Giro d’italia delle imprese femminili: 1,3 milioni di storie di coraggio e di talento
C’è un’Italia che ogni giorno sceglie di fare impresa non per ripiego, ma per vocazione. È l’Italia delle imprenditrici, donne che scommettono su se stesse, costruiscono lavoro e comunità e portano avanti imprese dove competenza, cura e innovazione si incontrano. La tappa romana del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa è stata l’occasione per mettere in luce i numeri contenuti nell’ultimo report di Unioncamere, realizzato con il supporto del Centro Studi Tagliacarne e Sicamera e che dice che oggi nel nostro Paese le imprese guidate da donne sono oltre 1,3 milioni, pari al 22,2% del totale nazionale.
Un universo vasto e dinamico che continua a crescere (+0,4% rispetto al 2014) e che rappresenta una leva fondamentale per aumentare la partecipazione femminile al lavoro. Dentro queste aziende, infatti, più della metà dei dipendenti è donna (54%), un segno concreto di come l’imprenditoria femminile generi occupazione e opportunità anche per altre donne.
Imprenditrici per scelta, non per necessità
Il profilo che emerge dal report è quello di una leadership definita matura, istruita e consapevole.
Il 25% delle imprenditrici è laureata, contro il 21% degli imprenditori uomini, ma ciò che più colpisce è la motivazione: il 37% sceglie di mettersi in proprio per autorealizzazione, non per mancanza di alternative.
È una scelta che si riflette nella qualità di vita nelle aziende: più attente al benessere dei collaboratori, più sensibili al welfare e più propense a introdurre misure di conciliazione vita-lavoro. Il 28% delle imprese femminili offre strumenti per armonizzare tempi di lavoro e vita privata, percentuale che sale al 40% quando al timone c’è una donna laureata.
In poche parole, dove c’è una donna a guidare l’azienda, c’è più attenzione alle persone.

Piccole dimensioni, grandi potenzialità
Nonostante la maggior parte delle imprese femminili sia di piccola dimensione (il 96% ha meno di 10 addetti), la loro capacità di innovare è tutt’altro che marginale.
Le difficoltà, tuttavia, restano: queste aziende hanno una produttività inferiore del 60% rispetto a quelle maschili e spesso fanno affidamento sul capitale familiare per l’avvio (74%). Una scelta che garantisce stabilità ma limita la crescita e la propensione a investire.
Eppure, quando le imprenditrici decidono di scommettere sul credito bancario e sugli incentivi pubblici, i risultati cambiano radicalmente: la produttività sale del +33%, e addirittura del +40% se gli investimenti vengono accompagnati da formazione.
Sono dati che raccontano quanto sia fondamentale sostenere le imprese femminili con strumenti finanziari e formativi adeguati.
Un capitale umano da non disperdere
«È una imprenditoria matura, istruita, motivata, con una leadership consapevole>>, ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere. <<Le donne d’impresa sono una risorsa preziosa per il Paese, perché alimentano anche le economie dei territori più fragili. Per questo è fondamentale accompagnarle, semplificare l’accesso agli incentivi e offrire strutture di supporto stabili».
Dietro ogni numero, quindi, c’è la storia di una donna che crea valore, innova e tiene in piedi pezzi di Italia. Perché quando una donna fa impresa, non cresce solo la sua azienda. Cresce tutto il Paese.
Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.







