«Non vedo i miei figli da quattro mesi»: dalla Svezia la denuncia di Silvia Campagna
L’ex marito ha ottenuto la custodia esclusiva. A Donnemente la donna racconta la sua verità e chiede aiuto all’Italia
Tempo di lettura stimato: 11 minuti
«Centodiciannove. No, sono centoventi. E’ da quattro mesi che non vedo i miei figli». A raccontarlo a Donnemente è Silvia Campagna, 33enne che da quasi un decennio vive in Svezia. Per lei ogni giorno che passa è un giorno in più senza i suoi bambini.
La sua storia comincia alla fine del 2015, quando conosce via social quello che sarebbe diventato suo marito. «Ero abbastanza inesperta per quanto riguarda le relazioni interpersonali. Ero la classica nerd che studiava e basta, non usciva. Quindi lui è stato il mio primo vero fidanzato» spiega.
Da Facebook la relazione si concretizza in presenza. Silvia si reca a trovare il ragazzo in Svezia, lui le fa visita a Roma e nel 2016 la storia si stabilizza; i due si sposano. «Ho interrotto gli studi universitari per vivere con lui in Finlandia, dove studiava teologia». Nell’autunno dell’anno successivo, presi dall’entusiasmo e, ammette Silvia, un po’ inconsciamente, si trasferiscono nel nord della Svezia, il Paese di origine dell’uomo.
L’inizio della fine
«Lo so che mi viene detto che non devo incolparmi. Però io in realtà mi prendo la responsabilità di aver agito ingenuamente all’epoca, anche se ero innamorata» racconta lei che dice di essersi innamorata del suo ex per via della sua “calma e dolcezza”. Ma sono stati soprattutto i loro valori a unirli: «Io credevo in Dio, mi ritenevo una persona molto religiosa e anche lui. Condividevamo valori un po’ tradizionali: il matrimonio, i figli. Solo dopo averlo sposato mi sono accorta che non la pensavamo nello stesso modo e ho scoperto che lui non era esattamente protestante, come mi aveva raccontato».
La vita segreta dell’ex di Silvia
La famiglia dell’uomo, secondo Silvia, è di professione laestadiana e fa parte di una comunità con leader predicatore il suocero. «Si tratta di un movimento nato dalla chiesa luterana svedese nel 1800 – racconta – hanno una visione letterale della Bibbia. Inoltre sono contro la scienza e i vaccini.
I miei bambini sono vaccinati perché li ho cresciuti io ma loro non ritengono che le visite mediche siano necessarie e pensano che il cancro si possa curare digiunando. Anche per quanto riguarda l’educazione scolastica, ritengono che bisogna insegnare il creazionismo in classe, mentre l’evoluzionismo e la storia della Terra vengono messi in discussione. Le discipline orientali come lo yoga o festività come Halloween, sono reputate demoniache. La televisione non si usa: noi eravamo gli unici ad averla perché io sono cresciuta con la tv e fortunatamente sono riuscita a proteggere i miei bambini da queste credenze».
In genere, per Silvia i laestadiani tendono a sposarsi con membri dello stesso gruppo: «Spesso anche tra cugini. Il mio ex marito è stato uno dei pochi che è andato al di fuori a cercar moglie. Bastava che fossi cristiana. Anche lui si era presentato come tale, penso perché in Svezia la maggior parte delle persone ritiene che sia molto imbarazzante avere questo tipo di valori e l’essere laestadiani viene rivelato solo se si è veramente dentro la loro cerchia: se, come me, sposi uno di loro, ad esempio».
«Il primo anno di matrimonio è stato il peggiore»
Il primo anno di matrimonio trascorre in modo orribile in Finlandia. Quel periodo è stato segnato, secondo la donna, da violenze fisiche, psicologiche e grandi disaccordi. «Mi sentivo un’atea in confronto a lui e i suoi valori erano preoccupanti. Ricevevo gravi insulti e ci sono state spinte e una serie di pugni ma è stata la rottura del dito a farmi rendere conto che stavo subendo violenze».
