La vita che ti restituisco: l’amore di Giada Girolametti va oltre la perdita
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Ha deciso di ridare la vita a Tommaso, figlio che ha perso a 29 settimane di gravidanza attraverso le pagine di un libro. È la storia che Giada Girolametti, infermiera del 118 di Senigallia, ha raccontato in una videointervista a Donnemente.
Tommaso circondato di amore
Si intitola “La vita che ti restituisco” il libro che Giada Girolametti ha scritto di getto, a distanza di pochi giorni da quella perdita. «Ho iniziato a scrivere dal titolo quindi nella prima parte vivo i primi passi di Tommy, il primo giorno di scuola e fino alla torta del suo decimo compleanno. Al suo fianco ho messo tutte le persone che amo».
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Non è un racconto di dolore quello di Giada che, con la solarità di un viso aperto al mondo, la dolcezza disarmante e un sorriso luminoso che riesce a superare ogni dubbio o barriera, non banalizza la tragedia che ha vissuto ma la rende testimonianza e ha deciso di metterla a disposizione di altre donne, di altre famiglie.
Un figlio voluto, restando con i piedi per terra
«Tre anni fa mi sono state diagnosticate endometriosi e ademoniosi, malattie croniche dell’apparato ginecologico e riproduttivo. Per poter avere una gravidanza, io e il mio compagno Andrea abbiamo dovuto ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita.

È un percorso di attese, calcoli e dosaggi, assunzione di medicinali, non è un cammino di speranza perché bisogna rimanere coi piedi per terra.
Noi siamo stati fortunati, è andata bene al primo tentativo ma questo miracolo mi ha portato ad essere da subito una paziente a rischio».
Quel giorno
I mesi passano e Giada Girolametti arriva a 29 settimane di gravidanza: «Mi sveglio con dolori importanti, da infermiera capisco subito che qualcosa non va. In ospedale purtroppo c’è un ritardo diagnostico e la situazione precipita. Perdo il mio bambino Tommaso».
Da subito ha iniziato a cercare informazioni su quanto accaduto e si accorge come si parla tanto degli aborti spontanei nei primi mesi di gravidanza, ma molto meno delle difficoltà successive.
Il messaggio alle mamme e ai papà
«È così che ho iniziato a scrivere, di getto. In due mesi. Quello che voglio fare è far conoscere la mia testimonianza a tutte quelle donne che hanno vissuto questa situazione e che possono sentirsi sole, ma anche a tutti i papà. Io sono madre, ma Andrea il mio compagno è padre e ha sofferto allo stesso modo. Ai padri si chiede di essere forti, di sostenere, come se il loro dolore dovesse restare un passo indietro ma non è così».
Giada Girolametti porta la sua storia anche ad incontri in presenza e sui media perché «Tommaso vive nell’amore che io riesco a dare, non ho un corpo da stringere ma l’amore per lui ha una direzione da seguire».
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







