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Podcast e travel blog: Nadia Stacchiotti e il potere delle parole in viaggio

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Un tempo c’era la letteratura di viaggio: quando non esistevano le fotografie, erano le parole a farti vedere il mondo, ma lo hanno fatto per secoli soprattutto dal punto di vista maschile.

I più famosi libri di viaggio del passato sono infatti stati scritti inevitabilmente da uomini.

Il viaggio è sempre stato sinonimo di conoscenza, libertà, curiosità, ma alle donne tutto questo, fino a non molti decenni fa, era quasi del tutto precluso.

Ulisse è il viaggio. Penelope sta a casa ad aspettarlo. Questo l’archetipo. È ancora così?

Ad un certo punto della storia anche le donne hanno cominciato a muoversi: dalle prime testimonianze dei Grand Tour al femminile di fine Ottocento fino ai giorni nostri, il numero delle donne che viaggiano è aumentato progressivamente e i racconti di viaggio al femminile non sono stati più solo rare eccezioni.

Da una veloce analisi di romanzi, guide turistiche, travel blog, fino all’ultima frontiera della narrazione contemporanea, i podcast, si deduce però che ancora oggi viaggiatrici e narratrici di viaggi sono ancora in minoranza.

Ne abbiamo parlato con Nadia Stacchiotti, travel blogger e podcaster tra le più apprezzate nel nostro panorama nazionale.

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Nadia Stacchiotti – travel blogger e podcaster. Qui a Genova

Racconti di viaggio: dalla scrittura alla voce, dalle Marche a tutto il mondo

Nadia Stacchiotti, per lavoro Digital Pr in un’agenzia di comunicazione, è una veterana del racconto di viaggio sul web.

Nel 2008 ha aperto Racconti di Marche, uno dei primissimi travel blog italiani, con un taglio specifico sulla sua regione di appartenenza, le Marche, per poi aprirsi al resto del mondo ed ampliare così gli orizzonti del suo progetto.

Ne sono derivati due libri di viaggio pubblicati nel 2017 e nel 2023 e, nel frattempo, dal 2020 è approdata al mondo del podcast, dando vita a “Racconti di viaggio”, che in breve tempo è diventato uno dei travel podcast più seguiti in Italia.

In 17 anni la dimensione del racconto digitale è cambiata molto, così come il rapporto delle persone con i viaggi, come ricorda Nadia Stacchiotti: «Nel 2008 il fenomeno del blogging, per lo meno in Italia, era ai suoi albori e sempre più persone iniziavano ad usare le piattaforme per parlare dei propri interessi.

A quell’epoca, di ritorno da un viaggio in Portogallo, ho avuto l’idea di iniziare a parlare della mia regione in stile “guida Routard”, che è sempre stato il mio baedeker di viaggio preferito, per niente patinato e con l’obiettivo di parlare a viaggiatori, non ai turisti.

Oggi è normale andare in giro alla scoperta dei piccoli borghi, ma allora eravamo in pochi a farlo.

Cosa vai a fare, ad esempio, una domenica a Colmurano, che è un piccolo paese dell’entroterra maceratese? Il viaggio era sempre pensato come esotico, mai come qualcosa che puoi realizzare anche a due passi da casa tua.

Raccontare le piccole realtà, invece, si è rivelata una scelta vincente, apprezzata da sempre più persone».

Nel tempo Racconti di Marche si è poi allargato, arrivando a comprendere sezioni di viaggi nazionali e internazionali.

Il podcast Racconti di viaggio ha rappresentato poi l’evoluzione del progetto, arrivando in poco tempo ad essere citato fra i principali del settore, segnalato da riviste come Vanity Fair e AlFemminile, come uno dei migliori in Italia.

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Nadia Stacchiotti in Marocco

Podcast al top: le donne sottorappresentate

Secondo una statistica condotta da Spotify nel 2021, la classifica dei podcast più ascoltati in Italia premiava quelli condotti da uomini: solo il 22% di quelli in top 100 era infatti gestito da donne, che si occupavano prevalentemente di Salute e benessere ed Educazione.

Nel 2025 la situazione sembra addirittura peggiorata: nella stessa top 100 circa 17 sono condotti esclusivamente da donne.

