Carolin Giese, la fotografa che immortala “l’anima dell’Islanda” dalla sella
Si è innamorata dei cavalli islandesi da bambina e dal 2021 il suo lavoro spazia dai servizi privati a quelli commerciali, con un forte focus sullo storytelling equestre
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Ci sono legami che non si scelgono, ma si riconoscono. Per Carolin Giese, in arte Lina, il primo incontro con i cavalli avviene da bambina, a Berlino, e negli anni si è trasformato in una passione.
Oggi Lina è una fotografa premiata a livello internazionale che ha trovato in Islanda la sua casa e nei cavalli i suoi soggetti d’elezione. Ma questi animali per lei non sono semplici “modelli”: sono specchi dell’anima, custodi di una forza selvaggia e di una dolcezza ancestrale che l’artista riesce a catturare solo grazie a una profonda e silenziosa sintonia con il loro mondo.
Il richiamo del Nord: come tutto ha avuto inizio
«Ho incontrato i cavalli islandesi per la prima volta da bambina e mi sono subito innamorata del loro carattere, della loro forza e della loro bellezza – racconta Lina a Donnemente – Dopo aver lavorato con loro in Germania per diversi anni, nel 2012 sono venuta in Islanda per lavorare in un allevamento durante l’inverno e conoscere da vicino le origini di questa razza: mi sono sentita immediatamente a casa».

Prima che la fotografia diventasse la sua professione a tempo pieno, Lina ha lavorato per diversi anni nel settore dell’addestramento equestre e ha avviato la sua attività fotografica nel 2018, per trasferirsi definitivamente in Islanda nel 2019. «La pandemia mi ha costretta a decidere se lasciare l’Islanda o dedicare anima e corpo alla fotografia. Guardando indietro, è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso» racconta.
Dal 2021 lavora a pieno titolo come fotografa autodidatta. Quella che era iniziata come una passione si è trasformata lentamente in «uno stile di vita basato sullo storytelling, sul movimento, sulla natura e sulla connessione» aggiunge.
I custodi dell’isola, l’anima del cavallo islandese
La lingua islandese possiede più di cento parole diverse per descrivere i colori e le sfumature del manto dei cavalli e dal 982 d.C. una legge li protegge proibendo il rientro a seguito della loro esportazione, ma anche l’importazione di altre razze. Una scelta per evitare malattie esterne e preservarne le caratteristiche uniche come la resistenza estrema al gelo.

«Si sono perfettamente adattati al clima rigido dell’Islanda, fatto di tempeste, paesaggi vulcanici, inverni interminabili, eppure si muovono in questo contesto con calma e sicurezza – racconta Lina – Rappresentano contemporaneamente la potenza pura e la delicatezza emotiva e ciò che mi affascina di più è l‘equilibrio che custodiscono dentro di sé: un’incredibile forza e resilienza unite a dolcezza, curiosità e un profondo legame sociale».
Lina racconta di essere particolarmente attratta da questo contrasto caratteriale perché, per lei che li conosce ormai bene, sono «animali fortemente indipendenti e con un istinto spiccato, ma al tempo stesso incredibilmente socievoli, fiduciosi e legati sia tra loro che agli esseri umani. Per me, questa combinazione è una fonte infinita di ispirazione fotografica».
Fotografie in sella per catturare l’autenticità
Il suo lavoro spazia dai servizi privati a quelli commerciali, con un forte focus sullo storytelling equestre radicato nei paesaggi e nell’atmosfera dell’Islanda. Lisa realizza sessioni private per proprietari e cavalieri, crea contenuti visivi e campagne commerciali per i brand, ma anche workshop per fotografi e vende stampe d’arte (fine art) nel suo negozio online.
Gran parte della sua attività fotografica si svolge «durante i trekking a cavallo e i lunghi tour di equitazione attraverso gli altopiani islandesi, spesso scattando direttamente in sella. Non è comodo, ma ne vale sempre la pena: mi permette di lavorare in modo naturale seguendo il movimento della mandria e di catturare momenti autentici senza interromperli».
I ‘modelli’ sono sia cavalli di proprietà sia grandi branchi che corrono liberi nei paesaggi aperti. «Vederli muoversi tra deserti di sabbia nera, montagne innevate, fiumi o terreni vulcanici è qualcosa che mi stupisce ancora ogni singola volta. Quando fotografo i cavalli, il mio obiettivo è sempre quello di disturbare il momento il meno possibile.
Voglio che le immagini trasmettano un senso di autenticità e verità emotiva, piuttosto che sembrare eccessivamente costruite. I cavalli sono animali incredibilmente sensibili, quindi la pazienza, la calma e la fiducia sono fondamentali per entrare in sintonia con loro».
«Il meteo islandese ti insegna a lavorare con lui anziché contro di lui»
Il meteo in Islanda cambia di continuo ed è caratterizzato da inverni rigidi ed estati fresche, dove è facile che una giornata soleggiata lasci il posto a una perturbazione. «Per me il meteo è senza dubbio una delle sfide più grandi – racconta Lina – Venti forti, tempeste di neve, temperature polari e una luce in costante mutamento fanno parte della vita quotidiana qui».
Oltre alle condizioni climatiche, si aggiungono location non proprio ordinarie: «Spesso mi trovo a lavorare su terreni impervi trasportando attrezzatura pesante, il che può essere faticoso; credo però che siano proprio queste condizioni a dare alla mia fotografia la sua atmosfera e la sua onestà. Ho iniziato a imparare a lavorare con l’ambiente anziché contro di esso, ed è un percorso di apprendimento continuo».

