Potevi darglielo un bacetto
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“Non si può dire più niente” è il provocatorio titolo del nuovo spot della Fondazione Giulia Cecchettin. Nel video, breve ma molto intenso, un gruppo di uomini, piuttosto giovani ma non giovanissimi, si scambiano battute sulle mogli e compagne.
Si tratta di frasi che a me è capitato di sentire diffusamente a tavoli maschili. Il video, che puoi trovare sul sito della Fondazione o su Instagram propone una escalation di violenza verbale fino all’ultimo dei protagonisti che conclude “Io le ho detto solo se mi lasci ti ammazzo”.
Lo scopo, ma anche l’obiettivo centrato, di questo video è quello di far uscire dall’alone di normalità che le ricopre espressioni che ci sembrano persino accettabili.
La potenza della consapevolezza
Ho mostrato questo video a tutti coloro e a tutte colore che ho potuto, a partire dai miei figli di 12 e 8 anni, perché penso che la presa di consapevolezza sia uno strumento potentissimo. Il mio mostrare il video a uomini che conosco non era un atto d’accusa. Non volevo invitare nessuno a guardare quel video perché ci vedevo dentro un loro gesto, una loro espressione, un loro modo di fare. Eppure molti di loro si sono offesi e l’hanno preso così, come un dito puntato verso di loro.
Era più un modo per far capire quando ci sembrano banali frasi che pronunciamo con leggerezza e che invece sono intrise di violenza, di stereotipi e di quella cultura anti femminile (che dire patriarcale ormai è diventata una impronunciabile parolaccia) che è alla base di tante delle questioni di genere che ci troviamo ad affrontare. Un esempio per tutti il famoso e ancora tristemente utilizzato “Mogli e buoi dei Paesi tuoi” che dentro ha un po’ di tutto.
Sono molti anche gli uomini che ho sentito pronunciare la fatidica frase “Non si può dire più niente” con riferimento chiaro e per niente velato a queste donne esagerate che adesso, all’improvviso, pretendono di essere trattate con rispetto, anche nelle parole.
Quel “Non si può dire più niente” nasconde anche più subdolamente un gettare discredito sulla ricerca di strumenti di equità tra uomini e donne perché non riconosce nell’attenzione al linguaggio, sintomo di una situazione grave che porta a tanti, troppi femminicidi ogni anno, a forme di violenza economica che sono peggio di un carcere, alla difficoltà di tante donne ad affermarsi professionalmente oltre che nel ruolo di cura.

“Non si può dire più niente” è un modo, purtroppo molto efficace, per affermare, riuscendo a volte anche brillanti e simpatici, che quella di certe donne è una lagna continua e fastidiosa e che neanche serve.
Per tornare a quanto siano normalizzate e socialmente accettate le situazioni che vedono le donne in una posizione di imbarazzo, “cringe” come direbbero i nostri e le nostre giovani, vi porto un esempio che non vuole essere in alcun modo dissacrante né colpevolizzare protagonisti e protagoniste di quanto accaduto ma solo evidenziare come vanno le cose.
Lunedì sera, Rai 2, va in onda “Stasera a letto tardi“. È l’ultima puntata di una trasmissione che vede in studio il gruppo comico The Jackal con bambini e bambine di diverse età chiamati ad affrontare candid camera e interagire con ospiti vip. Ebbene, l’ospite è Mara Venier, la signora della tv, molto donna e anche molto attenta alle figure femminili. Ma ripeto, questo episodio non serva a dar contro a una professionista tra l’altro molto stimata ma a capire il “brodo sociale” in cui viviamo.
(https://www.raiplay.it/video/2026/03/Stasera-a-letto-tardi—Puntata-del-30032026-e3a39939-ef4b-4d19-9e26-0685f2c0d78f.html trovi la scena di cui parliamo dal minuto 28 circa in avanti)
Una bambina molto esuberante di nome Viola, dopo che Mara Venier ha raccontato la sua esperienza con gli ex mariti con cui ha tenuto buoni rapporti, le vuole raccontare che lei è single dopo aver lasciato due fidanzati.

«Perché sei single? Li hai lasciati tu?» chiede Venier. E Viola: «Uno dei due voleva sempre un bacetto, ma io gli ho detto neanche per sogno e lui ha pianto, ha pianto».
La risposta di Mara Venier in un Paese in cui si sta lottando per il riconoscimento della necessità del consenso libero da parte delle donne nella legge sullo stupro è chiaramente adatta ad una bambina che avrà 6 o 7 anni ma è testimonianza pura di quanto ancora il rispetto della volontà e del corpo femminile sia poco trapelata.

La presentatrice ha risposto: «Però tu un bacetto potevi darglielo». La domanda è perché? Da parte sua l’altra conduttrice in studio , la comica Aurora Leone, ha sventolato più volte il dito indice chiarendo: «Tu Viola hai detto no».
Ora, questo accade in Rai, in prima serata, davanti a milioni di persone e molti obbietteranno che sarà mai rispetto a episodi molto più gravi che sono accaduti al Festival di Sanremo?
“Stasera a letto tardi” però è una trasmissione che ha un pubblico potenziale di bambini e bambine, quegli stessi che in Italia non hanno una educazione affettiva e sentimentale e che sono molto sensibili agli stimoli visivi. Dire ad una bambina di essere più accomodante ( e più o meno è toccato a tutte noi) fa parte di quel processo sociale che porta a fraintendere i ruoli e quello che si può e non si può fare.
Quindi davvero “Non si può dire più niente”? La mia impressione è invece che ci sia molto margine per stare attenti a quello che diciamo.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







