Clementina Sasso con il suo telescopio
Clementina Sasso

Clementina Sasso, la signora del Sole

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A poche ore dell’eclissi solare, l’astrofisica dell’Inaf-Osservatorio di Capodimonte racconta cosa accade quando la Luna oscura il Sole e cosa può osservare una scienziata in quei pochi minuti. Ma parla anche di un’altra forma di eclissi: quella che stereotipi e pregiudizi possono imporre alle donne nella scienza. «Voglio fare in modo che la fortuna che…

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Astrofisica è un nome altisonante per una professione che sembra inarrivabile ma Clementina Sasso, astrofisica all’Inaf- Osservatorio di Capodimonte, sa come non farla pesare. È una scienziata con gli occhi al cielo, al Sole in particolare, ma non si dà arie ed è ben radicata e tra la gente, come dimostrano la sua attività di divulgazione attraverso i social ma anche l’apertura e il sostegno alle giovani che aspirano ad una professione Stem.

Sui suoi canali si definisce “la signora del sole” e quando glielo facciamo notare ride di gusto e ci spiega: «È iniziato come un gioco quando sono arrivata sui social. C’era bisogno di qualcosa che mi identificasse. Margherita Hack, modello per tante di noi scienziate, era la signora delle stelle. Lei era immensa, quindi io ho pensato che non ci fosse niente di male a essere la signora di una stella sola. Anche se non è un titolo, lo vivo con orgoglio».

Un’eclissi a distanza

Per l’eclissi che questa sera oscurerà (in Italia in parte) il Sole, sarà protagonista oggi di una maratona di trasmissioni tv in diretta e interviste. Questa sera sarà lei, con Claudio Lopresti (vicepresidente Uai), a commentare l’evoluzione del fenomeno seguendo le immagini dell’eclissi parziale. La diretta sarà trasmessa sul canale YouTube di EduINAF e sulle pagine Facebook di Inaf e Uai. E anche qui, si smarca dagli onori: «Credo di essere l’unica astrofisica rimasta in Italia mentre tutti i colleghi e le colleghe sono in Spagna o dove l’eclissi è totale».

Come mai questa scelta? «Non ci ho creduto abbastanza. Ho a breve un viaggio in Giappone, per lavoro e famiglia. Quindi ho deciso di rinunciare a questa eclissi che dura meno rispetto ad altre che ho visto per lavoro ma ho già prenotato per l’Egitto l’anno prossimo, quando l’eclissi durerà oltre sei minuti».

Clementina Sasso in Texas per l'eclissi totale
In Texas per l’eclissi totale

Noi di Donnemente l’abbiamo intercettata ieri sera, a 24 ore dall’eclissi, e ci ha accompagnato alla scoperta di dettagli scientifici ma anche di scienziate che rischiano di essere “eclissate” dai pregiudizi e dagli stereotipi e dal gender gap che sappiamo essere una realtà molto resistente.

Clementina Sasso, che cosa accadrà questa sera?

«Sarà un’eclissi particolare perché avverrà al tramonto: Sole e Luna tramonteranno praticamente insieme, rendendo il fenomeno ancora più suggestivo. In Italia l’eclissi non sarà totale, ma la percentuale di copertura varierà sensibilmente a seconda delle zone: nel Nord-Ovest arriverà fino a circa il 97%, mentre scenderà progressivamente andando verso sud, fino al 35-38% circa a Palermo. Molto alta sarà invece la copertura in Sardegna.

Le eclissi di Sole si verificano mediamente un paio di volte l’anno, ma non sono visibili ogni volta dalle stesse aree del pianeta. La particolarità di questo periodo è che sia quest’anno sia il prossimo l’Europa e l’Africa saranno interessate da questi fenomeni: era da parecchio tempo che non accadeva».

L’effetto wow

Che cosa vede una scienziata quando guarda un’eclissi che noi percepiamo soprattutto come spettacolo?

«Io sono molto bambina da questo punto di vista e percepisco ancora pienamente l’effetto “wow” di un’eclissi. Ma sono anche una fisica solare e, per noi scienziate e scienziati, un fenomeno come questo rappresenta un’occasione preziosa per effettuare misure che in altri momenti sono molto difficili, se non impossibili.

Clementina Sasso
Al lancio del Solar Orbiter

Durante un’eclissi riusciamo infatti a osservare molto bene il lembo del Sole e la corona solare, che normalmente è nascosta dalla fortissima luminosità del disco solare. A noi interessa in particolare la regione più vicina al lembo. Esistono strumenti, chiamati coronografi, che simulano l’effetto di un’eclissi oscurando il disco del Sole, ma producono comunque effetti di diffrazione che rendono più complicate alcune osservazioni.

