Jo Squillo e Sabrina Salerno cantavano "Siamo donne... oltre le gambe c'è di più"
Era il 1991 quando Sabrina Salerno e Jo Squilo cantavano "Siamo donne"

Dalla minigonna all’equità: ottant’anni di voto non sono bastati

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Le parole di Tajani sulle donne “affidabili”, le scuse mancate, l’infelice battuta di Vannacci: il problema non è la lunghezza delle gonne, ma una politica che pensa alle donne attraverso vecchi stereotipi


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Le considerazioni del vice presidente del Consiglio Antonio Tajani sulla lunghezza delle gonne di una donna sposabile e sull’affidabilità delle donne meno appariscenti non mi hanno sconvolto tanto quanto le sue successive non scuse.

Per chi non avesse avuto modo di imbattersi nel siparietto quasi sussurrato e ammiccante del presidente Antonio Tajani alla kermesse Itaca a Formello, le ripercorriamo velocemente. Per spiegare il concetto di affidabilità e consenso dei partiti politici, Tajani ha utilizzato una metafora sul matrimonio dicendo che «è meglio sposare una donna meno appariscente, con la gonna lunga, perché è più affidabile e seria» rispetto a una ragazza affascinante che potrebbe «avere avuto più fidanzati, mettere qualche cornetto».

Ora io non so quanto sia stata la mia bolla social a scatenarsi e quanto realmente le sue parole abbiano avuto impatto sul Paese intero. Fatto sta che si è scatenata giustamente una bufera: le donne si sono rivoltate con video, foto con minigonne di ogni tipo, meme, reel seri, meno seri e dissacranti,campagne anti Tajani e chi più ne ha più ne metta.

Scuse ma non troppo

«Mi scuso se delle persone si sono sentite offese da quello che ho detto, ma io non ho mai pensato di offendere le donne, non l’ho mai fatto in vita mia né nella vita privata né nella vita pubblica» ha detto Antonio Tajani a New York a margine dell’Assemblea dell’Onu diverse ore più tardi.

Capite? Non «Scusate, in quel momento mi ero bevuto il cervello e ho infilato una serie di considerazioni senza capo né coda». Non «Perdonatemi, le ho dette veramente grosse grosse».

No, lui quello che ha detto lo pensava e lo conferma. Neanche a bocce ferme, neanche dopo che glielo hanno spiegato, immagino, spero, ha capito cosa c’era che non andava in quello che ha detto.

Io non riesco a togliermi da davanti la scena di un piccolo Tajani che ha detto “scemo” al suo amichetto, richiamato da un adulto che gli intima: «Non si fa, forza chiedi scusa». Quel chiedere «scusa» obbligato ma per niente sentito, ci siamo passati tutti.

Non si può dire più niente

E immagino anche un Tajani che esclama stizzito «E vabbè ma non si può dire più niente».

Infatti carissimo vice premier, finalmente bisogna cominciare a stare attenti a quello che si dice riguardo le donne, come non lo si faceva da secoli e come si continua troppo spesso a non fare. Non perché sono diventate permalose, né per l’evoluzione della specie. Ma perché ormai conosciamo tutte e tutti i problemi strutturali che stanno dietro a queste frasi ironiche, baldanzose e ammiccanti.

Meme di Tajani pubblicato da Renzi
Tra i tanti meme pubblicati negli ultimi giorni, c’è quello di Matteo Renzi che ritrae Antonio Tajani in minigonna

Poi, come se non bastasse ha aggiunto: «Faccio un esempio per tutti, proprio a difesa del diritto delle donne ho nominato e ho voluto nominare ambasciatore in Iran e ambasciatore in Afghanistan due donne proprio per dare un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne questo è un esempio ne potrei fare altri cento». A parte che credo siano state nominate ambasciatrici, immagino anche che la loro scelta non sia stata una gentile concessione di Tajani ma una scelta ponderata e basata su effettive competenze, o no?

Se il generale Vannacci fa Berlusconi

Come se non bastasse, a qualcuno è venuto in mente di chiedere al generale Roberto Vannacci che cosa pensasse delle parole di Tajani. Ora un Vannacci che nega l’esistenza del femminicidio e promuove il patriarcato mediterraneo (come fosse la dieta) quale verità ci vorrà rivelare sulle gonne delle donne?

Scimmiottando, anche male, il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, ha tirato fuori, confermando che al peggio non c’è mai fine, la battuta più di cattivo gusto che si potesse immaginare: «Gonna lunga o corta? La donna la preferisco senza».

Quale migliore occasione per il generale Vannacci assetato di visibilità e attenzione per far parlare di sé con minima spesa e massima resa?

Insomma siamo messe e messi così ed è evidente che questi uomini della politica non stanno parlando alle donne che pure votano da 80 anni. Continuano a trattare la maggioranza femminile da minoranza e si rivolgono a quella fascia, purtroppo diffusa, di uomini che vorrebbero le loro partner in casa a fare la calzetta.

Dalla minigonna all’equità

La minigonna, creata dalla stilista britannica Mary Quant, scomparsa qualche anno fa, e lanciata nella Londra anni Sessanta, rappresentò un potente simbolo di emancipazione e libertà femminile. Quindi rivendicare il nostro diritto di camminare con le cosce a vista quando vogliamo, non è un andare avanti nel vedere riconosciuti i nostri diritti. Era il 1991 quando Sabrina Salerno e Jo Squillo cantavano “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più” e allora sembrava anche abbastanza scontato. È quasi un tornare indietro e lasciarsi prendere da quell’onda che vorrebbe un repentino ritorno al passato.

Le senatrici del campo largo in minigonna
Le senatrici del campo largo in minigonna

I nostri nuovi simboli di libertà ed emancipazione devono essere ben altri e confluire nella pretesa che le azioni volte al raggiungimento dell’equità di genere non siano bandiere da sventolare l’8 marzo, ma siano finanziate e portate avanti concretamente.


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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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