Carolina Garrow, responsabile del Cav distrettuale Demetra di Vetralla
Carolina Garrow

Violenza assistita, un progetto per ricreare armonia nelle piccole vittime

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Spesso le persone non prendono seriamente il tema della violenza di genere pensando che non li riguardi.  Purtroppo però è un fenomeno che interessa tutti, non solamente le donne. Ha implicazioni serie anche nella nostra società, soprattutto nei confronti delle bambine e dei bambini.

Spesso gli episodi di violenza di genere si verificano in famiglia, dove ci sono anche figli e figlie, che assistono. Oggi un bambino su quattro, tra quelli vittime di violenza, è anche vittima di violenza assistita. Minorenni che da grandi spesso sviluppano a loro volta problemi relazionali o comportamenti violenti. 

Per loro e per riportare l’armonia tra mamme e figli, è nato, all’interno del Cav di Vetralla, il progetto Piccoli Ospiti di Pangea.

Riflettori accessi sulla violenza assistita

Del progetto Piccoli Ospiti ha parlato Carolina Garrow, educatrice, responsabile del Cav distrettuale Demetra di Vetralla, coordinatrice del gruppo violenza assistita, afferente alla rete Rema.

Lo ha presentato qualche giorno fa a Macerata , durante una conferenza dall’evocativo titolo Papa basta! Io e la mamma abbiamo paura organizzata da ll Faro Cooperativa Sociale Onlus. L’evento si è svolto nell’Auditorium UniMc, è stato moderato da Elisa Giusti, coordinatrice dei Servizi Antiviolenza per Il Faro.  

«Spesso i minori, figli e figlie di una madre vittima di violenza, sono considerati come appendice, anziché soggetti giuridici – spiega Garrow –. È invece fondamentale prendersi cura oltre che delle mamme, anche dei bambini e delle bambine, che vivono questa situazione di disagio. Bisogna lavorare sulla consapevolezza, anche perché se non assistiti, questi minori potrebbero sviluppare problemi relazionali, disturbi depressivi o abusare di sostanze».

Cercare di rimettere insieme i pezzi, all’interno delle case rifugio

Volantini su cos'è la violenza di genere di S.O.S Donna

Quando una donna è vittima di violenza si avvia un percorso di presa in carico, a volte l’aiuto arriva all’interno delle case rifugio. «La donna che entra all’interno di una casa rifugio ha fatto un lavoro e un percorso di rielaborazione, ha una sua consapevolezza – afferma Garrow – il bambino o la bambina no.

Spesso quando entrano all’interno di una casa rifugio non hanno i loro punti di riferimento, non hanno la loro scuola, la loro rete amicale, la loro camera con i loro giochi. Perciò entrano all’interno con un grado di frustrazione e rabbia importante».

Di frequente questo disagio nel bambino poi si manifesta nei confronti della madre: «Molte volte i figli e le figlie si rivolgono alla propria mamma con un atteggiamento maltrattante – aggiunge Garrow – le frasi che si sentono spesso sono “stai zitta, ma che ne sai tu, lasciami fare” e altre, che sono anche peggio». 

Questo di certo non aiuta la madre, che già si sente in colpa perché sente il peso della responsabilità di ciò che è successo. «Noi donne siamo onnipotenti, abbiamo la capacità di andare o restare – ironizza Garrow – La donna ha sensi di colpa perché è stata con quell’uomo e perché ha tolto un padre al figlio». Come se la colpa fosse della mamma. 

Quello che occorre fare all’interno delle case rifugio è lavorare anche con i bambini, soprattutto sulla valorizzazione del ruolo della madre».

Progetto Piccoli Ospiti

Questo è quello che fa il progetto Piccoli ospiti, il progetto di Pangea. «Attraverso laboratori ludico-pedagogici i bambini e le bambine imparano a riconoscere la sofferenza, la paura e a trasformarle. – si legge all’interno della pagina. Facebook di Panagea Onlus – Imparano ad esprimere il bisogno di cura e di affetto fortemente minati dalla violenza». 

«Io mi avvalgo dei miei amici animali, che spesso purtroppo, così come i minori, sono trattati come oggetti – racconta Garrow – per prima cosa faccio prendere confidenza alle mamme con questi animali, questo perché poi saranno loro a guidare i propri figli e figlie all’interno dell’attività. Ciò che emerge è che quindi la mamma è brava, questo le permette di riacquisire autorevolezza». 

Una rete, che si faccia carico del problema

Momenti di leggerezza, che permettono anche di ricostruire un dopo e uno spazio sicuro, cosa che fino a quel momento non è stato possibile. Questo perché quando un bambino o una bambina sono vittima di violenza assistita, lo sono ventiquattro ore su ventiquattro, l’atmosfera all’interno dell’abitazione ne è piena.

Per questo motivo questi minori hanno la necessità di essere presi in carico da uno psicologo o da una psicologa, oggi però questo tipo di servizio non è presente e, se c’è, mancano i fondi per una presa in carico. «La società si comporta sempre, come se si aspettasse sempre il percorso legale, giuridico che spesso non rispetta il tempo della persona» sottolinea Garrow.

Francesco Rosetti
Francesco Rosetti

«Spesso si ricorre al giudice, con tempistiche che non sono adeguate alle esigenze del bambino o della bambina» le fa eco Francesco Rosetti, magistrato del Tribunale dei minori di Bologna. 

Per questi bambini e queste bambine occorre una presa in carico di tutte le istituzioni che è importante che si mettano in rete e collaborino fra di loro. «È grazie ad una logopedista molto sensibile che un padre di famiglia ha deciso di intraprendere un percorso all’interno del Cuav (Centro per uomini autori di violenza ndr)» racconta Andrea Bernetti, psicoterapeuta, presidente del centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Roma.

Porta la storia di questo padre che è stato spinto dalla moglie ad avviare un percorso. Tutto questo grazie alla logopedista di uno dei due figli che si è accorta, durante l’arco di una seduta con il bambino, di uno strano disegno che faceva pensare a un episodio di violenza, così ha avuto la sensibilità di parlarne con la madre, che ha deciso di affrontare la questione con il marito, padre del bambino. 

Andrea Bernetti
Andrea Bernetti

Questa persona è riuscita a cambiare, ma ciò che è interessante evidenziare è come la sua violenza derivi a sua volta da un caso di violenza assistita. Il padre di questa persona infatti era molto violento nei confronti della madre. 

La violenza: un virus intergenerazionale

«Anni dopo – racconta Bernetti – mi si presentò il figlio di quest’uomo, è come se la violenza fosse un virus che passa di generazione in generazione. Ogni passaggio generazionale fa acquisire più consapevolezza.

Il nonno non ha lavorato su se stesso, il padre ha cercato di trovare una soluzione ai suoi comportamenti, mentre il figlio ha cercato di intervenire prima di mettere in atto violenza.

Si era accorto che all’interno del suo rapporto di coppia, certi comportamenti erano simili a quelli del padre, lui non voleva fare gli stessi errori» Ma anche se ce consapevolezza la violenza, come si è visto porta sempre ad altra violenza. 

Per tutti questi motivi i servizi e leiIstituzioni dovrebbero muoversi come una rete, tutti e tutte nella stessa direzione. È importante tutelare le donne, le loro figlie e i loro figli, ma anche cercare di prevenire, perché i dati ci mostrano un quadro allarmante. Oggi un bambino su 4, tra le vittime di violenza, è anche vittima di violenza assistita, come mostrano i dati di Simona Lanzoni referente della rete Reama, rete per l’empowerment femminile e vicepresidente fondazione Pangea.

Simona Lanzoni
Simona Lanzoni

Alcuni dati

Lanzoni evidenzia come tra i minori vittima di violenza, il 32,4% sono vittime di violenza assistita, ma poi abbiamo minori vittime di violenze psicologiche e fisiche. Circa il 60% delle bambine e dei bambini è vittima di una sola forma di violenza, mentre il 40% di più forme di violenza.

Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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