Nessy Guerra
Nessy Guerra

«Ho paura, Tamer è di nuovo libero»: il nuovo incubo di Nessy Guerra in Egitto

Condividi:

Condannata in Egitto per adulterio e mamma di una bambina di tre anni, è stata portata in questura la scorsa settimana e poi rilasciata grazie all’intervento del ministro degli esteri e dell’ambasciata italiana in Egitto. La donna spiega a Donnemente di non sentirsi ancora al sicuro


Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Dopo la condanna a sei mesi di carcere in Egitto – trasformata in arresti domiciliari grazie all’intervento del Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e dell’Ambasciata – la situazione di Nessy Guerra torna a precipitare. Abbiamo raggiunto la donna il giorno dopo una notizia per lei sconvolgente: Tamer, l’uomo da cui sta cercando di proteggere se stessa e sua figlia, è tornato in libertà.

Il ritorno della paura: la scarcerazione di Tamer

Tamer Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, è stato arrestato in Egitto a giugno per aver minacciato e tentato di aggredire il console onorario italiano a Hurghada. Tuttavia, è stato scarcerato, pochi giorni dopo il pagamento di una cauzione. Dopo essere stato fermato negli ultimi giorni a seguito di un procedimento riguardante una condanna per violazione di domicilio e percosse, è stato nuovamente rilasciato.

«Ho avuto notizia proprio ieri (7 luglio, ndr) che Tamer è uscito di nuovo dalla prigione, quindi sono molto provata» racconta Nessy Guerra a Donnemente. La donna spiega come questa non sia una buona notizia perché alimenta il terrore di essere rintracciata: «Ho paura che lui venga a scoprire dove abito e che ce lo ritroviamo di nuovo sotto casa».

Dal racconto di Nessy, l’ex marito è stato rilasciato perché, «come al solito, i giudici lo aiutano e gli hanno cancellato la condanna di un mese di carcere per violazione di domicilio e percosse al padre che si sarebbe poi sommata ai precedenti sei mesi di carcere che gli sono stati sospesi lo scorso anno come una sorta di condizionale (siccome era il suo primo reato in Egitto). Invece annullando il mese, non va in carcere e lo hanno trattenuto 96 ore per poi liberarlo di nuovo”.

Il blitz notturno: il racconto del fermo

Nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio, Nessy Guerra è stata prelevata dalla polizia egiziana in borghese nella sua abitazione e condotta in questura insieme alla figlia.

«È stato abbastanza sconvolgente. Hanno iniziato a suonare alle tre e mezza di notte e ho aperto la porta insieme a mio padre. C’erano il proprietario di casa e la polizia in borghese, che volevano parlare con me. Ho capito tutto e ho iniziato a tremare tantissimo» ricorda Nessy. «La bambina dormiva, allora ho preso i documenti e sono uscita con papà. Prima di uscire di casa mi hanno detto che volevano anche la bambina e lì mi sono spaventata perché mi sono chiesta il perché volessero Aisha, non essendoci nessun ordine del tribunale che dice che io devo consegnarla. La bambina è affidata a mia mamma da dicembre 2024».

La mediazione e l’incubo in questura

Portata in questura insieme al padre, Nessy racconta di aver attivato immediatamente la rete diplomatica: «All’inizio ho chiamato veramente tutti, l’ambasciatore, la console, la stampa. Dopo due ore e mezza è arrivato l’ambasciatore. Erano circa le sette, sette e mezza di mattina».

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha seguito personalmente la vicenda al “più alto livello”, coordinandosi con l’Ambasciatore d’Italia al Cairo, Agostino Palese, e con la Console, Giulia De Nardis. Grazie alla loro mediazione, Nessy e la piccola sono state rilasciate dopo alcune ore di permanenza, potendo fare ritorno a casa.

«Hanno mediato con le autorità locali e siamo rimasti lì fino alle 11 di mattina, con mia figlia che cercava di dormire. Ma ogni tanto c’erano dei poliziotti che urlavano ad alcuni detenuti ammanettati e, nonostante noi fossimo in uno stanzino, sentivamo le urla e la bambina si svegliava e piangeva perché voleva andare a casa».

Secondo quanto emerso, il fermo era legato a un ordine di un tribunale egiziano che richiedeva di consegnare la minore al padre. Le autorità italiane hanno agito per proteggere la connazionale, evitando che tale ordine potesse esporre lei e la piccola a nuove violenze.

La situazione attuale: tra vincoli e tutele

Nessy Guerra rimane condannata in Egitto: la sentenza per adulterio è stata confermata in appello ad aprile 2026. La pena è oggetto di costante monitoraggio da parte delle autorità italiane, che continuano a lavorare per una soluzione definitiva, inclusa la richiesta di una grazia presidenziale che le permetta di rientrare in Italia.

La libertà di Tamer Hamouda, ottenuta spesso dietro il pagamento di cauzioni esigue, resta il fulcro della preoccupazione di Nessy.

«È stato abbastanza complesso da gestire, però alla fine ce l’abbiamo fatta e per farmi tornare a casa ho dovuto firmare un foglio dove mi impegno a non lasciare questa abitazione, quella dove mi hanno trovato, e giuro di non cambiare località. Si è conclusa fortunatamente bene.

Per qualche giorno sono rimasti sotto casa mia con dei poliziotti per controllare che non uscissi di casa. Adesso non posso uscire, sono in una sorta di domiciliari, perché pende ancora a mio carico questa condanna di 6 mesi. L’intervento dell’ambasciata e di Tajani della scorsa settimana è servito ad evitare che eseguissero la sentenza. Da ieri sera i poliziotti sotto casa non ci sono più, mia mamma mi ha detto che non li ha più visti».


La newsletter di Donnemente

Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui

Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui


Gaia Bonomelli

Gaia Bonomelli

Giornalista |  Altri articoli

Giornalista professionista, con la passione per le storie fin da bambina. Oggi racconta quelle degli altri, con uno sguardo attento su attualità, cronaca e temi sociali. Laureata in media, comunicazione digitale ed editoria all’Università degli Studi di Bergamo, nella sua tesi ha indagato le forme di medialità nella ricerca dei bambini scomparsi, dagli anni ’80 a oggi. Prima ancora, ha conseguito una laurea in sociologia all’Università di Milano-Bicocca, approfondendo la risposta femminile alla violenza maschile attraverso l’esperienza alla Casa delle Donne di Treviglio, associazione dove è volontaria da anni e dalla cui esperienza è nato il suo primo libro, "E vissero tutte felici e vincenti", edito da Gruppo Albatros Il Filo. E' relatrice in numerosi seminari sul tema della violenza di genere, in scuole, aziende e manifestazioni culturali.

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *