Pamela Noutcho
Pamela Noutcho intervistata a Overtime Festival

Infermiera e campionessa mondiale di pugilato, la doppia vita di Pamela Noutcho: «Non mi dite che sono brava come un uomo»

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La detentrice del titolo mondiale Ibo combatte gli stereotipi sul ring. In Italia da quando ha otto anni, ha ottenuto la cittadinanza solo nel 2022. L’intervista a Overtime Festival


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«Mi dà fastidio quando mi dicono che sono brava come un uomo. Io non sono brava come un uomo, io sono brava punto». Queste le parole di Pamela Malvina Noutcho Sawa pugile italo camerunense classe ’92, detentrice del titolo mondiale Ibo (International Boxing Organization) dei pesi leggeri.

Pamela è in Italia da quando ha otto anni, oggi vive a Bologna, dove lavora come infermiera e si allena. Intervistata dal giornalista Alberto Facchinetti, al Macerata Boxing Club, durante l’ultima giornata di Overtime, festival del giornalismo e dell’etica sportiva, che si è svolto nel fine settimana a Macerata, la pugile ha mostrato al pubblico non tanto la sua forza fisica ma quella mentale.

Non solo pugilato

Pamela Malvina Noutcho Sawa non è una semplice pugile. Prima di tutto per il suo percorso: «Io odiavo la boxe– ride Pamela – quando ero piccola, mi ricordo che mio fratello era un patito di questo sport. Vedeva anche molti film sul pugilato. Poi ovviamente veniva e provava le mosse imparate su di me».

Il destino però a volte è beffardo, così durante un tirocinio universitario al centro Beltrame di Bologna, Pamela incontra nuovamente la boxe: «Nella struttura dove lavoravo, c’era una palestra di pugilato. Quando mi hanno visto allenarmi mi hanno detto che ero brava, perciò ho iniziato a praticare come dilettante»-

Da questa pratica, nata così per caso, Pamela è arrivata a vincere da professionista, il titolo italiano elite e diventare nel 2025 campionessa mondiale Ibo. Un mondiale storico che l’ha vista incoronata regina all’Unipol Arena di Bologna, proprio nella sua città, davanti a circa duemila persone.

Pamela Malvina Noutcho Sawa al Macerata Boxing Club durante Overtime.

La pugile, che dal 2018 viene allenata dal tecnico Alessandro Danè alla Bolognina boxe, affianca alla sua carriera agonista un lavoro non proprio da ufficio. Pamela, infatti, lavora come infermiera all’Ospedale maggiore di Bologna: «a volte non è semplice, magari al lavoro ho ho avuto una giornata dura, ma comunque in palestra devo essere concentrata. A volte l’allenatore ti dice di muovere le gambe, quando invece loro ti stanno dicendo di no – racconta l’atleta – Però è tutto un lavoro mentale.

Spesso, soprattutto in questo sport, sento di non riuscire ad allenarmi. Poi arrivo in palestra, do i primi pugni al sacco e mi passa tutto. A volte succede anche il contrario: arrivo in palestra bella carica, sveglia, fresca come una rosa e sbaglio tutto».

Tanta è la determinazione che l’atleta ha deciso di mettere da parte anche delle abitudini poco proficue: « A me piace molto dormire, dormirei fino alle 11 di mattina – ammette – Invidio quelle persone che si alzano alle cinque di mattina per andare a correre. Però siccome ho un obiettivo, qualche brutta abitudine, come dormire fino a tardi, devo metterla da parte».

Lo sa bene anche il suo allenatore, che infatti sa essere molto rude con lei quando vede che non ha voglia di fare allenamento. «Però sa anche ascoltare. Mi richiede sempre molti feedback. Vuole sempre sapere cosa penso, come sto. Questo mi aiuta molto, soprattutto a superare le mie insicurezze».

La palestra che allena le differenze

Purtroppo, così come moltissimi sport femminili, anche la boxe non è molto seguita: «Questa è anche una delle ragioni per cui veniamo pagate meno rispetto agli atleti maschi – afferma Pamela – però, vedere sempre più pubblico durante gli incontri femminili mi fa sperare nel futuro».

Anche perché all’interno di una palestra di boxe non c’è spazio per le differenze: «Una palestra di pugilato è uno spazio aperto a tutti. Dentro puoi trovare persone di ceti sociali molto diversi, che fanno lavori differenti, hanno idee politiche distanti. Ma ognuno di loro, si trova sul ring a fare guantoni.
Non importa se sei avvocato, impiegato, medico o magazziniere, quando sei in palestra o sul ring tu, metti da parte i tuoi preconcetti. Non esiste genere, prevaricazione o religione, siamo lì per fare sport. È questo il mio concetto di sport popolare».