Sembra strano che in un contesto come quello dell’oralità, del racconto, che tradizionalmente vedrebbe le donne come principali referenti, la presenza femminile sia così bassa.

Secondo Nadia Stacchiotti: «Probabilmente questa tendenza potrebbe essere correlata all’ingresso nel settore di grandi testate giornalistiche e case di produzione, media importanti, con grandi budget, che portano chiaramente i loro opinion leader, che sono prevalentemente uomini.

Parlo di giornalisti blasonati, personaggi del mondo dello spettacolo, dell’editoria, della finanza, del marketing, delle imprese: un certo modello di società che si è trasferito anche nel mondo dei podcast, per lo meno di quelli più seguiti.

Al di là di questo filone mainstream però c’è tutto un mondo di piccoli podcast indipendenti, come il mio, che non hanno forza, strumentazione, budget e potenza per competere con i big, ma che portano molta diversità e arricchimento.

Nel mio caso, ad esempio, la maggior parte delle persone che ho intervistato sono donne, ma non per un indirizzo che mi sono imposta, semplicemente perché sono venuta in contatto con molte viaggiatrici, lontane dal mondo dello spettacolo o dei social, ma che hanno storie interessantissime da raccontare».

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Nadia Stacchiotti nel suo studio di registrazione podcast

Dal racconto al viaggio delle donne

Se le donne sono meno rappresentate come narratrici, è però un dato di fatto che le viaggiatrici sono molto numerose, anche se lo fanno più in compagnia di uomini che da sole.

La percentuale di donne italiane che sceglie di viaggiare da sole si aggira all’incirca intorno al 18%, tuttavia molte agenzie di viaggio hanno rilevato un crescente interesse per i viaggi femminili in solitaria.

Certamente la minore propensione delle donne a viaggiare senza compagnia è legata alla maggiore esposizione al rischio o alla maggiore percezione di esso: «Quando viaggio con un’amica o da sola, è diverso da quando lo faccio col mio compagno» dice Nadia Stacchiotti.

«Anche in coppia con lui mi è capitato di trovarmi in situazioni di rischio – continua – ma se sono sola o con amiche non c’è dubbio che le precauzioni devono essere maggiori, tuttavia la percezione di un rischio per certi versi più ampio non deve essere un limite. Basta prepararsi.

Ho intervistato donne che hanno visitato da sole anche destinazioni come il Sudamerica, che non è propriamente tra le mete più sicure, eppure lo hanno fatto senza incappare in situazioni spiacevoli.

Il segreto sta nell’organizzazione e nell’informazione preventiva.

Esistono gruppi di donne viaggiatrici e prima della partenza è bene sentire chi ha già vissuto quell’esperienza: non consiglio di seguire chi ne parla su Tik Tok, ma chi ne scrive in modo approfondito, sui blog di viaggio si trovano i veri viaggiatori».

Anche la scelta della destinazione può influire sulla sicurezza e la buona riuscita di un viaggio in solitaria o fra sole donne: «In Europa generalmente ci sono destinazioni più sicure di altre, ma è tutto molto relativo.

A me piace girare di sera ma non puoi farlo dappertutto se sei sola. Anche nella scelta dell’alloggio: se vai sola devi avere più accortezza.

Io pianifico tutto prima: leggo recensioni, cerco di capire cosa posso fare e come posso muovermi, valuto gli spostamenti fattibili. Il consiglio è quello di non andare mai allo sbaraglio».

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Nadia Stacchiotti in Sri Lanka

La rappresentazione della donna che viaggia

La figura della donna viaggiatrice oggi è sicuramente raccontata soprattutto dalle immagini che ci vengono restituite dai social, con risultati troppo stesso stereotipati e patinati.

Molto spesso i profili delle influencer di viaggio, a differenza dei contenuti destinati agli uomini, dove vincono avventura e consigli per spendere poco, sono orientati verso la moda, la beauty routine o i locali dove fare il miglior aperitivo, ovviamente instagrammabile.

Dare spazio ad altri tipi di narrazioni può essere fondamentale per ribaltare questi stereotipi ed aprire la via ad una maggiore consapevolezza di sé, dove non sia solo la ricerca del bello a fare da guida, ma soprattutto quella del vero.

«Ammiro chi riesce ad essere sempre perfetta, anche in viaggio, ma non è detto che devi avere per forza il trolley griffato per prendere un aereo» dice Nadia Stacchiotti.

«Io preferisco seguire profilli che hanno meno meno followers ma che siano più autentici. Quando viaggi davvero, arrivi a sera “sfatta”, non ci sono alternative!

Qualche anno fa mi sono ritrovata molto in una foto di una viaggiatrice che aveva appena trascorso una intera giornata in giro a New York e aveva condiviso una foto che le era stata fatta: appariva in disordine, stanca, coi capelli e i vestiti fuori posto, ma estremamente soddisfatta.

Ecco, è così che mi piace sentirmi alla fine di una giornata di viaggio».

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Nadia Stacchiotti a Creta

Il podcast come opportunità di rallentare e approfondire

I social sono dunque il regno della velocità, che spesso fa rima con superficialità.

Dopo parecchi anni è chiaro che il loro potere comunicativo sia enorme, ma certamente il loro scopo non può essere quello dell’approfondimento.

Il podcast può allora diventare oggi lo strumento più adatto per chi preferisce dedicare del tempo ad informarsi su una passione, come quella del viaggio.

«Nel mio caso – dice Stacchiotti – il podcast è nato per la necessità di raccontare più accuratamente il mio interesse.

Su Instagram non trovavo più stimoli, i racconti di viaggio, i reel, mi sembrano a volte tutti uguali, e sono arrivata a provare anche noia e fastidio.

Con il podcast non sei più imprigionata nei 60 secondi, nella velocità, nel contesto “aesthetic”, nel podcast ho tutto il tempo, non ci sono immagini, c’è solo il racconto, che può durare anche un’ora.

Di solito quando intervisto qualcuno lo faccio a telecamera spenta, tenendo acceso solo il microfono: in questo modo hai un racconto molto più emozionale.

Non ci sono sovrastrutture social, c’è solo la voce e spero che chi ascolta riesca ad immaginarsi i luoghi e le situazioni, che non sono mai banali, ma esprimono la vera esperienza di chi ha viaggiato davvero, sia dall’altra parte del mondo, sia in Molise ad esempio!»

Studio e preparazione per la scelta di essere ascoltate

Imbastire un progetto di podcast è tuttavia molto impegnativo e richiede preparazione e approfondimento.

«C’è scrittura dietro – continua Nadia Stacchiotti – ma anche impostazione della voce, dizione.

L’unico strumento che hai è la tua parola e la persona che ti ascolta sta facendo altro, ma decide di dedicarti del tempo.

Perché qualcuno dovrebbe decidere di impiegare 30 minuti della sua vita ad ascoltarti?

I social sono un mezzo dedicato più all’intrattenimento e quindi il mio pubblico è molto diverso da quello dei social.

Con i social costruisci la tua brand identity e ti aiutano, sono strumenti per arrivare alla professione che vuoi fare, ma devi capire come usarli».

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Nadia Stacchiotti in Andalusia

Viaggiare per abbattere stereotipi e aprirsi al mondo

L’esperienza del viaggio è senza dubbio una delle più importanti per cambiare mentalità, aprirsi alla diversità e comprendere a fondo anche quello che ci sembra difficile accettare.

Ne è certa Nadia Stacchiotti che conclude affermando:

«Secondo me viaggiare non è per forza andare dall’altra parte del mondo, ma se puoi fallo, è una grande opportunità per aprire la mente: vedere altri modi di vivere aiuta molto.

Vedere le condizioni delle altre ragazze in altri paesi, come si relazionano con gli altri, chi ha il velo e chi no, chi esce e chi no, come cambia la situazione dalle città alle periferie è un grandissimo arricchimento.

Viaggiare non è solo collezionare belle foto e assaggiare buon cibo, ma soprattutto una grande opportunità per allargare le nostre vedute.

Se rimaniamo solo nella nostra zona non andiamo in realtà lontano neanche con la testa».

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Nadia Stacchiotti in Sudafrica

Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.

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