Maria Teresa Pepe del Cpp
Maria Teresa Pepe del Cpp

Educazione affettiva vietata a scuola, Maria Teresa Pepe: «È il via libera a siti web e porno»

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L’educazione affettiva vietata di recente nelle scuole secondarie di primo grado, ma da più parti richiesta, è da sempre tema caldo e divisivo in Italia e sembra sfidare uno dei tabù, quello del sesso, molto resistente.

L’emendamento che fa discutere

L’emendamento al ddl Valditara, firmato da Giorgia Latini (deputata marchigiana della Lega), approvato dal Parlamento, che vieta l’educazione affettiva nelle scuole medie di primo grado, senza il consenso dei genitori, ha riacceso una tensione in realtà mai sopita sul tema.

«L’approvazione di un nostro emendamento – ha gioito Latini – con cui si chiede l’estensione anche agli studenti della scuola secondaria del divieto, già previsto per le scuole dell’infanzia e la primaria, ad attivisti ed esterni di trattare argomenti legati a sessualità e temi connessi è un ulteriore passo avanti che abbiamo compiuto sul ddl Valditara.

Il consenso informato delle famiglie, infatti, è fondamentale: il nostro obiettivo è quello di arginare ogni forma di indottrinamento gender nelle nostre scuole.

Questo emendamento, infatti, esclude dalle scuole primarie e secondarie di primo grado attività didattiche non adatte all’età degli studenti. Coinvolgendo maggiormente le famiglie.

La sinistra, ideologica e polemica, se ne faccia una ragione».

Il commento di Giorgia Latini, la deputatat marchigiana che ha firmato l'emendamento, sui social
Il commento social di Giorgia Latini, la deputata marchigiana che ha firmato l’emendamento

L’educazione sentimentale non può essere una questione ideologica

Quello che crediamo è che in un Paese come l’Italia, con 70 femminicidi già consumati nel 2025, non si può fare dell’educazione sentimentale, una questione ideologica.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza e di centrare l’aspetto tecnico, anche se quando si parla di sentimenti, non c’è tecnicismo o teorema che tenga.

Lo sottolinea ad esempio la filosofa Maura Gancitano nel suo libro Erotica dei sentimenti, in cui emerge come non sia semplice comprendere come impostare l’educazione sessuale nelle scuole.

A fare un quadro completo è Maria Teresa Pepe, pedagogista, formatrice e counselor maieutica del Centro psicopedagico per l’educazione e la gestione dei conflitti.

«La situazione è tesa – spiega Pepe – dal 1975 a oggi ci sono state ben 16 proposte di legge tutte fallite sull’educazione all’affettività. Con questo ultimo emendamento c’è stato uno stop, anzi un passo indietro enorme.

Il nostro Paese , tra l’altro, è anche all’ultimo posto in Europa per l’educazione all’affettività e ci sono delle disequità all’interno del territorio nazionale».

Report Save The Children sulla educazione affettiva in Italia
Report Save The Children sulla educazione affettiva in Italia

Il consenso dei genitori e le agenzie diseducative che si fanno strada


La perplessità tra gli addetti e le addette ai lavori arriva dal fatto che i genitori sono chiamati a dare il loro consenso: «Questa legge, che sembrava dare speranza, produce invece delle perplessità.

Il consenso informato non è inteso come compartecipazione dei genitori, ma come reale richiesta di autorizzazione alle famiglie sui temi e sul materiale da utilizzare».

In base all’emendamento approvato, l’educazione all’affettività prenderà il via alle scuole superiori, lasciando un vuoto significativo: «Ci stiamo chiedendo tutti – continua la pedagogista – se le scuole in cui c’erano dei buoni progetti potranno continuare a portarli avanti o ci sarà un reale divieto.

Anche perché se guardiamo i dati ci accorgiamo che il 91% dei genitori, ritiene utile l’educazione affettiva a scuola, secondo un rapporto Save the Children.

Il 91% de i genitori chìede educazione sessuale (Report Save The Children)
Il 91% de i genitori ritiene utile l’educazione sessuale (Report Save The Children)

I dati ci dicono anche che, se si lascia troppo spazio vuoto, senza scuola, nell’educazione affettiva intervengono agenzie diseducative ad esempio i siti porno. Secondo la ricerca Save The Children, i ragazzi si rivolgono ai siti web e porno per informarsi su malattie sessuali, sulla riproduzione ma anche per le pratiche sessuali.

L’educazione affettiva non è portata avanti da agenzie specializzate o dagli stessi insegnanti ma da una serie di siti per adulti e adulte, non adeguati ai minori, per capacità cognitiva, emotiva e relazionale».

Le fonti per informarsi sulla sessualità Save the children
Le fonti per informarsi sulla pratiche sessuali sono i siti (Report Save the children)

I siti porno possono alimentare invece stereotipi e modelli culturali che stiamo combattendo da anni: «Dai film porno – continua Pepe – passano una cultura e immagine inadeguate in cui il maschio domina la femmina. Lasciare i giovani ai siti porno vuol dire portare avanti uno stereotipo di dominazione e di potere. La situazione è grave, le nostre scuole sono multiculturali e le radici si mescolano, dobbiamo educare tutti e aprire spiragli su questi temi».

Benessere sessuale

L’educazione sessuo-affettiva non è una invenzione italiana, anzi l’Italia è molto indietro: «Già nel 2006 – ricorda Maria Teresa Pepe – l’Oms riconosceva che ogni persona ha diritto ad avere una vita soddisfacente anche dal punto di vista relazionale e sessuale a prescindere da etnia, sesso e orientamento politico

E ancora nel 2010, le linee guida di Unesco e Oms, diedero vita ad una sorta di syllabus con indicazione dei programmi divise per fasce d’età.

Una raccomandazione dell’Oms ci chiede di inserire nel curriculum scolastico l’educazione affettiva, coinvolgendo i dirigenti, gli insegnanti, lo spazio scolastico.

Invece noi abbiamo ancora questo orientamento per cui l’educazione sessuale è materia extracurriculare e quindi la affidiamo ancora ai genitori, riducendola in un’area privatistica in cui non viene rispettata la giusta distanza».

Dal report Save The Children i siti risultano le principali fonti di informazioni per i giovani
Dal report Save The Children i siti risultano le principali fonti di informazioni per i giovani

Sessualità e teoria gender

Tra le questioni che tornano sempre alla ribalta quando si parla di educazione sessuale c’è la paura della diffusione della teoria gender: «Questa marcia indietro – evidenzia ancora Pepe – è stata fatta anche sull’onda di proteste di associazioni di famiglie preoccupate dai tipi di programmi, libri e dispositivi che verranno usati, oltre alla paura su teorie gender o omosessualità o sul fatto che vengano anticipate materie non adatte all’età».

Quanto sono paure fondate? «Credo che se ci fosse una buona formazione di base, sia universitaria per gli insegnanti che con esperti specifici, questa paura cadrebbe immediatamente.

Spesso le famiglie hanno paura proprio perché la nostra generazione di adulti non è stata educata su questo tema ma se si chiede ad un genitore quali sono le sue domande sulla sessualità, saranno poche, proprio perché se ne parla poco. L’educazione affettiva a scuola è un sistema di protezione, il fatto che diventi un tabù fino alle superiori e che nn se ne parli più per anni non è assolutamente pensabile. Educare alla gestione dei conflitti permette di ridurre il numero degli atti di violenza. La sessualità riguarda la salute, la scuola e la competenza conflittuale. Bisogna conoscersi per riconoscersi e per essere cittadini che stanno meglio e sanno convivere»

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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