Per prima cosa quindi si parte dal rispetto reciproco: «In palestra ci sono persone che in un altro luogo non si frequenterebbero – racconta Pamela – Nella nostra palestra abbiamo il gruppo che noi chiamiamo i “maranzini”, che si allenano tranquillamente con un gruppo della Bologna bene. Diversamente queste due realtà non si incontrerebbero. Di certo non in centro a Bologna».

Anche se il mondo della boxe è sempre più in ascesa, grazie anche ad atlete come Katie Taylor ma se da una parte infatti non esiste più il concetto che una donna non può fare sport da combattimento, dall’altro il maschilismo è sempre dietro l’angolo: «Spesso mi paragonano agli atleti maschi. Mi dicono che combatto bene per essere una donna. È una cosa che mi dà molto fastidio, perché io quando sono in palestra, mi alleno tanto quanto i miei colleghi maschi. Vorrei che dicessero solamente che sono una brava pugile».

La vita può colpire duro

Pamela ha vissuto la sua infanzia e l’adolescenza a Perugia, per poi trasferirsi a Bologna, dove ha completato il suo ciclo di studi, laureandosi in Scienze infermieristiche, per poi lavorare a tempo indeterminato all’ospedale Maggiore di Bologna. Nonostante questo, fino al 2022 non aveva la cittadinanza italiana: «Un semplice pezzo di carta ma senza il quale ti si chiudono parecchie porte» dichiara Pamela.

Così, la pugile, vince, da dilettante, il suo primo titolo di campionessa italiana ma non viene convocata in nazionale. Ad entrare nella selezione azzurra fu la sua avversaria: «La cosa che mi ha dato più fastidio è che sono venuta a saperlo guardando le storie Instagram della mia rivale. Mi dissero che senza la cittadinanza non avrei potuto rappresentare il tricolore. Piansi molto».

Da quel momento i problemi sembravano solamente moltiplicarsi. Pamela a causa della mancata cittadinanza italiana, quel semplice pezzo di carta, non riuscì ad ottenere nemmeno il mutuo: «Nonostante lavorassi a tempo indeterminato per un ente pubblico italiano. Ero completamente bloccata».

Oggi però qualche soddisfazione se l’è tolta, diventa campionessa italiana dei pesi leggeri nel 2023. Nel 2024 invece, conquista il titolo europeo EBU Silver, difeso con successo l’anno successivo. Il 7 novembre 2025 Pamela Malvina Noutcho Sawa conquista il titolo dei pesi leggeri, battendo l’argentina Brenda Karen Carabajal. Un traguardo eccezionale per la sua carriera.

Al centro Pamela Malvina Noutcho Sawa, ospite al Macerata Boxing Club durante Overtime.

Boxe, lo sport che unisce la famiglia

Noutcho viene da Bafia, una piccola città del Camerun. Lì ha molti familiari, come ne ha tanti sparsi un po’ per tutto il mondo. Ma è durante i suoi incontri che si riuniscono tutti: «Quando combatto io mando il link alla mia famiglia, così mi possono vedere. Questo è uno dei rari momenti in cui si riuniscono tutti insieme, solo per vedere me. Io sono molto legata alla mia terra, ogni tanto mi mancano i suoi sapori le sue sensazioni e gli odori.

L’ultima volta sono stata nel 2018, dopo tanti anni mi sono riconnessa con la mia parte camerunense. Io sono molto fortunata perché ho dentro di me due culture potentissime, quella italiana e quella camerunense. Questo è quello che penso ogni volta che salgo sul ring».

Da questa potenza e dalla sua storia, sappiamo che Pamela non si ferma di fronte alle difficoltà: «Il consiglio che do è parla delle tue paure con qualcuno. Esprimi le tue emozioni. Io quando ho paura di qualcosa, ne parlo con il mio entourage. A volte li faccio ridere perché ho delle paure stupide, però poi ci lavoriamo. Anche perché io sono molto paranoica» sorride.

Oggi Pamela si allena e vuole portare avanti la sua carriera ancora per tre anni. E dopo? Il futuro è incerto, la cosa sicura è che Pamela Malvina Noutcho Sawa continuerà a colpire più duramente di come fa la vita.


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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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