Paola Loi con il marito Francesco
Paola Loi con il marito Francesco

Impresa femminile e sostenibilità, Paola Loi e il suo yogurt agricolo più quotato d’Italia

Condividi:

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

C’è un filo sottile che lega la terra alle mani di chi la lavora, e spesso passa attraverso storie silenziose, fatte di gesti quotidiani e scelte coraggiose. In Toscana, in Maremma, dove il paesaggio conserva ancora un respiro autentico, Paola Loi ha intrecciato la sua vita a quello stesso filo, trasformando un’eredità familiare in un progetto vivo, contemporaneo e profondamente radicato nel territorio.

Prendersi cura del territorio

Nel suo caseificio, ogni fase racconta una storia: dall’allevamento delle pecore alla trasformazione del latte, fino al banco del mercato e alla vendita diretta. Un lavoro che profuma di dedizione e concretezza, capace di unire tradizione e visione. Poi c’è il palco delle premiazioni importanti dove talvolta Paola è invitata a salire perché il suo yogurt agricolo si distingue a livello nazionale, confermando la qualità di una filiera seguita con cura e coerenza.

Accanto a lei, la famiglia: il marito, i figli, e la madre che rappresenta memoria e continuità. “Paola Loi Agrocasearia” è un’impresa al femminile in provincia di Grosseto, su una collina che guarda il mare di Talamone; è una storia collettiva, dove il lavoro si fa racconto di resilienza, amore per la natura e capacità di innovare senza perdere le proprie radici. E mentre il calendario segna quasi il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, la storia di Paola diventa qualcosa di più di un esempio virtuoso: è la dimostrazione concreta che prendersi cura del territorio non è solo una scelta produttiva, ma un atto quotidiano di responsabilità e futuro, è costruire valore partendo dalla terra.

Uno yogurt di famiglia

All’ultima fiera di Verona, Paola Loi è tornata a partecipare ad AgriYogurt, il concorso nazionale dedicato agli yogurt agricoli. Dopo il primo posto conquistato nel 2024 con lo yogurt di pecora, quest’anno sono arrivati un secondo premio per lo yogurt di capra e un terzo per quello di pecora. Un risultato che conferma una qualità e percorso in evoluzione: «Due anni fa il prodotto di capra ancora non c’era» racconta.

All’Agrocasearia la giornata inizia con la mungitura e prosegue tra il caseificio e i mercati, in un ritmo che si ripete senza sosta: si prepara, si vende, si torna e si ricomincia per il giorno dopo. Accanto a Paola lavorano il marito, i figli e la madre. Ognuno ha un ruolo preciso che tiene conto anche delle inclinazioni personali: il marito Francesco si occupa di formaggi e ricotta, lei prevalentemente di primosale, budini, yogurt e robiola. «Mio figlio Gabriele – dice – è più attratto dagli animali e dai trattori, mia figlia Letizia è più portata per la vendita, mia madre non più giovanissima dà ancora il suo contributo».

Paola Loi

«La sostenibilità ambientale è centrale in questo lavoro – spiega Paola, oggi cinquantaduenne – alleviamo le pecore, mungiamo il latte che viene lavorato subito, ci occupiamo della semina dei mangimi e del foraggio, nei terreni intorno al caseificio viene su il fieno. Il rispetto del terreno e della stagionalità sono tra i nostri punti fermi. A volte il cliente ci chiede lo stesso formaggio dell’altra volta, come dire mi sono trovato bene, mi è piaciuto, voglio di nuovo quello. Non è detto che dalle nostre forme venga fuori un formaggio sempre uguale, dipende da cosa hanno mangiato le pecore, se c’è stata pioggia o sole, il formaggio non è mai identico, varia in base a tanti fattori naturali».

L’ equilibrio tra tradizione e futuro

«Lavoro da quando sono nata» dice. Il padre allevava già le pecore e il formaggio si faceva in casa. Poi, circa dieci anni fa, la decisione di trasformare quella tradizione in un’attività vera e propria. Un passaggio tutt’altro che scontato, che ha richiesto investimenti, studio e coraggio. Il marito si è formato tra Bergamo e Milano, specializzandosi anche nella produzione di un brie di pecora cremoso e originale. Il primo riconoscimento importante arriva nel 2017, con la vittoria al Tuscany Food Awards di Firenze per un formaggio semistagionato: «Abbiamo capito che potevamo andare avanti. C’è più lavoro, ma anche più reddito».

Prima di quella scelta, il latte veniva venduto: passava il camion del caseificio e portava via la materia prima. Oggi invece tutto resta in azienda e si trasforma. Una decisione che ha comportato anche un ridimensionamento: dalle oltre mille pecore divise tra Lazio e Toscana, la famiglia ha scelto di concentrarsi su circa 350 capi, tutti in Maremma.

La produzione è ampia e affonda le radici nelle ricette di famiglia, mentre le tecniche di produzione del formaggio sono tramandate da padre e suocero. «E’ un equilibrio tra memoria e innovazione che riflette bene l’identità dell’azienda» sostiene la titolare. Le famiglie arrivano dalla Sardegna alla fine degli anni Cinquanta, poi trovano l’amore e restano in Maremma. Dalla Toscana non sono più andati via.

