Farmaci dimagranti

Tumore al seno, i farmaci dimagranti GLP-1 aprono nuove prospettive

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Uno studio osserva più sopravvivenza e meno recidive nelle donne con grave obesità che li hanno assunti, ma servono nuove ricerche per confermare il possibile beneficio


Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Sono conosciuti soprattutto per la loro capacità di aiutare a perdere peso e controllare il diabete. Ora i farmaci GLP-1 attirano l’attenzione dei ricercatori anche per un possibile ruolo nel tumore al seno. Uno studio pubblicato il 30 settembre sul Journal of Surgical Oncology ha osservato una maggiore sopravvivenza e meno recidive locali nelle donne con obesità importante che li avevano assunti dopo la diagnosi. Un risultato incoraggiante, che apre nuove domande senza fornire ancora risposte definitive.

La ricerca è stata condotta alla University of Texas Medical Branch di Galveston, con Jennifer Den come prima autrice. Gli studiosi hanno esaminato le informazioni raccolte nel database sanitario TriNetX, selezionando donne di almeno 45 anni con un carcinoma mammario in stadio I-III e un indice di massa corporea pari o superiore a 35. Non si trattava, quindi, di pazienti con qualche chilo in più, ma con un’obesità di grado elevato.

Per rendere il confronto più attendibile, i ricercatori hanno abbinato le donne in base a caratteristiche come età, peso, diabete e condizioni socioeconomiche. L’analisi finale comprendeva 19.348 pazienti, divise in due gruppi uguali. In quello che aveva ricevuto i farmaci, la sopravvivenza complessiva stimata a dieci anni raggiungeva il 79%, contro il 71% nelle donne mai esposte. Anche il rischio di recidiva locale risultava inferiore.

La tentazione di leggere questi dati come la scoperta di una nuova cura è comprensibile, tuttavia sarebbe prematuro. Lo studio ha ricostruito ciò che era accaduto nelle cartelle cliniche, senza assegnare casualmente i medicinali alle partecipanti. Può dunque individuare un’associazione, ma non stabilire che siano stati proprio i farmaci a determinare il vantaggio osservato. Le donne che li ricevono potrebbero differire dalle altre anche per fattori difficili da misurare, dall’accesso alle cure alla regolarità dei controlli ad esempio.

C’è poi una distinzione essenziale da fare, la sopravvivenza complessiva comprende i decessi per qualsiasi causa, non soltanto quelli dovuti al tumore. Un beneficio potrebbe quindi dipendere anche da una migliore salute cardiovascolare o metabolica. Inoltre, una stima a dieci anni non significa che ogni paziente sia stata seguita per tutto quel periodo. Un dettaglio che aiuta a interpretare correttamente le percentuali.

Legami tra obesità e tumore mammario

Perché, allora, questi risultati interessano l’oncologia?

Il legame tra obesità e tumore mammario è noto, soprattutto dopo la menopausa. Il tessuto adiposo partecipa alla produzione di estrogeni, che possono favorire la crescita dei tumori sensibili a questi ormoni. L’eccesso di grasso si accompagna spesso anche a insulinoresistenza e infiammazione cronica. Migliorare questo ambiente metabolico potrebbe avere conseguenze favorevoli, ma resta da capire quanto conti il dimagrimento e se esistano effetti ulteriori dei medicinali.

Gli agonisti del recettore GLP-1, tra cui semaglutide e liraglutide, riproducono l’azione di un ormone che contribuisce a regolare glicemia e appetito. Le loro indicazioni dipendono dal prodotto e riguardano il diabete di tipo 2 oppure la gestione del peso. Non sono autorizzati come trattamento del carcinoma mammario e questi risultati non consentono di considerarli un’alternativa alle cure oncologiche.

Per le donne che affrontano la malattia, il messaggio deve rimanere concreto. Quando esiste un’indicazione per diabete o obesità, l’eventuale prescrizione va valutata insieme ai medici curanti, considerando terapie oncologiche, stato nutrizionale ed effetti indesiderati, come nausea e disturbi intestinali. Una diagnosi di tumore, da sola, non basta a giustificarla.

Saranno gli studi prospettici, ovvero che seguono i partecipanti nel tempo per osservare che cosa accade dopo l’inizio della ricerca, a chiarire se questi farmaci possano migliorare davvero gli esiti oncologici e per quali pazienti. Nel frattempo, la ricerca rafforza l’attenzione alla salute metabolica durante e dopo le cure, senza trasformare una possibilità promettente in una promessa di guarigione.

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Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".

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