La fotografa vive seguendo il ritmo della natura e il mutare delle stagioni le ha insegnato «la pazienza e la relatività delle cose. Impari ad apprezzare il bel tempo dopo una tempesta, la luce che ritorna dopo un lungo e buio inverno, la bellezza nei piccoli momenti che altrove potrebbero passare inosservati».
L’Islanda le ha regalato una prospettiva completamente diversa sia sulla vita che sulla sua creatività. «Vivere circondati da una natura vasta e spesso incontaminata crea un forte senso di presenza e mi rende più facile riconnettermi con me stessa e con ciò che conta davvero intorno a me. Sia come donna che come artista, questa terra mi ha insegnato la resilienza, la fiducia e l’autenticità. La natura qui è potente e imprevedibile e, invece di combattere le circostanze, impari ad adattarti, a mantenere i piedi per terra e a muoverti insieme a loro».
Oltre l’illusione dell’IA: la potenza del reale
Molti dei suoi scatti preferiti nascono «in momenti di grande silenzio: stando semplicemente a osservare la mandria, aspettando che qualcosa di autentico si sveli da sé in modo naturale». A ciò si aggiunge la potenza della terra islandese che influenza profondamente la sua fotografia e il suo approccio al lavoro. «Molte delle emozioni che cerco di catturare: libertà, resilienza, forza e connessione, derivano direttamente da ciò che l’Islanda mi fa provare ogni giorno».
Alcune degli scatti che Lina ama di più sono stati realizzati durante condizioni impervie: «Una serie a cui tengo moltissimo è stata scattata durante una bufera di neve. Le condizioni erano di un’intensità estrema: vento forte, neve sferzata dal vento, visibilità a tratti quasi azzerata, riuscivo a malapena a stare in piedi, ma i cavalli si muovevano nella tempesta con una tale serenità e forza che sembrava quasi irreale. Quelle immagini sono diventate molto intense per me, perché catturano la resilienza pura e lo spirito dei cavalli islandesi in modo totalmente onesto».

Un’altra serie per lei significativa immortala un istante perfetto durante un trekking, mentre cavalcava accanto «a una grande mandria che attraversava un lago poco profondo, muovendosi in una linea perfetta. Per un breve istante, l’acqua ha creato un effetto specchio impeccabile sotto i cavalli. Tanti elementi hanno dovuto allinearsi per quella fotografia: il meteo, la luce, l’immobilità dell’acqua, il movimento esatto della mandria, ed è durato solo pochi secondi».
Ciò che rende questi lavori speciali non è solo il risultato visivo, ma l’emozione che suscita il lavoro che li precede: «Rappresentano la bellezza selvaggia dell’Islanda esattamente come la vivo nella realtà. Soprattutto in un’epoca in cui così tante immagini stanno diventando artificiali o generate dall’IA, credo di essere ancora più attratta dal catturare ciò che è reale: momenti che non potrebbero mai essere ricreati a tavolino o riprodotti esattamente allo stesso modo. Per me, la fotografia è un promemoria di quanto la realtà sia già potente e meravigliosa, se solo le prestiamo davvero attenzione».
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Gaia Bonomelli
Giornalista professionista, con la passione per le storie fin da bambina. Oggi racconta quelle degli altri, con uno sguardo attento su attualità, cronaca e temi sociali. Laureata in media, comunicazione digitale ed editoria all’Università degli Studi di Bergamo, nella sua tesi ha indagato le forme di medialità nella ricerca dei bambini scomparsi, dagli anni ’80 a oggi. Prima ancora, ha conseguito una laurea in sociologia all’Università di Milano-Bicocca, approfondendo la risposta femminile alla violenza maschile attraverso l’esperienza alla Casa delle Donne di Treviglio, associazione dove è volontaria da anni e dalla cui esperienza è nato il suo primo libro, "E vissero tutte felici e vincenti", edito da Gruppo Albatros Il Filo. E' relatrice in numerosi seminari sul tema della violenza di genere, in scuole, aziende e manifestazioni culturali.







