Luci puntate su Teheran «Dobbiamo essere la loro cassa di risonanza»
Basta silenzio, questo chiede il popolo iraniano che anche nei giorni scorsi è sceso in piazza per il riconoscimento dei propri diritti. Proprio per questo molti giovani e molte giovani sono stati uccisi dal regime degli ayatollah.
Per tenere alta l’attenzione sulle vicende iraniane si è svolta ieri alla Camera dei Deputati “ Luci accese tu Teheran” , che ha visto una serie di testimonianze per illustrare la situazione nel Paese.
Le immagini di un massacro
Tra loro l’attivista Rayane Tabrizi: «Oggi in Iran stiamo assistendo ad un vero e proprio massacro». Tabrizi ha preferito però che a parlare fossero le immagini che sono riuscite ad aggirare il blocco di internet tutt’ora presente nel paese. Le foto e i video mostrati dall’attivista, evidenziano tutta la crudeltà e la brutalità del regime: file di cadaveri, persone bruciate vive, donne calpestate e prese a calci.

Testimonianze dure da digerire ma che rappresentano quanto sta succedendo oggi in Iran, evidenziando la dura e sanguinosa repressione che sta portando avanti il regime.
«È fondamentale ottenere l’inserimento dei Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica, all’interno della lista dei terroristi – afferma Tabrizi –. Il Ministro degli esteri Antonio Tajani ha già affermato che avanzerà tale richiesta durante il Consiglio degli affari esteri di giovedì. Ma è più che mai necessario che queste parole si trasformino in una risposta chiara all’interno del Consiglio Europeo».
Testimoni di violenza
«Oggi ci arrivano delle testimonianze terribili di quanto avvenuto l’8 e il 9 gennaio in Iran – sottolinea la scrittrice Pegah Moshir Pour – le testimonianze arrivano soprattutto da una mia amica che si trova a Teheran, che mi ha raccontato che durante la manifestazione vedeva cadere le persone come foglie. Qualcosa di surreale che non si credeva possibile, nessuno si capacitava di tanta violenza, che ha colpito anche i bambini e le bambine.

Le proteste dell’8 gennaio dovevano essere una camminata per la libertà, che è stata repressa nel sangue. Le persone sono sfigurate, i corpi delle donne vengono martoriati, viene tolto loro anche l’utero.
È molto difficile raccontare quello che sta accadendo, ma è una nostra responsabilità descrivere la verità. Io credo fermamente che l’Unione Europea possa dare la risposta giusta ed essere unita.
È necessario che i guardiani della rivoluzione siano inseriti all’interno della lista dei terroristi. Anche le studentesse e gli studenti iraniani che si trovano in Italia sono in pericolo».
Una cassa di risonanza per l’Iran
«Ricevo ogni giorno messaggi di minaccia da parte di persone filogovernative e anche dai famosi leoni da tastiera, che mi intimano di stare zitta – le fa eco Alessandra Campedelli, che è stata l’allenatrice della squadra femminile di pallavolo in Iran – tutti i giorni ricevo notizie da parte delle mie ex atlete e dai miei collaboratori. Mi informano di quanto sta accadendo in Iran, mi chiedono di pregare per loro e anche di essere la loro voce, anche se poi cancellano i messaggi, sanno di essere controllate.

Considerare quello che accade oggi in Iran come qualcosa che non ci riguarda è sbagliato, ricordiamoci che il silenzio è complicità. Io non sono la voce delle donne iraniane, non ne ho il diritto, sono però per loro una cassa di risonanza, chiediamo che tutta la politica intervenga, sia il governo che l’opposizione».
Campedelli si è presa poi un momento per ripercorrere la sua esperienza come allenatrice, raccontando di aver trovato delle donne consapevoli e lucide «allenarsi rappresentava una resistenza quotidiana. Allenarle, significava allenare il loro futuro, la loro possibilità di autodeterminarsi e di poter scegliere. Oggi lo stesso popolo sta pagando un prezzo altissimo per chiedere il riconoscimento dei loro diritti e delle loro libertà».
Una risposta unita contro la violenza
Attualmente i numeri dei morti e dei feriti non è chiaro, ma la repressione alle manifestazioni dell’8 e del 9 gennaio sono state durissime, ospedali pieni di feriti (circa 230 mila) e il numero di morti è molto superiore alle 30 mila persone, secondo i dati riportati dall’attivista Shervin Haravi, forse 36 mila e 500.
«Le potenze occidentali hanno gli strumenti per mandare in tilt e bloccare i centri di comando del regime – sostiene Haravi – dovremmo optare per questa soluzione, perché le bombe hanno portato solamente alla morte di civili, come durante la guerra dei dodici giorni».
Attualmente non si sa cosa accadrà in Iran nelle prossime ore, con gli Stati Uniti che fanno pensare a un intervento militare e il regime di Teheran, che nel frattempo continua a tenere il pugno duro nel paese.
Una cosa però è certa, è necessaria una cooperazione, la frammentazione non serve a nulla «fa solo piacere alla repubblica islamica – afferma l’analista geopolitico Nima Baheli – io proporrei di organizzare un incontro con le tre donne più influenti e potenti dell’Iran, che rappresentano le tre identità della società iraniana: l’ex imperatrice Farah Pahlavi, la premio Nobel Narges Mohammadi e la leader del Mek (Mojahedin del popolo iraniano) Maryam Rajavi».
«Bisogna mettere da parte tutto, per concentrarsi sulla libertà del popolo iraniano» fa eco il senatore del Pd Filippo Sensi.
Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







