Parità di genere, l’Italia cresce a piccoli passi: 37esima su 40 in Europa
L’analisi del Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum. Nel mondo rispetto al 2025 migliorano istruzione ed economia, peggiora la politica
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Il Global Gender Gap Index è uno strumento del World Economic Forum che misura, ogni anno dal 2006, quanto è ampio il divario tra donne e uomini in quattro ambiti: opportunità economiche e partecipazione al lavoro, accesso all’istruzione, salute ed empowerment politico.
Il punteggio non dice quanto un Paese sia ricco o povero: indica semplicemente quanta parte del divario tra donne e uomini è stata colmata. Il 100% corrisponde alla parità.
Per questo un paese povero può avere un punteggio alto se le distanze interne tra donne e uomini sono piccole e un paese ricco può avere un punteggio più basso se quelle distanze restano ampie. Il rapporto 2026 è la ventesima edizione e copre 145 economie.
Nel mondo il progresso continua, ma lentamente, solo l’istruzione è vicina al traguardo
Nel 2026 il divario globale risulta colmato per il 69,2%. È il dato più alto raggiunto da quando il WEF pubblica il rapporto, ma significa anche che resta da colmare circa un terzo del divario.
Guardando agli ultimi vent’anni, il miglioramento è evidente: l’indice è passato dal 64,2% del 2006 al 69,4% nelle economie osservate in modo continuativo.
Ma il problema è la velocità. Al ritmo di avanzamento degli ultimi vent’anni, l’istruzione arriverebbe alla parità in appena 8 anni. Per l’opportunità economica servirebbero invece 129 anni e per l’empowerment politico 194: quasi due secoli.
La salute è già così vicina al 100% che il rapporto non calcola un tempo stimato. Il divario si chiuderà, ma a velocità molto diverse.

Rispetto al 2025: migliora l’istruzione, peggiora la politica
Concentrandosi solo sull’ultimo anno, il quadro cambia poco ma con un segnale in controtendenza. Sulle 143 economie presenti in entrambe le edizioni, l’indice generale sale da 68,8% a 69,2%, un progresso di appena 0,4 punti.
A migliorare sono soprattutto l’istruzione e, in misura più contenuta, l’area economica. La politica è l’unica area che peggiora: 22,1%, cioè 0,4 punti in meno rispetto al 22,5% del 2025. È un dato importante perché mostra che il progresso non è automatico: anche dopo anni di miglioramenti possono verificarsi battute d’arresto.
Nel complesso, circa due terzi delle economie migliorano il proprio punteggio da un anno all’altro, ma più di un terzo (36%) lo vede scendere: il progresso non è né lineare né garantito.

A livello regionale, l’Europa resta l’area del mondo con il divario più stretto: 75,7% nel 2026, tornata davanti al Nord America (75,2%), trainata soprattutto dall’istruzione (99,5%, seconda regione al mondo) e dalla politica (37,0%), prima regione al mondo, ben sopra la media globale del 22,1%). Resta più indietro nell’opportunità economica, 69,5%, comunque sopra la media mondiale (61,7%). Dentro l’Europa, però, le posizioni nazionali sono molto diverse, come mostra il confronto con l’Italia.

Le prime dieci posizioni, nel mondo e in Europa
In cima alla classifica mondiale del 2026 non cambia molto rispetto agli anni scorsi: l’Islanda resta prima per il diciassettesimo anno consecutivo con il 93,0% di divario chiuso, seguita da Finlandia e Norvegia. Le prime tre posizioni sono identiche a quelle europee, segno di quanto i paesi del Nord Europa restino il punto di riferimento globale su questo indicatore. La new entry più significativa nella top 10 mondiale è la Namibia (4ª, 84,5%), unico paese non europeo insieme a Nuova Zelanda e Australia.

Guardando solo all’Europa, la parte alta della classifica è occupata da paesi del Nord prima di trovare la Germania in 6ª posizione europea (9ª mondiale) e la Spagna in 9ª (12ª mondiale). L’Italia, come si vede più avanti, è molto più indietro: 37ª su 40 paesi europei.
Italia: il punteggio sale, ma il confronto europeo resta debole
L’Italia chiude il 2026 con un punteggio di 70,8% del divario colmato, in salita dallo 70,4 del 2025. In classifica mondiale passa dall’85ª all’83ª posizione su 145 paesi. È un punteggio sopra la media mondiale (69,2%) ma nettamente sotto quella europea (75,7%).

