Roma divisa, tra la bellezza del centro e il grido contro il Ddl Bongiorno
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di Chiara Ascani
Ancora una volta Roma si è divisa in due. Ieri, tra le vie del centro, a pochi passi da Piazza Navona, da un lato c’erano i turisti che con il viso all’insù si godevano i primi soli primaverili di una città già rovente; dall’altro, sotto il Senato, riecheggiavano le voci di chi manifestava contro il Ddl Bongiorno.
Il tema centrale è uno, chiaro e sintetizzato nei cartelli alzati verso Palazzo Madama: «Senza consenso è sempre stupro». La manifestazione è stata promossa da Non Una Di Meno, movimento femminista e transfemminista che si batte contro ogni forma di violenza di genere.
Nonostante il presidio sia stato confinato dalle forze dell’ordine in una via stretta tra il Senato e Piazza Navona, le voci si sono fatte sentire con forza. I cori e i canti hanno attirato l’interesse dei passanti; alcune turiste si sono fermate applaudendo, unendosi idealmente alla protesta contro la modifica della legge italiana.
Ddl Bongiorno: prima riunione del Comitato ristretto

La questione è delicata: per la prima volta in Senato si è riunito il comitato voluto dalla senatrice Giulia Bongiorno (Lega) per ridiscutere il reato di violenza sessuale, dopo aver modificato il testo già approvato alla Camera. Ma la folla in piazza non accetta mediazioni: l’obiettivo è fermare il Ddl.
Un punto chiave: il consenso
Mentre la senatrice Bongiorno sembrerebbe cercare un compromesso dopo le critiche ricevute, i movimenti transfemministi, i centri antiviolenza e l’opposizione di centrosinistra restano fermi sul punto chiave: il consenso.
«Parlare di dissenso – spiega una partecipante del movimento -significa affermare che la libertà sul proprio corpo non è un diritto, ma una continua contrattazione e difesa». Le fa eco Elena, una manifestante accanto a lei: «Un atto sessuale senza consenso non può essere un errore o uno sbaglio. È violenza! Ho una figlia di 8 anni e voglio combattere per cambiare questa legge e proteggere il diritto di tutti e tutte, e proteggere lei» conclude guardandola.
Il nodo del contendere riguarda il fatto che il Ddl Bongiorno introdurrebbe il concetto di “dissenso” al posto di quello di “consenso”. La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia, definisce invece come violenza ogni atto sessuale privo di un consenso “libero e attuale”.
Inserire il concetto di dissenso ribalterebbe l’onere della prova: la vittima dovrebbe dimostrare di aver reagito, di aver detto “no”, di aver combattuto. Questo ignorerebbe totalmente il fenomeno del freezing, la paralisi fisica e psicologica che colpisce chi prova terrore. In sintesi, la legge renderebbe ancora più difficile e insicuro il percorso di chi decide di denunciare.
Il verdetto della piazza
Ieri si sarebbe dovuta tenere la riunione del Comitato ristretto in Commissione Giustizia al Senato, ma la senatrice Bongiorno non si è presentata. Lo scopo ufficiale era trovare una mediazione su un punto che sembrava già acquisito grazie all’intesa tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, che avevano concordato l’inserimento della formula “consenso libero e attuale”.

Tuttavia, dal 25 novembre scorso, il testo è stato cambiato portando a un brusco cambio di rotta.
Da quel giorno, i gruppi antiviolenza e i movimenti femministi non si sono mai fermati, organizzando cortei per impedire che questa impostazione diventi legge.
Al Senato prosegue il viavai di proposte per riscrivere il testo base, ma la piazza ha già espresso il suo verdetto. La partita resta aperta.
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