bosnia per salvare i suoi figli, trovando prima rifugio in Croazia e poi, grazie a un’accoglienza fatta di umanità e solidarietà, ad Ancona e infine ad Arcevia, dove vive da oltre trent’anni.

Accolta senza documenti ma con grande comprensione, ha costruito lì una nuova vita: ha lavorato, cresciuto due figli che oggi sono adulti, sposati e con figli, e intrecciato legami profondi con la comunità. Nonostante le ferite della guerra, Zijada ha scelto di coltivare il bene, trasformandolo in gesti concreti di cura, creatività e vicinanza, attraverso l’arte, il volontariato e la partecipazione alla vita sociale e culturale del paese.
Il suo sorriso, la sua generosità e la sua capacità di creare ponti tra culture e fedi diverse hanno reso Arcevia una comunità più ricca, dimostrando come accoglienza, rispetto e solidarietà possano cambiare le vite, di chi arriva e di chi accoglie.
La newsletter di Donnemente
Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui
Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui
Leggi anche:
Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