Il dato più critico è proprio il confronto europeo: nella classifica del continente l’Italia scende dalla 35ª alla 37ª posizione su 40, superata da Repubblica Ceca e Macedonia del Nord. Restano dietro all’Italia solo Ungheria, Romania e Turchia.
I quattro ambiti in Italia: cosa migliora e cosa peggiora
Per capire da dove viene il progresso italiano bisogna guardare alle quattro aree separatamente, perché il quadro è molto disomogeneo.
L’opportunità economica resta il punto debole: il punteggio passa da 0,599 a 0,600, una variazione minima, ma la posizione scende dalla 117ª alla 121ª su 145. Sotto la superficie, i segnali sono contrastanti: migliorano le professioni tecniche (da 0,863 a 0,914) e i ruoli dirigenziali (da 0,388 a 0,400), ma peggiora il reddito stimato delle donne rispetto a quello degli uomini (da 0,567 a 0,540, con la posizione che scende dalla 104ª alla 115ª) e cala leggermente anche la parità salariale percepita (da 0,550 a 0,546). La partecipazione al lavoro resta sostanzialmente ferma.
L’istruzione è già quasi al tetto massimo, 0,998, invariata rispetto al 2025 ma con la posizione che sale dalla 51ª alla 46ª .
La salute e sopravvivenza è ferma a 0,966, con la posizione che sale dalla 89ª alla 87ª .
L’empowerment politico è l’area che spiega quasi tutto il progresso italiano: da 0,255 a 0,268, dalla 65ª alla 61ª posizione. Ma il miglioramento dipende da un solo indicatore, gli anni con una donna al vertice di Stato o di governo negli ultimi cinquant’anni, saliti da 2,36 a 3,65: è la permanenza in carica dell’attuale presidente del Consiglio, unica donna al vertice finora secondo il profilo del rapporto. Le donne restano il 32,75% dei parlamentari e il 25% dei ministri, esattamente come nel 2025: non ci sono stati nuovi ingressi di donne nei luoghi decisionali, solo il proseguimento di una carica già in corso.

Il confronto con Francia, Germania e Spagna
Il paragone più utile per capire la posizione italiana non è con la media europea, ma con i paesi più “simili”. Qui il distacco è netto. La Francia compie il salto più grande dell’anno tra i grandi paesi europei: passa dalla 35ª alla 22ª posizione mondiale. La Germania resta stabile alla 9ª posizione mondiale (6ª in Europa). La Spagna è sostanzialmente ferma, 12ª nel mondo e 9ª in Europa.

L’Italia, con 0,708, resta quindi l’ultima delle quattro grandi economie dell’Europa occidentale, sia per punteggio sia per posizione. Mentre Francia e Germania hanno accelerato, il progresso italiano, come visto, si deve quasi soltanto alla permanenza in carica di una figura politica, non a cambiamenti strutturali nella rappresentanza o nel mercato del lavoro.
Il «+2» che non c’è del tutto
Va aggiunta anche una precisazione tecnica. La risalita di due posizioni nella classifica mondiale generale (dall’85ª all’83ª) è in parte un effetto del campione: nel 2026 l’indice copre tre economie in meno rispetto al 2025, e le tre uscite (Nicaragua, Etiopia, Uganda) erano tutte davanti all’Italia nella precedente edizione.
In sintesi
L’Italia è quasi al tetto in istruzione e vicina in salute: su questi due fronti il divario è ormai marginale. La distanza dal resto d’Europa si concentra dove si decidono reddito e potere: l’opportunità economica è al 60,0% contro il 69,5% della media europea, l’empowerment politico al 26,8% contro il 37,0%.
La sfida più complessa è trasformare questo capitale di competenze in pari opportunità economiche e in una presenza più equilibrata nei luoghi decisionali.
Nel mondo il divario continua lentamente a ridursi; l’Europa resta l’area più avanzata; l’Italia migliora, ma rimane in una posizione arretrata nel confronto europeo.
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Cinzia Borgiani
Cinzia Borgiani è commercialista e consulente senior presso Omnia & Partners, dove è responsabile dell’area Modelli organizzativi.
Da oltre vent’anni supporta imprese e organizzazioni nell’implementazione di sistemi di gestione, modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001, percorsi di sostenibilità e rendicontazione ESG.Si occupa di governance, responsabilità sociale, parità di genere, DE&I e conformità ai principali standard nazionali e internazionali.
Dal 2026 è componente della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei dottori commercialisti di Macerata-Camerino, già componente della Commissione ESG fino al 2025. E’ attivamente impegnata nella diffusione della cultura della sostenibilità e dell’innovazione organizzativa.