Durante un litigio, Silvia racconta che l’ex si sarebbe voluto chiudere a chiave in camera da letto ma che, nel farlo, le avrebbe schiacciato un dito nella porta. «Ho raggiunto l’apice del dolore fisico: ho dovuto indossare il gesso per un mese e la frattura ad oggi non si è rimarginata. Piangevo disperata. Stavo sanguinando e vedevo l’osso sporgere dal dito. Lui questo lo ha ammesso: ho dovuto attendere venti minuti prima che aprisse la porta e mi portasse in ospedale».
Al pronto soccorso Silvia racconta di essersi fatta male da sola: «Ho fatto una cavolata. Anche se ho il certificato medico che riporta quanto accaduto. Volevo proteggerlo, perché comunque gli volevo bene. Lui non mi aveva chiesto di farlo, ma non si è nemmeno opposto al mio racconto».
La donna si confida subito con la sua famiglia in Italia e con quella dell’ex marito. «I miei erano preoccupati ma mi hanno sempre lasciata libera di scegliere nella vita. I genitori del mio ex hanno detto che non potevano cambiare loro figlio, che non erano affari loro». L’unica a difenderla è una delle sorelle di lui: «La sola della loro famiglia che non ha più contatti con loro e che ha testimoniato a mio favore in tribunale. Ha raccontato tutte le situazioni di abusi della loro famiglia, ad esempio di come anche il padre fosse un uomo violento».
La rottura definitiva e la denuncia
Con l’arrivo dei due figli tra il 2018 e il 2021 la situazione migliora, anche se per poco: «Il momento più bello del mio matrimonio l’ho avuto con i bambini. Lui lavorava di notte e riposava di giorno e io stavo con loro».
Dopo un periodo di continui litigi, verso la fine del matrimonio, nel 2025, Silvia manifesta all’ex il desiderio di andare in terapia di coppia. «Lui si è rifiutato e siccome il sentimento da parte mia per lui non era più quello di prima, gli avevo detto di non voler più intimità con lui. Ma negli ultimi mesi di matrimonio ci sono state delle violenze sessuali, per le quali è indagato. Sottolineo che le ho denunciate a posteriori perché mi sono resa conto fossero realmente violenze grazie al centro antiviolenza a cui ho chiesto supporto».
Ci sarebbero state anche altre violenze fisiche in quel periodo: «Mi ha spinta due volte di fronte ai bambini. Mi aveva anche preso il telefono dalle mani per evitare che chiamassi i miei genitori e spingendomi ho battuto la schiena contro l’armadio. Volevo combattere per questo matrimonio, nonostante tutto, ma in quel momento ho detto: ‘basta’».
Silvia denuncia il marito quando lui la chiude fuori di casa. «Ho preso i miei bambini e sono andata via. Sapeva dove stavo andando: mi sono recata in un comune a tre ore di distanza, da persone fidate. Ero una madre arrabbiata che si allontana con i suoi bambini». I due da quel momento vivono separati e, non trovando un accordo, si rivolgono entrambi al tribunale. «Io chiedo l’affido condiviso, mentre lui quello esclusivo».
«Cinque minuti di colloquio per stabilire che non sono una madre adatta»
«Lo scorso gennaio il tribunale ci ascolta e, questo lo dico per la prima volta: lui è stato sentito venti minuti, io cinque. Non ci avevo mai pensato ma è un dettaglio importante. A mio parere i motivi sono sia misogini che razzisti: la Svezia, al contrario di quello che si pensa e dice, ha molti pregiudizi verso le persone del Sud Europa. Il giudice ha stabilito che sì, c’era stata violenza, ma che si trattava di una relazione disfunzionale e la colpa era anche mia. Hanno così deciso che sono una persona ostile perché sono scappata cambiando residenza e scuola ai bambini e che quindi lui fosse il genitore più adatto».
