Una sola assessora in Giunta, agli uomini il compito di rappresentare le donne
Nelle Marche, in Regione, Francesco Acquaroli ha appena presentato la sua nuova Giunta.
Sarà composta di sei persone di cui una sola donna: Francesca Pantaloni, imprenditrice agricola di 51 anni quasi compiuti, già assessora al Bilancio del Comune di Ascoli.
«Sono forse la prima donna – ha detto – a ricoprire la carica di assessora al Bilancio e mi impegnerò a fare la differenza partendo dal mio percorso di studi e dalle competenze acquisite. Essere da sola è uno stimolo a portare il proprio contributo».
Ne arriverà un’altra di assessora: Silvia Luconi di Tolentino entrerà in Giunta quando, in base alle nuove disposizioni, sarà allargata a otto componenti. Dopo l’upgrade di alcuni consiglieri ad assessori entreranno in Consiglio regionale, scarsamente femminile, anche due consigliere.
Di certo, a spiegare il numero di donne attive in politica è stata l’assessora Pantaloni, appena nominata: «Nel nostro partito Fratelli d’Italia, c’è una rappresentanza buona ma noi donne dobbiamo conciliare tra più aspetti e spesso non è semplice fare tutto, serve molta organizzazione e molto supporto». Quindi purtroppo siamo ancora ferme qui.
Non che la situazione in passato fosse migliore. Nella prima Giunta Acquaroli, l’unica esponente donna era Chiara Biondi, assessora all’Istruzione. E per completezza va anche detto che la componente tecnica e dirigenziale della Regione Marche vede una significativa rappresentanza femminile con competenze e funzioni molto significative.
Non vogliamo cadere nella banalità delle logiche per cui, se non ci sono donne in una Giunta regionale, la parte femminile della comunità non sarà tutelata o rappresentata. Ci mancherebbe.

Donne al potere non vuol dire emancipazione
Anche perché abbiamo imparato nel tempo che donna al potere non è per forza sinonimo di emancipazione. Basta guardare al Giappone, per citare l’esempio più recente, dove Sanae Takaichi è stata eletta prima presidente del Consiglio ma ha già dimostrato in passato come sulle questioni di genere non sarà in prima linea.
Siamo certe che gli uomini al potere saranno ben consapevoli che le elettrici sono tante, un po’ meno le votanti vista la bassissima affluenza alle urne (in linea con tutta Italia salvo rare eccezioni).
E saranno anche consapevoli (o provvederemo a farlo presente nelle sedi opportune) che l’equità di genere non è una esigenza delle donne, ma il necessario riequilibrio di una società che ambisce ad evolvere e non a retrocedere.
Per questo si faranno certo portavoce anche delle esigenze femminili, magari prendendo esempio dagli uomini di Genova che sono scesi in piazza per manifestare contro la violenza di genere e il patriarcato, rendendosi conto di quanto pesi anche su di loro.
Detto questo, però il problema delle donne in politica resta ed è evidente non solo nelle Marche. Capiamoci, qui non stiamo portando avanti il motto “potere alle donne”, qui parliamo di equità che vuol dire essere messe nelle stesse condizioni degli uomini nelle varie funzioni.

Lo studio dell’Istat
Non sarà un caso se, in base ad uno studio dell’Istat, «nonostante la progressiva convergenza nelle forme di partecipazione politica invisibile di uomini e donne, permangono evidenti differenze di genere che vedono gli uomini partecipare più numerosi alla vita politica del Paese.
Nel 2024, poco più di due donne su cinque (42,5%), infatti, si informa settimanalmente di politica, contro il 54,1% degli uomini. In particolare, è sull’informazione quotidiana che il gap di genere è più evidente (27,6% degli uomini e 19,0% delle donne)».
Tra l’altro la metà delle donne italiane è convinta di non capire la politica e qui serve di sicuro un lavoro di formazione e informazione.
La certezza che possiamo darvi oggi è che la carenza di donne in politica e nella partecipazione non è un fattore fisiologico. Abbiamo tutte le carte e gli organi a posto per poter dare un prezioso contributo.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