Lo yogurt agricolo più quotato d’Italia

Com’è successo che dal caseificio di Cupi sia uscito lo yogurt agricolo più quotato d’Italia e che anche quest’anno ha raggiunto il podio? «E’ stato quasi per caso con una giornalista, cliente abituale ai mercati nel Lazio, a notare il prodotto e a incoraggiarmi. Poco dopo arriva una mail con la possibilità di partecipare a un concorso nazionale. Vabbè, provo.

L’ho fatto più per avere almeno un attestato di partecipazione da appendere nel nuovo caseificio, inaugurato a maggio 2024, che per reali aspettative di vittoria. I campioni del nostro yogurt partono con un corriere refrigerato, vengono valutati da una giuria in forma anonima, insieme anche a prodotti della grande distribuzione.

Intanto hanno riconosciuto subito l’artigianale rispetto agli altri e poi la selezione è andata avanti e il nostro yogurt ha superato tutti gli step. La chiamata arriva all’improvviso: primo premio. Allora la corsa per riuscire a organizzarsi e arrivare a Verona tra lavoro, figli e famiglia».

Paola Loi

Paola si emoziona a ricordare la soddisfazione e poi la risonanza della notizia sui giornali e in tanti canali. «Mi preme dire – va avanti Paola – che oggi quei riconoscimenti, la targa, il trofeo, non sono solo simboli, ma tappe di un percorso che continua».

Quando la sostenibilità è messa in pratica

La storia di Paola Loi non è quella di un successo improvviso, ma di una costruzione paziente e una visione chiara: restare fedeli alla terra, innovando il giusto. Al centro è la scelta della sostenibilità, messa in pratica prima che sventolata a destra e a manca: qui si accetta e si valorizza la variabilità naturale. Perché oltre alla produzione c’è la distribuzione, altrettanto impegnativa. I mercati fuori e il punto vendita in azienda. Un’organizzazione capillare che richiede presenza, energia e una logistica continua.

«E’ un lavoro faticoso, fisicamente e mentalmente. C’è sempre un po’ di ansia – ammette – perché è cibo che va al pubblico». La responsabilità si traduce in una cura quasi maniacale per il prodotto. I formaggi, non trattati con cere o conservanti, sviluppano naturalmente una leggera muffa: vengono lavati, asciugati, controllati a uno a uno. «Mi piace essere precisa, scrupolosa».

Le donne pastore

In questo equilibrio tra lavoro dentro e fuori dall’azienda, Paola rivendica anche uno sguardo sul ruolo delle donne. «Noi riusciamo a fare di più, dentro e fuori» afferma pescando dalla sua esperienza concreta di chi tiene insieme produzione, famiglia, relazioni e responsabilità quotidiane.

Un impegno che ha trovato riconoscimento anche per la persona. Nel 2024 Paola ha ricevuto il premio dedicato alle donne pastore, promosso a Grosseto nell’ambito delle arti e dei mestieri. Per partecipare, ha semplicemente raccontato la sua giornata, scrivendola a mano. «Ho fatto la terza media», precisa, quasi a voler togliere peso al gesto, che invece restituisce tutta l’autenticità del suo percorso. Tra candidature più strutturate, la sua ha colpito di più. «Ho ricevuto un premio in denaro che è stato reinvestito in azienda».

Oggi le donne pastore in Maremma non sono molte. «Siamo rimaste in poche», dice. E anche per questo la sua storia assume un valore ancora più significativo: non solo come impresa familiare, ma come testimonianza di un mestiere che resiste e si rinnova.

La giornata inizia prestissimo, alle quattro e mezzo del mattino la casa è già in movimento. Si mungono le pecore, si prepara il lavoro, si parte per i mercati. Tutti insieme: Paola, il marito, i figli e anche la madre. In questa fatica condivisa prende forma il senso più profondo del lavoro di questa imprenditrice dei latticini: un equilibrio possibile tra tradizione e futuro, tra impresa e famiglia, tra radici e cambiamento. Una storia concreta di equità praticata ogni giorno, senza proclami.

Come fa coesistere vita personale e vita lavorativa? «La pazienza è il segreto, e tanta forza di volontà. In certi momenti bisogna saper stringere i denti. La cosa più bella che ho fatto? I miei figli. In famiglia a volte mi dicono che sono la più matta perché m’arrabbio poi mi passa e rido, a volte piango e poi rido ancora. La vita».

Pillole di concretezza

Secondo il mood di Donnemente, equità in pratica, ecco qualche pillola di concretezza da portare via dopo aver letto questa storia

Prendersi cura del territorio è un atto di sostenibilità che sa di futuro

I riconoscimenti e i premi raccontano il viaggio, il percorso lavorativo che è la somma di scelte quotidiane

La visione del lavoro collettivo creato nell’equilibrio tra famiglia, territorio e ambiente è una risorsa ispiratrice.


La newsletter di Donnemente

Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui

Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui


Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *