L’oro di Francesca Lollobrigida e le sfide dell’equità: non possono volerci i superpoteri
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Francesca Lollobrigida, medaglia d’oro nei 3000 metri pattinaggio di velocità, primo oro per l’Italia ai giochi olimpici di Milano Cortina.
Cosa si può desiderare di più di raggiungere il primato assoluto nella massima serie, che sia lo sport, la carriera, la politica e quant’altro? Francesca Lollobrigida non si è accontentata e vicino a sé, a festeggiare, ha voluto il figlio Tommaso di quasi tre anni.
Una medaglia olimpica “donnemente”
La scena che tutti e tutte abbiamo guardato stupiti è quella dell’atleta che di corsa, coperta col tricolore, è andata ad abbracciare il bambino per poi scendere le scale con lui e non lasciarlo neanche durante le interviste, in cui Tommaso come ogni bambino che si rispetti, ha continuato a chiamarla, a interromperla e a giocare col microfono, e il resto dei festeggiamenti.
Diciamo che ha festeggiato la sua medaglia e il suo nuovo record olimpico, con un tempo di 3 minuti, 54 secondi e 28 centesimi “donnemente”, mostrando il suo lato femminile e tenero, ma anche sottolineando come quell’oro, arrivato inaspettato nel giorno del suo 35° compleanno, sia stata una conquista arrivata a suon di sacrifici.
Essere atleta e mamma
Non solo suoi, ma della sua famiglia e della federazione che l’ha affiancata e ne ha capite le esigenze, dopo la maternità e di recente, quando ha avuto una stagione difficile per una infezione virale.
«Ho voluto dimostrare che essere una mamma è un’atleta è possibile» ha detto Lollobrigida più volte in queste ore. È vero è possibile, come è possibile lavorare il doppio di un uomo per ottenere gli stessi risultati, come è possibile portare avanti ambizioni e carriera.
Quando servono i superpoteri
Certo, è possibile ma alle donne sono richiesti i “superpoteri” per organizzare tutto, per fare quello che serve senza risparmiarsi. Allora che dire, tanta stima ed orgoglio per le donne che ce la fanno e anche per tutti e tutte coloro che capiscono l’importanza di sostenerle, di affiancarle perché i loro talenti, capacità, abilità e passioni lo meritano.
Ma va anche detto che sarà veramente una bella soddisfazione quando i superpoteri non serviranno più e ci saranno anche un sostegno strutturato, soprattutto per chi non ha una famiglia al suo fianco o non può permettersi di pagare forme di affiancamento privato.
L’invito è a tutte le donne, anche quelle che fanno un altro campionato, quello tra i mille ostacoli della vita quotidiana, a farlo notare, a pretendere aiuto e sostegno, ma anche alle loro famiglie e ai loro partner perché oltre a gareggiare al loro fianco, condividano l’impegno ad ottenere una maggiore equità di trattamento, necessaria per il bene di tutti e tutte.
Una esigenza, quella di avere maggiori strumenti di sostegno femminile, che non può essere più liquidata come una specie di lagnanza femminile, ma deve essere riconosciuta come priorità sociale non più rinviabile.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