Silvia racconta di aver dovuto consegnare i bambini all’ex marito dopo l’arrivo della polizia a casa sua. Al momento le denunce di violenza domestica sono state archiviate, mentre sono aperte quelle per violenza sessuale ed è aperta la mediazione. Donnemente ha potuto visionare le denunce e alcune decisioni del tribunale grazie alla condivisione del materiale da parte dell’intervistata.
«Ora sto cercando di andare incontro al mio ex per poter risolvere questa situazione al di fuori del tribunale. Ma lui ha tirato su un muro. L’altro ieri era il compleanno di mia figlia e non ha voluto che andassi. Mi sono presentata per lasciare un regalino ma non ho potuto vederla e penso che il regalo sia stato buttato». La donna non sente i figli nemmeno per telefono e sottolinea quanto questo incida negativamente sulla loro salute e crescita. «Lui vuole cancellarmi, eliminare la madre. So che ora a occuparsi dei miei due figli sono i nonni, anche perché non credo che lui ne sia capace. Non lo ha mai fatto».
Silvia comunque non riesce a darsi una spiegazione di questo atteggiamento così ostile: «Si è fidato di me nel crescere i nostri figli, sapeva che li avrei cresciuti in una maniera diversa dalla sua. Quindi ora mi chiedo come mai lui si comporti così adesso, a non farmi vedere i bambini, quando in realtà li ho cresciuti io e lui non si è mai interessato. Penso mi veda come un’egoista, una cattiva madre».
La violenza economica e la ferita spirituale
Come se non bastasse, Silvia parla anche di vivere una violenza economica: «Lui mi deve 40mila euro di divisione dei beni del matrimonio. I soldi al momento sono il minore dei problemi. Sono disposta a scendere a compromessi interrompendo anche ogni intervento mediatico ma voglio vedere i miei bambini». A loro vorrebbe dire «che la mamma gli vuole tanto bene, li aspetta e non vede l’ora di vederli per andare in Italia insieme e vivere tante avventure insieme, guardare documentari, leggere libri, disegnare».
La donna racconta come Francesca Pascale abbia attenzionato la vicenda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di come lei stessa stia cercando di far conoscere la sua vicenda il più possibile. Silvia confida nelle persone. Con Dio ha preso una pausa: «La violenza che mi porto dentro ha fatto sì che purtroppo sia diventata agnostica. Esiste anche l’abuso spirituale, quando si usa la religione per fare del male alle persone. Porto ancora dentro di me delle ferite».
La battaglia legale internazionale
La legale svedese che segue il caso, secondo il racconto della ragazza, sostiene che non otterrà mai la custodia dei figli. «Dal momento che è venuta la polizia a prendere i bambini, mi ha detto che è un chiaro significato del fatto che sono una persona litigiosa e che non volevo realmente la custodia condivisa. Ecco perché ho bisogno che il caso sia internazionale.
Adesso sto sentendo anche un’avvocata italiana il cui piano è quello di portare direttamente il caso alla Corte Europea. Lei è positiva riguardo alla mia vicenda, anche perché i miei bambini sono cittadini italiani ed è un aspetto a mio favore. Io non ho più fiducia nelle istituzioni svedesi, il tribunale non farà mai giustizia».
La newsletter di Donnemente
Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui
Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui
Leggi anche:

Gaia Bonomelli
Giornalista professionista, con la passione per le storie fin da bambina. Oggi racconta quelle degli altri, con uno sguardo attento su attualità, cronaca e temi sociali. Laureata in media, comunicazione digitale ed editoria all’Università degli Studi di Bergamo, nella sua tesi ha indagato le forme di medialità nella ricerca dei bambini scomparsi, dagli anni ’80 a oggi. Prima ancora, ha conseguito una laurea in sociologia all’Università di Milano-Bicocca, approfondendo la risposta femminile alla violenza maschile attraverso l’esperienza alla Casa delle Donne di Treviglio, associazione dove è volontaria da anni e dalla cui esperienza è nato il suo primo libro, "E vissero tutte felici e vincenti", edito da Gruppo Albatros Il Filo. E' relatrice in numerosi seminari sul tema della violenza di genere, in scuole, aziende e manifestazioni culturali.







