Rawan Sedik e la mamma
Rawan Sedik e la mamma

L’Egitto con gli occhi di Rawan Sedik: «Non sono fatta per i matrimoni combinati»

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Se Rawan Sedik, studentessa egiziana di 26 anni, può inseguire i suoi sogni, è per due motivi: il primo è il fatto di essere single e per questo più libera nella sua cultura di origine, la seconda è l’incoraggiamento di sua madre a fare tutto quello che lei non ha potuto fare in un Paese che continua ad essere tutt’altro che aperto all’equità. Basti pensare alla vicenda di Nessy Guerra, la mamma italiana bloccata in Egitto che rischia di finire in carcere per adulterio (la sentenza sarà emessa il 18 febbraio).

Con questa intervista a Rawan Sedik continuiamo a dare voce alle studentesse. Lo facciamo perché, dopo aver pubblicato le prime interviste, siamo state contattate da diverse giovani che desideravano raccontare le loro storie mai banali, anzi molto interessanti e capaci di restituire uno spaccato di mondo non sempre evidente e accessibile.

Donnemente ha quindi scelto di dare loro spazio perché la condivisione delle storie è un supporto concreto verso le ragazze che ce la stanno mettendo tutta per costruirsi un futuro, anche se vengono da situazioni complesse. È al tempo stesso un modo per valorizzare le azioni delle loro madri che in queste interviste sono spesso motore di cambiamento e supportano le loro figlie nel seguire la loro strada, spesso completamente diversa da quella che hanno vissuto loro.

Viaggi e sport per emanciparsi

Rawan Sedik, lunghi capelli scuri, viso solare e un italiano fluente è iscritta a Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale dal 2024. «Voglio far arrivare la mia voce. Devo scoprire qual è il mio messaggio ma so che ho molto da dire per questo cerco di cogliere ogni opportunità.

Rawan Sedik

Mia madre aveva un fratello che è morto in guerra e ci ha tanto parlato di lui perché credeva che lui fosse nato per quello scopo. Credo che lei sia nata per farci emancipare rispetto a lei, attraverso i viaggi e lo sport ad esempio. Sia mia sorella che io abbiamo praticato a lungo nuoto sincronizzato».

La lingua italiana e una opportunità a Sharm El-Sheik

La sua scelta di studiare in Italia è legata anche all’amore per la lingua italiana: «A scuola ho scelto l’italiano come seconda lingua e l’ho adorato. Al liceo scientifico ho ottenuto il massimo dei voti e questo mi ha aperto le porte del dipartimento di italianistica».

La sua famiglia, molto rigida quando era ancora bambina, si è fidata di lei e, dopo un lavoro nel servizio clienti di Amazon, le hanno dato l’opportunità di andare un mese a Sharm El-Sheik per misurarsi con il settore del turismo: «La mia famiglia è unica e speciale in un Paese come l’Egitto e se mio padre aveva qualche perplessità nel lasciarmi andare, è stata mia madre a fare la differenza.

Rawan Sedik

D’altronde, essere seconda di tre figli mi ha insegnato ad essere meno impaziente di mio fratello grande e calma tanto che mi affidavano fin da bambina mia sorella piccola.

Quando sono partita per Sharm, la mamma mi ha ricordato che loro ci avevano dato una educazione e ora toccava a me metterla in pratica e badare a me stessa.

Quella esperienza mi ha reso più coraggiosa e audace, oltre ad aiutarmi con l’italiano, ma al tempo stesso ho capito che l’italiano non fa per me».

Quel profondo senso di libertà in Italia

Una volta deciso di fare la magistrale, Rawan Sedik doveva scegliere tra l’Egitto e l’Italia. Per capire bene quale fosse la sua strada ha chiesto i suoi di poterle finanziare una esperienza di tre mesi a Milano: «Sono tornata molto arricchita ma ho anche scoperto che l’Italia è un Paese molto diverso dal mio.

Qui c’è un profondo senso della libertà, ognuno fa quello che vuole senza essere giudicato, non ci sono limiti e questo a me ha fatto paura. L’educazione rigida dei miei genitori mi è servita tantissimo. I principi che mi hanno insegnato sono stati messi alla prova. A quel punto ho capito che, con le loro imposizioni, non mi opprimevano ma mi proteggevano».

L’importanza di essere single

Al rientro in Egitto, la studentessa si è trovata di fronte ad un passaggio difficile: «Quando ho detto a mio padre che volevo tornare in Italia per la magistrale, è rimasto scioccato. Non immaginava che volessi ripartire e ha cercato di convincermi a restare trovandomi uno sposo.

Mi ha fatto conoscere un ragazzo ma io sono moderna e i matrimoni combinati non fanno proprio per me. Nella nostra cultura, il fatto di essere fidanzata è un legame forte. Il fatto di essere single mi ha dato maggiore libertà».

Se tre mesi a Milano erano stati bellissimi, invece la lontananza prolungata dalla famiglia è stata più difficile: «A Macerata ho vissuto la solitudine, morale, psicologica e sociale. È qualcosa che in Egitto non esiste. A casa qualunque cosa succedesse c’era la mia famiglia. Qui è come se avessi sentito di aver tagliato un filo».

La mamma come idolo

Ancora una volta è stata la mamma di Rowan Sedik a sostenerla: «Quelle che dall’Egitto riescono a spostarsi come ho fatto io sono poche. Ma ancora una volta devo dire che mia madre è il mio idolo. È lei che mi ha detto di non lasciarmi scoraggiare dagli stereotipi e dai limiti della nostra società.

Se sono giù di morale chiamo mia madre, lei mi guida e mi dà veramente un sostegno importante. Oltre a lei c’è lo studio che mi salva».

Ora Sedik è pronta a riorganizzarsi: nel caso in cui non riuscirà a laurearsi nei tempi, non avrà più la borsa di studio e cercherà un lavoro per non gravare sui suoi genitori: «L’esperienza in Italia – continua – mi ha fatto crescere tanto. Sono molto legata ai miei ma una volta che mi sono staccata, ho imparato a non essere emotivamente dipendente da qualcuno. Ci vuole tempo ma mi sto scoprendo di nuovo».

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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