Un “gioco dell’oca” contro la violenza di genere, la sfida dei Carabinieri: «Parliamo alle persone giovani»
La presentazione ieri pomeriggio a Macerata nell’ambito del festival Evo. Il comandante Raffaele Ruocco ha illustrato il progetto e la scelta dell’Arma di usare nuovi linguaggi
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La violenza di genere può diventare un gioco? Sì, se fatto nel modo giusto e senza banalizzare ma con la consapevolezza che empatia, rispetto, consenso e legalità possono essere diffusi anche con strumenti partecipativi e non solo con lezioni frontali.
Proprio pensando a giovani e studenti, l’arma dei carabinieri ha creato “Viaggio nella consapevolezza contro la violenza di genere”, una ridefinizione del gioco dell’oca in cui le caselle non rappresentano semplicemente mosse da fare per andare avanti ma sono lo spunto per riflettere su tematiche di grande attualità.
Un gioco da tavolo per comunicare con le persone giovani
Il gioco da tavolo, con tanto di dado e pedine, realizzato da una squadra di carabinieri formata dall’ideatore, il tenente colonnello Flavio Carbone, con i contenuti scientifici curati da Elisa Malangone e le illustrazioni di Antonio Marella, è stato presentato ieri pomeriggio durante il festival Evo in corso a Macerata nel cuore della manifestazione, la Casa Nintendo agli Antichi Forni, che ha richiamato sin dalla sua inaugurazione persone di ogni età ma soprattutto i più giovani e le più giovani. Un modo per avvicinarsi ed entrare nel loro mondo.

Ad illustrare ieri pomeriggio il funzionamento del gioco, che ha destato molta curiosità, il comandante della Compagnia di Macerata Raffaele Ruocco: «La comunicazione si evolve e la lezione frontale è diventata la preistoria. Sappiamo che è sempre più difficile parlare il linguaggio dei giovani, sempre più abituati a scrollare e meno a leggere, per questo crediamo che questo strumento sarà importante per raggiungerli con contenuti molto importanti su un tema che ci vede costantemente impegnati. C’era necessità di portare questa scatola fuori dalle stanze del Comando e farlo conoscere».
Lotta alla violenza tra impianto normativo e misure di civiltà
Il comandante non si è limitato a parlare del gioco ma, intervistato dalla giornalista Alessandra Pierini, ha approfondito anche quante sono le misure messe in atto negli ultimi anni dall’Arma per far fronte alla questione della violenza di genere: «Abbiamo oggi un impianto normativo che è molto severo su questi temi, oltre che sulla lotta agli stupefacenti e al bullismo. Abbiamo creato stanze in cui le donne possono essere ascoltate al sicuro e al loro agio, ci sono stanze anche per i minori, abbiamo formato gli operatori. Ci siamo dati da fare. Ogni volta che ci troviamo davanti ad un femminicidio, proviamo grande amarezza e ci domandiamo dove non abbiamo fatto abbastanza».

Anche se è ormai evidente che il processo verso la parità e la lotta alla violenza di genere non può essere prerogativa delle forze dell’ordine ma richiede un percorso condiviso di rete che coinvolga istituzioni, enti, associazioni ma anche la cittadinanza tutta, chiamata anche a segnalare anonimamente casi in cui sospettano violenza di genere.
La consapevolezza in cinquanta caselle
Nel corso della presentazione il gioco è stato subito sperimentato con la partecipazione del pubblico che ha lanciato il dado e fatto avanzare le pedine. Un passaggio sulla casella sei dedicata al consenso: «Deve essere chiaro che può essere ritirato in qualsiasi momento, è recuperabile».

Poi alla undici con le varie forme di violenza, alla quattordici che ricorda il segno per chiedere aiuto in caso di violenza domestica e ancora una casella dedicata al numero antiviolenza 1522, passando per le donne che hanno segnato la storia e il percorso dei diritti delle donne Franca Viola, Tina Anselmi e Maria Montessori. Le caselle sono state illustrate dalle carabiniere Chiara Grappeja (maresciallo) e Vanessa Giuliani (carabiniere).
Ha portato i saluti la consigliera della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche Noemi Ortenzi: «Il rispetto e la cultura di genere nel rispetto della parità piena parte fin da piccoli e una modalità concreta come questa proposta dall’Arma è un prezioso contributo».


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