Silvia Alessi
Silvia Alessi con una delle foto della sua mostra a Bergamo

Tagliare i capelli come atto di resistenza: le storie di Silvia Alessi, fotografa e parrucchiera

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Può un taglio di capelli essere un atto di resistenza e rivoluzione? Assolutamente sì, per le donne afghane ad esempio. Lo dimostra Silvia Alessi, nella sua mostra fotografica The Cut.

I capelli sono da sempre segno distintivo, strumento di determinazione e di identità ma anche un messaggio verso il mondo. Scegliere liberamente di avere capelli corti o lunghi, colorati, ricci, acconciati consente di comunicare un po’ di se stesse agli altri.

Così come andare in un salone per tagliare i capelli e prendersene cura non è per niente una frivolezza, né solo una necessità ma un rito collettivo che lega persone e comunità. Quello che può sembrare scontato in gran parte del mondo come andare in una parrucchieria, non lo è affatto per le donne afghane protagoniste della mostra.

Silvia Alessi alla ricerca di sé stessa tra viaggi e fotografia

In questa mostra, come in tutti i suoi lavori, Silvia Alessi, fotografa e parrucchiera di 50 anni, non scatta foto di persone, fotografa storie. Lo fa creando una relazione profonda con le donne e gli uomini che racconta con il suo obiettivo girando per il mondo.

La sua capacità di andare oltre i tratti di un viso o di un corpo emerge in tutta la sua forza nelle foto del progetto The Cut sulle parrucchiere afghane che, sfidando divieti e pericoli, continuano a esercitare la loro professione in clandestinità. La mostra resterà a aperta a Bergamo fino a domenica 9 novembre per il Fotografica Bergamo Festival.

Tutto questo è frutto di un cammino che ha visto Silvia Alessi cercare sé stessa, senza porsi limiti.

«Da 34 anni – si racconta – lavoro come parrucchiera nel mio salone. Mia madre è la mia socia. A 20 anni ho iniziato ad appassionarmi alla fotografia alla quale non potevo dedicarmi pienamente perché facevo parte della nazionale parrucchieri e puntavo a partecipare ai campionati del mondo».

Sogno che ha realizzato a 24 anni a Las Vegas: «Da quel momento ho iniziato a viaggiare . Mi sono iscritta ad Avventure nel Mondo e ho incontrato in Namibia il mio attuale compagno Roberto. Stiamo insieme da 20 anni, lui vive a Verona e io a Bergamo quindi è un continuo andare e venire per incontrarsi».

I viaggi sono anche l’opportunità per fare foto etniche e riportare a casa dei bellissimi scatti ma a Silvia Alessi non basta: «Ogni volta che tornavo a casa sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. Mi avvicinava alla foto che volevo ma non riuscivo a mettere dentro quello che volevo.

Silvia Alessi, foto della mostra
Una delle foto di Silvia Alessi in mostra

La fotografia sociale per essere vicina alle persone

Nel 2017 ho fotografato gli albini e le donne vittime di attacchi con acido in India ed è nato Skin Progect. Ho iniziato allora a capire che la fotografia sociale, vicina alle persone, è quella che mi appartiene e che voglio portare avanti. Da allora non ho più smesso».

La sua passione e questa nuova consapevolezza la guidano in un nuovo progetto che diventerà The Cut e che va avanti ancora oggi.

Saloni di bellezza, luoghi di identità

«Da parrucchiera ho sempre pensato al capello come espressione estetica, moda, bellezza. Il capello è la nostra identità. Come fotografa ho iniziato a riflettere su significato del capello anche in diverse parti del mondo. Nel 2023, dopo l’insediamento del governo dei talebani, un decreto in Afghanistan ha disposto la chiusura di tutti i saloni di bellezza, ne erano infiniti.

Avrei voluto partire subito per andare a documentare quanto accadeva ma io non sono una reporter, oltre al fatto che ho una attività da portare avanti. Comunque sono rimasta molto colpita e ho fatto degli approfondimenti di notte, mentre non lavoravo. È così che ho scoperto il libro “La parrucchiera di Kabul”.

Si tratta di una parrucchiera americana che nel 2002 ha deciso di andare ad aprire una scuola per parrucchiere nella capitale dell’Afghanistan. L’ho contattata con una semplice mail, non sperando neanche troppo che mi avrebbe risposto. Invece, è iniziato tutto».

The Cut, la mostra di Silvia Alessi
La mostra The Cut

La parrucchiera di Kabul

Incuriosita dal suo interesse, l’autrice del libro Deborah Rodriguez, ha risposto alla mail per poi raccontare a Silvia Alessi tutta la sua storia via Zoom. «È così che ho scoperto che lei ha aiutato le allieve della scuola dopo il decreto, anche quelle storiche ed è riuscita a portarle in Pakistan dove porta avanti la sua missione. Mi ha invitato ad andare nella sua scuola».

Naturalmente la fotografa bergamasca non se lo è fatto ripetere due volte e, accompagnata da Roberto, è andata in Pakistan ad incontrarla: «Sono stata accolta da Deborah, con lei c’era una donna canadese che si occupava della parte ed estetica.

