Uomini in piazza contro la violenza di genere: «Il patriarcato pesa anche su di noi»
A pochi giorni dall’ennesimo femminicidio, avvenuto mercoledì a Milano, dove a essere uccisa è stata Luciana Ronchi, ci sono degli uomini che a Genova si oppongono e dicono no alla violenza sulle donne e al patriarcato.
L’iniziativa
“I panni sporchi si lavano in piazza“, questo il nome dell’iniziativa, che si è svolta martedì in Piazza De Ferrari a Genova. Il flash mob è stato organizzato dall’associazione White Dove, che da circa dodici anni lavora con gli uomini autori di violenza.
All’evento ha partecipato anche il Collettivo Generazione disagio, oltre ad un gruppo di Scout, il preside del Liceo Nautico, alcuni avvocati e anche qualche uomo preso in carica proprio dal centro White Dove. Un’iniziativa nata per portare un messaggio di cambiamento e per parlare di violenze.
Una presa di responsabilità collettiva
«Mettiamo in moto un movimento che ci faccia mettere in discussione i nostri comportamenti». afferma Arturo Sica, presidente onorario e fondatore dell’Associazione White dove.

Come nasce quest’iniziativa?
«Noi ci occupiamo da 12 anni degli uomini autori di reati, che sono stati violenti con le loro compagne. Alcuni uomini arrivano da noi volontariamente, rendendosi conto dei loro comportamenti sbagliati. Mentre altri ci vengono mandati dalla Magistratura come previsto dalla legge.
Il flash mob nasce dall’idea che molti uomini non si riconoscono in questi comportamenti violenti e dicono no alla violenza sulle donne.
Una delle cose più comuni che accade è dire: “Io non l’ho mai fatto quindi non c’entro”. Invece non è vero, perché Il clima che si crea, le battute che magari si fanno nei confronti delle donne, le scene di gelosia, tutto questo, può essere patrimonio di tanti uomini che non agiscono direttamente violenza, ma si trovano all’interno di una zona grigia che prelude questi comportamenti.
Quello che vogliamo fare è attivare un movimento che dica no a questi comportamenti, mettendoci in discussione.
I comportamenti dal punto di vista legale e giudiziario hanno una responsabilità individuale, ma esiste anche una responsabilità collettiva.
Questa riguarda tutti noi uomini che dobbiamo spingere un nuovo modello di mascolinità. Un modello basato sul rispetto per le donne e sulla promozione di uomini che abbiano maggior forza nella perdita. Questo perché la maggior parte degli eventi violenti si sviluppa dopo una separazione, percepito come una perdita, che però certi individui non riescono sostenere».

Il patriarcato pesa anche sugli uomini
Dunque, anche gli uomini possono essere alleati della lotta contro la violenza e la discriminazione sulle donne
«Si è proprio così. Sono gli uomini a doversi mobilitare e a dire no».
Ancora oggi esistono moltissimi stereotipi di genere.
«Dobbiamo allontanarci da questi comportamenti. Il patriarcato pesa anche sugli uomini, che sono costretti ad una rigidità e lontananza dalle proprie emozioni. Quindi ad esempio, secondo il modello, non si può essere sensibili. Questa inflessibilità è messa attualmente in discussione dalle nuove generazioni».

Come si lavora con uomini autori di violenza?
«In genere all’inizio, quando arrivano la narrazione è un racconto di vittimizzazione e minimizzazione dell’accaduto. Affermano che non sia successo granché, oppure che è stata lei a esagerare o lei che lo ha fatto impazzire, “non so no riuscito a resistere” dicono.
Noi accogliamo gli uomini senza giudizio, perché ognuno di noi ha diritto ad una seconda possibilità. Ovviamente li raccogliamo senza complicità, non colludiamo con i loro comportamenti.
Dopo di che Intraprendiamo colloqui iniziali, gli uomini quando arrivano in questa situazione sono disperati, si tratta di accoglierli, aiutarli a elaborare la posizione a quella di responsabilità: Potevi intraprendere molte scelte, tu hai scelto quella della violenza, Una scelta che ti chiediamo di abbandonare.
Circa un 30% degli uomini che seguiamo viene da una famiglia che perpetrava scene di violenza. Per questo motivo bisogna interrompere questa scia.
La violenza assistita all’interno delle famiglie porta a disturbi e la possibilità di reiterare questo tipo di comportamento in futuro. Noi sviluppiamo un programma per proteggere donne, figlie e figlie».
Che cos’è White Dove?
L’associazione è stata fondata nel 1982, dallo psicoterapeuta Arturo Sica.
Da circa dodici anni porta avanti il progetto chiamato “Lato oscuro” che si occupa degli uomini autori delle violenze.
«Quando arrivano questi uomini, intraprendiamo un percorso di un’anno, prima individuale – spiega Sica – Successivamente questi percorsi si sviluppano in gruppo».

Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