Quello che cerchiamo di misurare, tra le altre cose, è il campo magnetico. Con gli strumenti stiamo riuscendo ad avvicinarci sempre di più a queste regioni, ma l’eclissi offre condizioni davvero particolari per studiarle.

E sono misure importanti perché è proprio in quelle zone che avvengono molti dei meccanismi all’origine delle tempeste solari: fenomeni che possono regalarci spettacoli straordinari come le aurore boreali ma che, nei casi più intensi, possono anche provocare disturbi ai satelliti e alle infrastrutture tecnologiche sulla Terra».

Astrofisica oltre gli stereotipi

Come mai ha scelto di diventare un’astrofisica? È raro, purtroppo, che le bambine lo vedano come lavoro dei sogni.

«Io sono stata fortunata perché quando ho detto che volevo studiare le stelle nessuno a casa mia si è meravigliato. Avevo due genitori matematici e evidentemente già mia madre aveva sdoganato le professioni Stem al femminile».

Esistono ancora stereotipi di genere che allontanano le donne da queste professioni?

«Per molto tempo, però, non li avevo percepiti direttamente: nella mia famiglia non avevo mai vissuto particolari distinzioni tra uomini e donne e neppure durante la mia esperienza in Germania o all’interno del mio osservatorio.

È stato quando ho deciso di avere dei figli e sono entrata nella società anche nel ruolo di madre che mi sono resa conto di quanto questi stereotipi esistano ancora. In qualche modo, la scelta della maternità mi è stata fatta pesare e questo mi ha portata a interrogarmi maggiormente sul problema. Per questo ho iniziato ad occuparmi di stereotipi di genere.

Clementina Sasso con le colleghe scienziate nella sede dell'International Space Station
Con le colleghe scienziate nella sede dell’International Space Station

Ho poi partecipato negli Stati Uniti a un progetto insieme a donne impegnate nell’empowerment femminile nelle discipline Stem e da quell’esperienza è nato anche un lavoro specifico sulla formazione. Oggi organizziamo corsi rivolti agli insegnanti per aiutarli a riconoscere gli stereotipi di genere e a evitare di trasmetterli, anche inconsapevolmente, alle nuove generazioni.

È un’attività che portiamo avanti anche in Italia insieme ai Cug della Sapienza e a quello dell’Inaf, perché gli stereotipi si possono contrastare anche partendo dalla scuola e dalla consapevolezza di chi ogni giorno contribuisce alla formazione di ragazze e ragazzi».

Condividere la fortuna

Qual è il suo consiglio alle giovani che vogliono diventare scienziate?

«Ci devono credere, senza farsi frenare. Non devono ascoltare nessuno se non loro stesse. Se avete problemi – dice rivolgendosi direttamente alle ragazze – venite da me.

L’astrofisica ad esempio, è un campo difficile di per sé, non solo per donne ma le soddisfazioni sono immense. Devono fidarsi un po’ anche di noi adulte che cerchiamo di spianare la strada.
Mi sono data come obiettivo quello di cercare di aiutarle. Ci sono discriminazioni anche fatte senza pensarci. Io voglio fare in modo che la fortuna che ho avuto io sia un dato di fatto per loro».

L’effetto Matilda e le scienziate sclissate

Chi è secondo lei una scienziata che è stata immeritatamente eclissata?

«Ce ne sono e ce ne sono state tante. Possiamo parlare del cosiddetto “effetto Matilda”, coniato da Matilda Joslyn Gage, che descrive proprio la tendenza a non riconoscere o a sottovalutare il contributo delle donne nella scienza.

È legato a un meccanismo più generale, quello che il sociologo Robert Merton definì “effetto Matteo”, riprendendo il passo del Vangelo: “a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto”. In sostanza, chi è già riconosciuto e autorevole tende ad accumulare ulteriore riconoscimento, mentre chi parte da una posizione meno visibile rischia di rimanere nell’ombra.

L’effetto Matilda mostra come questo meccanismo abbia penalizzato in particolare le scienziate: ci sono studi che hanno analizzato scientificamente queste disparità, mostrando quanto il riconoscimento non dipenda sempre soltanto dalla qualità del lavoro. Eppure è un fenomeno ancora poco conosciuto. Per questo è importante non limitarsi a recuperare i nomi delle scienziate “eclissate”, ma studiare anche le cause e i meccanismi che hanno prodotto, e continuano a produrre, questa invisibilità».


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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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