Dopo averci raccontato il loro progetto, ci hanno fatto conoscere le ragazze. Erano circa una trentina e, quando hanno visto che c’era Roberto con noi, si sono subito coperte.

Nessuno sa chi sono le ragazze afghane

Siamo stati presentati e la donna canadese ha detto loro “Lei è venuta dall’Italia per fotografarvi e far sapere al mondo che esistete”. Subito una di loro ha alzato la mano e, quasi in tono di sfida, ha detto “Io voglio essere fotografata perché nessuno sa chi sono le ragazze afghane”. Dopo di lei hanno accettato in dieci».

Nella settimana passata in Pakistan, oltre agli scatti sono nate belle amicizie. Silvia è stata salutata con una festa in cui è stata vestita e truccata alla maniera afghana. Una esperienza che l’ha toccata tanto profondamente da non riuscire a fermarsi.

Silvia Alessi e una delle sue foto con gli aquiloni
Una delle foto con gli aquiloni

Aquiloni per restituire la voce alle parrucchiere in Afghanistan

«A novembre del 2024 sono partita per l’Afghanistan per documentare le storie delle parrucchiere che hanno dovuto chiudere dall’oggi al domani le loro attività. Dovevo andare clandestinamente a documentare la loro attività clandestina».

Dopo aver ottenuto, con non poca fatica, i permessi necessari, Silvia Alessi, sempre in compagnia di Roberto, è arrivata in Afghanistan e lo ha girato in lungo e largo per raccogliere storie e scatti.

«So che la foto è un ritratto con una didascalia ma io avevo bisogno di un modo diverso di raccontarle che non fosse solo uno scatto, di qualcosa che riuscisse a restituire a loro voce. Ho pensato agli aquiloni che in Afghanistan sono molto diffusi ma che le donne non possono far volare.

Ho chiesto loro di scrivere quello che volevano su un aquilone con cui le ho fotografate. Ho scoperto che due parrucchiere non sapevano scrivere per cui ho comunque dato loro in mano l’aquilone e ho registrato la loro voce con la frase che avrebbero voluto scrivere.

Oltre a raccontarmi il trauma di non avere più la loro attività, mi hanno spiegato come è venuta meno anche la socialità che prende vita quando si sta insieme dal parrucchiere».

Silvia Alessi, una di loro

Tante le storie che Silvia ha incontrato nel suo viaggio: «Una parrucchiera mi ha proposto di portarmi in un luogo speciale. Sono andata con lei. Aperto un portone, camminando in un viale, ho sentito un vociare e un rumore di phon. È arrivata la titolare e mi ha presentato a una quarantina di persone. Sembrava un salone, nascosto, ma un salone a tutti gli effetti.

Mi ha raccontato la proprietaria che i talebani lo sanno, lei paga il pizzo ogni mese ma sa che un giorno questo finirà, era triste e spaventata. Ogni giorno continuava a ripetere che qualcosa non andava, ogni piccolo sentore le spaventava».

C’è anche una ragazza già fotografata in Pakistan e rientrata in Afghanistan che ha voluto rivederla: « Ci siamo incontrate in una bellissima casa. Mi ha raccontato che era scappata dall’Afghanistan perché un talebano si era invaghito di lei e l’avrebbe voluta in moglie. Al suo rifiuto ha minacciato di uccidere i suoi genitori così si è spaventata ed è andata via.

È dovuta tonare in Afghanistan perché, a quasi 24 anni, doveva assolutamente sposarsi come previsto dalla loro fede religiosa. I genitori, che ora sono in Canada, le hanno organizzato un matrimonio combinato con un uomo afghano.

Quando le ho chiesto se era felice, lei mi ha risposto che stava con una brava persona ma che in realtà si sentiva davvero felice in Pakistan, anche se clandestina e senza documenti, ma libera di esprimersi. Era consapevole che il suo futuro, fuori dall’Afghanistan, sarebbe stato molto diverso».

Silvia Alessi è tornata in Italia con i suoi scatti vivi, pieni di emozioni e di significato ma soprattutto con una esperienza che l’ha cambiata: «Mi sono sentita una di loro, non una reporter. Avevano in mano gli stessi strumenti che io uso tutti i giorni e questo ha contribuito. Una ragazza si è persino commossa, è scoppiata a piangere e mi ha detto “Davvero sei qui per ascoltare me?”».

Silvia Alessi

Coraggiose si diventa

E a proposito di coraggio (“Coraggiosi si diventa” è il tema anche della mostra di Bergamo), questa parrucchiera fotografa non ha paura a raggiungere parti del mondo e situazioni tanto pericolose? «Non sento la paura -dice – quello che mi fa avere coraggio è che sono molto lucida quando voglio fare una cosa, sento che ci devo andare, è un’ossessione.

Quando arrivo davanti al mio soggetto, invece, ho paura e mi sento fragile nella mia sicurezza, quando assorbo emotivamente quello che mi racconta.

In quel momento ho paura di non portare a casa immagini oneste, oneste nel senso di influenzate dalla visione che ho in mente ma in più in relazione con la storia del mio soggetto. Ho paura di non essere onesta, io non mi sento etica, l’etica è un’altra cosa. Ecco il coraggio mi serve per quel momento lì».

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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