La cartella clinica, recensione del romanzo di Serena Vitale
“La cartella clinica” è l’ultimo romanzo pubblicato da Serena Vitale per la casa editrice Sellerio.
Si tratta di un racconto intimo, ma allo stesso tempo collettivo, che nasce dalla lettura della cartella clinica – appunto – della sorella dell’autrice.
La ragazza dall’età di diciassette anni fu ricoverata più volte in ospedale psichiatrico, per poi trovare la morte solo tre anni dopo il suo primo ingresso, in quello che all’epoca era comunemente chiamato manicomio.
La cartella clinica come specchio della società
Vitale intreccia sapientemente e con maestria i dati clinici con i ricordi personali, in una fine operazione di montaggio quasi cinematografico e un costante rimando dal passato al presente.
La narrazione si muove tra la scrittura frettolosa e asettica dei medici e delle formule standardizzate per definire la malattia mentale e i ricordi personali e familiari, rievocati a volte con lo stupore di chi si guarda indietro e scopre inaspettatamente una versione diversa della propria storia.
«[…] e io dov’ero? Possibile che fossi cieca e sorda?».
Agli occhi del lettore si palesano risvolti emotivi che, come sempre succedeva per le situazioni simili, venivano totalmente ignorati nel tentativo di “curare” la persona internata.
Di fatto però l’obiettivo della reclusione nelle così dette “case dei pazzi” era tacitamente quello di escludere dalla società le esistenze e le personalità che uscivano, per svariati motivi, dalle categorie accettate.
Prima della Legge Basaglia
Il periodo che interessa la vicenda è quello che precede la legge Basaglia del 1978, quando il manicomio o la clinica per malattie mentali era una realtà.
Un’epoca in cui i metodi di “cura”, a quel tempo considerati all’avanguardia, visti con gli occhi di oggi, somigliano ad agghiaccianti torture.
La storia viene ricostruita in una prosa scorrevole, essenziale ed estremamente precisa nel restituire emozioni, approfondire le indagini e scendere nell’introspezione. Grande attenzione è data alla scelta del lessico e alla riflessione su di esso, che permette un’approfondita analisi delle azioni.
Il racconto, ricordo personale, analisi documentale e anche storia familiare, è intimo, struggente e a tratti anche tragicamente ironico nello svelare contraddizioni, nel paragonare le diagnosi ai ricordi della scrittrice, nella rilettura degli elementi ritenuti inaccettabili allora e oggi vissuti collettivamente nella normalità.
«[…] oggi, sessantaquattro anni dopo la tua morte, parole come merda, cazzo, stronzo, coglione, puttana, minchia, vaffanculo, ecc., non stupiscono né scandalizzano più nessuno. Altro turba le mie anziane orecchie: “tanta roba”, “quant’altro”, “s’è fatta ‘na certa”, “posizionarsi”, “un botto”, “una cifra”, “velinesco”, “impattante”…».
L’autrice, divisa tra l’immagine della se stessa tredicenne dell’epoca e di quella ottantenne odierna, ripercorre le tappe di una vita segnata da un prima e da un dopo, un lunghissimo dopo che continua a portare i segni del trauma, non solo della giovane sorella Rossana, cristallizzata nella sua bellezza e nel suo tragico destino, ma anche di quanti le sono stati legati, e che per tutta la vita hanno portato e continuano a portare il fardello invisibile di un dolore mai sopito.
Destino, questo, comune a tutti i sopravvissuti.
Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







