memoria del lavoro delle donne evento

Senza la memoria del lavoro delle donne siamo tutti più poveri

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A Castelraimondo un incontro dedicato alle protagoniste dimenticate della storia marchigiana, tra ricerca, letteratura e memoria collettiva. Al centro del dialogo con Maria Pierandrei e Silvia Alessandrini Calisti una riflessione: quanto ci rende più poveri una memoria che cancella metà della popolazione?


Tempo di lettura stimato: 6 minuti

La storia che abbiamo studiato sui banchi di scuola è piena di re, condottieri, papi, scienziati, artisti e grandi uomini. Lo stesso accade quando attraversiamo le nostre città e leggiamo i nomi sulle targhe delle strade e delle piazze.

Le donne, naturalmente, c’erano. Scrivevano, studiavano, governavano, influenzavano la politica, producevano cultura e contribuivano alla crescita delle comunità. Eppure, troppo spesso, per ritrovarne le tracce dobbiamo andare a cercarle.

È proprio da questa riflessione che ha preso vita l’incontro che si è svolto sabato a Castelraimondo, nella Sala Polifunzionale “Oreste Marchionni”.

Un’iniziativa attenta e partecipata

L’iniziativa, promossa dal Comune di Castelraimondo attraverso gli assessorati alle Politiche Sociali e Pari Opportunità e alla Cultura, con il patrocinio dell’Osservatorio di Genere, di DonneMente e della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche, ha acceso i riflettori su un tema ancora troppo poco affrontato: la sistematica marginalizzazione del contributo femminile nella narrazione storica.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Castelraimondo Patrizio Leonelli, dei consiglieri regionali Renzo Marinelli e Pierpaolo Borroni, dell’assessora alle Politiche Sociali e Pari Opportunità Ilenia Cittadini, dell’assessora alla Cultura Valeria Lucarini, di Silvia Casilio Vicepresidente dell’Osservatorio di Genere, di Noemi Ortenzi, componente della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e di Paola Giorgi, già Assessora alla Cultura della Regione Marche.

La memoria delle donne

L’incontro è stata l’occasione per sottolineare l’importanza dell’impegno delle istituzioni nella valorizzazione della memoria femminile e nella promozione di una cultura delle pari opportunità.

Protagoniste dell’incontro sono state Maria Pierandrei e Silvia Alessandrini Calisti, due autrici che, attraverso percorsi di ricerca differenti, condividono un obiettivo: restituire alle donne del passato il riconoscimento che troppo spesso è stato loro negato.

Maria Pierandrei, studiosa di letteratura e storia femminile, ha dedicato una parte importante della propria attività alla riscoperta delle donne colte marchigiane, con particolare attenzione al Rinascimento e alla corte dei Da Varano di Camerino.

Attraverso opere come Donne del Rinascimento a Camerino e Donne colte nelle Marche. Secoli XV e XVI, ha riportato alla luce figure femminili che hanno esercitato un’influenza significativa nella vita culturale, politica e sociale del territorio.

Pierandrei ha ricordato donne come Elisabetta e Giovanna Malatesta Varano, Costanza e Camilla Battista Varano e Caterina Cybo, la cui conoscenza permette di superare quella rappresentazione del passato che troppo spesso relega le donne a un ruolo secondario, anche quando le fonti raccontano qualcosa di molto diverso.

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Da sinistra: Maria Pierandrei, Silvia Alessandrini Calisti, Daniela Zepponi

Non solo toponomastica

Silvia Alessandrini Calisti, autrice e divulgatrice impegnata nella valorizzazione della storia delle donne, ha invece approfondito il rapporto tra memoria femminile e territorio attraverso il volume #leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica, progetto corale realizzato dall’Osservatorio di Genere, al quale ha contribuito come curatrice e autrice.

Un lavoro che pone una questione tutt’altro che marginale: perché le nostre città continuano a ricordare quasi esclusivamente gli uomini?

Le intitolazioni di strade, piazze ed edifici pubblici non rappresentano soltanto un riconoscimento simbolico, ma contribuiscono a costruire la memoria collettiva e a definire quali figure una comunità considera degne di essere tramandate alle generazioni successive.

#leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica è nato da un esperimento social, che invitava gli utenti del web a votare la donna marchigiana a cui avrebbero voluto intitolare uno spazio pubblico.

La grande partecipazione all’iniziativa ha permesso di raccontare 44 biografie di donne, alcune note, altre quasi del tutto dimenticate, che si sono distinte per l’esemplarità della loro vita e delle imprese che hanno compiuto.

Tra di esse, Silvia Alessandrini Calisti ha presentato al pubblico intervenuto due figure esemplari:

Maria Ciccotti di Pievebovigliana, che è stata una xilografa e artista di grande valore.

Operò all’interno di una fitta rete di contatti con grandi maestri dell’incisione, intellettuali ed editori del Novecento e contribuì alla riscoperta della tradizionale tessitura marchigiana “a liccetti” del XIV secolo e alla valorizzazione della cultura regionale;

Margherita Sparapani Boccapaduli, nobildonna camerte del XVIII secolo, è stata una intellettuale, una viaggiatrice e una naturalista, anima di uno dei salotti letterari più in voga di Roma, che ci ha lasciato un diario di viaggio di oltre 500 pagine, oggi preziosa testimonianza storica, artistica e di costume dell’Italia di fine Settecento.

Il dialogo col presente

Siamo convinte che certe questioni non riguardano solo il passato: quando una bambina apre un libro di storia e trova pochissime donne, quando attraversa una città in cui quasi tutte le strade portano nomi maschili, quando le figure femminili vengono raccontate prevalentemente in relazione ai padri, ai mariti o ai figli, riceve anche un messaggio implicito su chi abbia avuto il diritto di lasciare un segno.

Recuperare le biografie, le opere e le esperienze delle donne dimenticate o poco valorizzate non significa dunque compiere un’operazione nostalgica, né cercare a tutti i costi nuove eroine da celebrare.

Significa mettere in discussione i criteri con cui abbiamo conservato e trasmesso la memoria, riconoscendo che anche la ricostruzione del passato può risentire delle disuguaglianze di potere.

Significa, soprattutto, offrire alle nuove generazioni una rappresentazione più completa della società e delle possibilità che ciascuna persona ha di contribuire al suo sviluppo.

L’incontro di Castelraimondo ha rappresentato un’occasione per riportare queste riflessioni al centro del dibattito culturale, sottolineando quanto sia importante il ruolo delle istituzioni, della ricerca e dell’associazionismo nella valorizzazione della memoria femminile.

Raccontare la storia delle donne non significa riscrivere il passato per adattarlo al presente, ma significa finalmente raccontarlo tutto.

Una storia dalla quale manca la voce di metà della popolazione non può che essere una storia incompleta e che ci rende tutti più poveri.


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Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.

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