la femminanza mollicone

La femminanza, storia di donne troppo consapevoli nei primi del Novecento

Condividi:

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

La femminanza, di Antonella Mollicone, edito da Casa editrice Nord, è un romanzo storico che si basa sulla concezione di una sorellanza nutrita di sapienze ancestrali e potenze intrinseche al mondo femminile.

Ambientato nel basso Lazio nei primi decenni del Novecento, offre un interessante spaccato di vita rurale di quell’epoca, quando i ruoli di genere erano definiti da confini tendenzialmente invalicabili.

La narrazione ruota attorno ad una cerchia di donne, che a tratti assume le sembianze di una congrega di iniziate, in cui si portano avanti lavori di introspezione psicologica, afflati di emancipazione personale ed economica e condivisione di esperienze.

Protagonista de La femminanza è anche la macrostoria di inizio XX secolo, fino al secondo dopo guerra, che viene narrata così come effettivamente la gente del posto in quell’epoca la poteva percepire.

Una base storica documentata

Si tratta indubbiamente di un buon lavoro di scrittura, che si basa su ampie ricerche storiografiche, folkloriche e tradizionali, utilizzate nella fiction per confezionare un prodotto gradevole e di facile coinvolgimento emotivo per il genere femminile di oggi.

Il lessico è curato e intrecciato con termini dialettali, che potrebbero risultare ostici, perché la parlata della Ciociaria, meno sdoganata rispetto, ad esempio, all’ormai iper presente napoletano, non è di certo patrimonio comune condiviso.

la femminanza nord sud edizioni reecensione

L’importanza del contesto

Nonostante sia un romanzo che indubbiamente funziona, dalla lettura scorrevole, ma mai banale, ad un’analisi dettagliata risulta forse poco credibile attribuire alle protagoniste una consapevolezza che suona come eccessivamente contemporanea, con una capacità di analisi psicologica molto approfondita, che anticipa di decenni le lotte femministe degli anni ’70 del Novecento.

La cerchia di donne raccontata da Mollicone, realtà possibilissima negli anni e nelle campagne narrate dall’autrice (così come in tutta l’Italia rurale di quegli anni), assume tinte da collettivo di autocoscienza femminista.

Nel gruppo infatti si indaga sulla propria identità di donna, si approfondisce senza tabù la sessualità e il piacere che ne deriva, si parla di emancipazione, oppressione patriarcale e costruzione della propria individualità con grande consapevolezza.

Sebbene sia possibile che molte donne in quell’epoca cominciassero ad avere la percezione dei diritti negati e dell’ingiustizia della propria condizione, appare a tratti inverosimile la forte caratterizzazione che viene data al gruppo, da cui deriva un’autocoscienza che si avverte spesso come decontestualizzata.

Nonostante poi sia plausibile che le donne di campagna di un tempo, riunite in un consesso esclusivamente femminile, si lasciassero andare a racconti sessualmente espliciti o ad atteggiamenti in contrasto con la morale borghese dell’epoca, sembra eccessivo l’alto grado di percezione di cui sono dotate le donne della cerchia di Rocca d’Arce.

La prima ondata di femminismo

È pur vero che nei primi del Novecento iniziarono a sorgere movimenti come quello dell’Unione Femminile Italiana, nata nel 1899 a Milano, e si cominciò a prendere consapevolezza della condizione delle donne, come documentato ad esempio nell’ultimo romanzo di Lucia Tancredi, tuttavia il contesto fortemente rurale e poco acculturato narrato da Mollicone sembra lontano da quella realtà.

All’inizio della storia solo una delle protagoniste de La femminanza risulta aver iniziato (e non finito) il liceo, mentre le altre sono per lo più contadine semi analfabete, mai uscite dall’ambito ristretto del proprio paese o di quelli immediatamente limitrofi.

Il loro sapere, rigorosamente tramandato per via femminile, è soprattutto quello empirico, legato al mondo naturale, erboristico, consapevole del corpo per via diretta e per secoli di passaggi orali, misti di medicina popolare, superstizione e gesti apotropaici.

Molto più coerente con il contesto invece la narrazione del tentativo di mettere in piedi un’impresa artigianale, che si scontra con le difficoltà economiche e con i cambiamenti della società del tempo.

L’autrice decide di inserire alla fine del testo una breve bibliografia essenziale di riferimento, operazione inusuale in un romanzo, volta probabilmente a generare maggiore immedesimazione nella lettura e a creare una sorta di base autorevole a tutto ciò che viene esposto.

In conclusione: La femminanza è una lettura piacevole, un romanzo ben scritto, dalla sceneggiatura che funziona, a patto però che non si pretenda di confonderlo con un saggio.


La newsletter di Donnemente

Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui

Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui


Leggi anche:

Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *