Feminism9, la fiera dell'editoria femminile a Roma
Feminism9, la fiera dell'editoria femminile a Roma

Feminism9, nuove forme di convivenza alla Fiera dell’editoria femminile

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Tempo di lettura stimato: 7 minuti


Chiara Ascani
Chiara Ascani

di Chiara Ascani

Come ogni anno, la Fiera dell’editoria femminile, che per l’edizione di quest’anno prende il nome di Feminism9, si conferma un evento immersivo e travolgente. È uno spazio che scuote le coscienze, un punto di ricognizione necessario per rendersi conto della situazione attuale della politica e della cultura legata al mondo delle donne.

Dall’esterno tutto tace. Il palazzo storico riflette lo stile della Roma trasteverina: affascinante, ma quasi distaccato. All’interno, però, tutto cambia. L’aria diventa più respirabile, i volti sembrano quieti e i sorrisi si moltiplicano. Il primo corridoio è lungo, scandito da sale d’attesa laterali dove le persone parlano in piedi o attendono in silenzio. Ci si chiede cosa stiano cercando.

Casa Internazionale della donna, dove non ci si sente sole


La Fiera si tiene a Roma all’interno della Casa Internazionale della Donna, e qui ci si sente subito protette e sicure. È un luogo dove si può richiedere sostegno attraverso sportelli per l’ascolto, avvocate per i diritti e accoglienza.

Tutte queste funzioni della Casa sono descritte da cartelloni appesi al soffitto, proprio sopra le nostre teste. Sembrano costringerci a guardare in alto, a sollevare il mento, invitandoci ad accogliere il cambiamento, a essere forti e a riempire il petto d’orgoglio. Qui dentro ci si rende conto di non essere sole: ogni persona, ogni donna, ha affrontato un evento o un’ingiustizia che ha tentato di piegarla. Entrare qui significa aver preso una decisione: quella di stare dalla parte delle donne e della parità di genere.

Un cortile pulsante

Superando il corridoio, ci si trova davanti a una piccola porta di legno, antica come lo stabile. Una volta attraversata, si entra nel cuore pulsante della Casa: il cortile. Sulla destra, alcune donne sono immerse nelle proprie discussioni ai tavolini; sulla sinistra, invece, si apre una sorta di serra che ospita una miriade di libri divisi per casa editrice.

Feminism9, l'ingresso della casa Internazionale delle donne
L’ingresso della Casa Internazionale delle Donne


Sono le realtà che hanno aderito al progetto della fiera portando nomi di scrittrici, tutte donne. I temi sono vasti: cultura e intercultura, donne nere e femminismo, femminismo lesbico, oltre a saggi su diritto, giustizia ed eventi storici che hanno segnato le tappe del movimento.

Proseguendo il percorso si incontra il bistrot. Durante la fiera è stato il luogo della pausa tra un incontro e l’altro per continuare a condividere lo spazio con le altre persone.

Una riflessione femminista sull’ecologia

Da qui partono le indicazioni per gli eventi che si tengono nelle singole sale.
Il programma di Feminism9 è fitto e tocca argomenti diversi, offrendo una panoramica ampia sul mondo odierno. Dal 27 febbraio al 2 marzo gli orari sono stati serrati, scanditi da incontri continui. Il focus del programma è stato una riflessione femminista sull’ecologia, intesa come intreccio tra esseri umani e non umani: linguaggi, memorie, economie, culture, ma anche conflitti.

L'interno della casa Internazionale delle Donne
L’interno della casa Internazionale delle Donne



Negli ultimi anni sta nascendo una forte consapevolezza a livello climatico. Come spiega Gaia Vince nel suo libro Il secolo nomade, gli esseri umani vivono oggi in luoghi che a fine secolo saranno invivibili — come la Groenlandia quando i ghiacciai si scioglieranno o l’Africa quando la siccità renderà il territorio arido. Questi fenomeni porteranno necessariamente alla migrazione, e la scrittrice invita a riflettere su nuovi modi per organizzare il mondo che verrà.

Le donne tenute in ombra dalla storia


Un altro tema centrale degli incontri sono la storia e le memorie. La dedica alla femminista francese Monique Wittig e alla sua storia fa riflettere profondamente. Wittig, figura chiave del femminismo materialista e lesbico, è nota per aver deposto una corona d’alloro sotto l’Arco di Trionfo in onore della moglie del milite ignoto, ancora più ignota del milite stesso: ricordarla oggi è un atto di attivismo simbolico necessario.

Questa fiera ci spinge a riflettere sulla figura della donna, troppo spesso tenuta in ombra da una Storia scritta e tramandata quasi esclusivamente dal punto di vista maschile, che ha reso la donna invisibile e subordinata.

Uno degli incontri di Feminism9


Attraverso gli incontri — come quello dell’ultima giornata dedicato al linguaggio, all’educazione e alla scuola — si dimostra come il mondo sia abituato non solo a vedere tutto al maschile, ma anche a descriverlo con pronomi maschili.

Spesso usiamo termini come “il medico” o “l’avvocato” senza chiederci chi ci sia dietro, perché siamo abituati a sentire così. Invece, dobbiamo prestare attenzione alle parole: se attraverso gli occhi vediamo il mondo, è attraverso il linguaggio che lo descriviamo e lo tramandiamo. Questi dibattiti sono stati illuminanti per aprire la strada a nuove forme di educazione.

Guardare il mondo con occhi nuovi


L’ultima giornata è sembrata infinita. Il cortile è stato attraversato da moltissime persone: chi cambiava stanza, chi faceva la fila all’ingresso per firmare la propria presenza, chi si perdeva tra i libri. Durante l’ora di pranzo il cortile si svuotava per riempire il bistrot, ma anche se gli incontri ufficiali terminavano, i discorsi sembravano appena iniziati. È stato bello vedere le persone alzarsi dalle sedie con occhi nuovi, aperti e speranzosi. Con la speranza che il futuro possa essere diverso, che i libri continuino a raccontarci nuove forme di convivenza e che queste restino impresse per chi, in futuro, abiterà questo mondo.

La fiera si è così conclusa, registrando anche quest’anno, un successo notevole.


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