I diritti delle donne con disabilità vittime di violenza

di Silvia Cotechini
3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Oggi più che mai è necessario puntare i riflettori sui diritti delle persone con disabilità. Il 17 settembre al Parlamento Europeo di Bruxelles si è parlato di un tema che rimane ancora nell’ombra: quello della violenza sulle donne disabili.
Cbm Italia, un’organizzazione internazionale che si occupa di tutelare i diritti delle persone con disabilità, ha fortemente voluto questo Exchange Forum che è stato intitolato “Buone pratiche per contrastare violenza e discriminazione intersezionale contro le donne con disabilità”.
L’incontro rientrava nell’ambito del progetto Care-Int, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+. Al fianco di Cbm Italia hanno contribuito al progetto la Fondazione Libellula, la Fondazione Irea e il Konig Willem I College.
Donne con disabilità e violenza: i dati
Alcuni dati prima di parlare della tavola rotonda: nell’Unione Europea le donne con disabilità sono oltre 36 milioni e vanno a costituire il 16% della popolazione femminile.
Un report del 2020 delle Nazioni Unite riguardante i casi di violenza sulle donne con disabilità constatava che il 61% delle donne europee con disabilità ha subito molestie dall’età di 15 anni. Nell’87% dei casi la violenza proviene da una persona conosciuta, spesso è proprio il caregiver.

Quando la discriminazione è multipla
Durante la seduta al Parlamento Europeo è stato subito messo in chiaro che per le donne con disabilità la possibilità di subire violenza è fino a cinque volte maggiore rispetto alle donne senza disabilità.
Questa vulnerabilità è dovuta alla discriminazione multipla che subiscono, ovvero al doppio pregiudizio in quanto donne e in quanto disabili. Molto spesso oltre alle violenze fisiche e psicologiche, le donne con disabilità ricevono abusi specifici, come ad esempio l’abuso farmacologico o addirittura il diniego di cure essenziali.
La difficoltà di accesso alle informazioni e la limitata capacità di chiedere aiuto contribuiscono ad aggravare la situazione di queste donne.
Tra le disabilità, la più penalizzata è senza dubbio quella intellettiva. Dai risultati del rapporto “Life after violence” di Inclusion Europe è emerso che il 60% delle donne negli istituti ha dichiarato di aver subito molestie sessuali a partire dall’età di 15 anni. Il 45% di loro ha addirittura dichiarato di aver subito violenze sessuali o psicologiche anche prima di quell’età.

Disabilità e violenza, buone pratiche per aiutare le donne
A fronte di questa situazione, il forum si è rivelato necessario per fare il punto sulle buone pratiche per aiutare concretamente queste donne e ragazze. Alcune realtà si sono già attivate, ad esempio la Fondazione Libellula che ha formato più di 400 operatori sanitari per riconoscere, affrontare e prevenire la violenza domestica.
Poi il progetto Artemisia che ha creato una rete di centri antiviolenza, anche loro attraverso la formazione degli operatori e delle operatrici. Nell’ambito di questo progetto sono state inaugurate tre case rifugio accessibili con importanti risultati: la referente ha riportato che nel biennio 2023-2025 sono aumentate del 43% le richieste di aiuto da parte di donne con disabilità vittime di violenza che si sono rivolte ai centri della rete.
Adesso bisogna unire le forze per risolvere due problemi ancora radicati: l’argomento non è abbastanza attenzionato e di conseguenza mancano studi e indagini sulla situazione delle donne con disabilità. Senza una quantità sufficiente di dati è impossibile calcolare la portata del fenomeno. E come ha detto Chiara Anselmo referente di Cbm Italia: «Se non vieni contata, non conti».
Fonte principale dei dati: Cbm Italia
Clicca per rivedere l’intervento integrale al Parlamento Europeo del 17 settembre






