Paola González Malatesta, trent’anni sulle tracce dell’avo italiano: «Senza origini non esisti»
Ricercatrice cilena, storica per passione, ha ricostruito la sua storia familiare e continua a indagare le emigrazioni dei primi del Novecento. Un richiamo forte quello delle sue radici che, da console, vuole utilizzare per creare ponti tra Cile e Italia
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La passione per la ricostruzione degli alberi genealogici e delle storie familiari va molto oltre l’interesse storico per Paola Gonzàlez Malatesta, ricercatrice cilena di origini italiane, console italiana nella città di Antofagasta, in Cile.
«Cercare il mio avo Nicola Malatesta è sempre stata una necessità che sentivo dal profondo del mio cuore. Credo che nessuno di noi riesca a vivere bene senza conoscere le sue radici e che la ricostruzione delle storie familiari possa creare un ponte tra i comuni italiani e le comunità italiane all’estero, favorendo progetti culturali, mostre, conferenze e percorsi di ricerca condivisi.
Le città italiane da cui partirono migliaia di emigrati custodiscono una memoria che continua a vivere nelle comunità cilene. Il contributo che desidero offrire è quello di custodire, raccontare e valorizzare questo patrimonio comune, creando nuovi legami tra Italia e Cile, tra persone, istituzioni e territori. Senza origini non esisti».
Trent’anni alla ricerca delle proprie radici
Una determinazione e un preciso volere che arriva per Paola Gonzàlez Malatesta al termine di trent’anni di ricerche sulle tracce lasciate da questo antenato, che lei ha sempre sentito chiamare l’italiano, dalla storia misteriosa e affascinante.
«Non sapevo quasi niente di lui, solo che era morto molto giovane e che era un pescatore. Quando avevo 15 anni, morì la bisnonna, moglie di un figlio dell’italiano. Avevo sentito tante volte raccontare storie su di lui. Fu allora che per la prima volta promisi che sarei andata in Italia a cercarlo.
A 21 anni ho iniziato le mie indagini in maniera spontanea, senza sapere nulla di genealogia. Ho pensato alle Marche perché ricordo di aver passato in quella regione molte delle mie vacanze. in effetti ho avuto ragione. Mio nonno era partito da Porto San Giorgio.
Con un lavoro approfondito e certosino sono riuscita a trovare un ritaglio di giornale in cui si parlava dell’incidente in mare in cui aveva perso la vita in Cile e poi a ritroso negli archivi ecclesiastici per tanti tanti anni. Mi ha aiutato, tra gli altri, il giornalista Matteo Parrini di Matelica.
Poi finalmente nel 2023, stavo per ripartire per il Cile, quando sono stata contattata dall’Archivio di fermo. Avevano trovato il certificato di nascita di Nicola Maltesta. Non sapevo se ridere o piangere. Dopo 30 anni avevo vinto. In tutto quel tempo avevo sentito una energia forte che mi muoveva».
Una vita, due sponde dell’oceano
Una parentela accertata che le ha consentito anche di acquisire la cittadinanza italiana: «Il mio scopo non era quello, ero già venuta tante volte in Italia e lavoro con gli italiani con la mia agenzia immobiliare. Con questa cittadinanza onoro il mio antenato che all’inizio del Novecento fece qualcosa di straordinario. La mia ricerca mi ha anche insegnato che nulla è impossibile, neanche quando ti assicurano che è così. Bisogna sempre insistere e andare avanti».
Ora Paola González Malatesta vede nel ruolo di console un’opportunità per onorare ancora più profondamente il suo antenato, mettendosi al servizio di quegli italiani e di quelle italiane che, come Nicola più di un secolo fa, hanno costruito una parte della propria vita dall’altra parte dell’oceano.
Si tratta di un incarico onorario, ma per lei il significato va ben oltre la definizione formale del ruolo. È quasi il punto in cui sembrano ricongiungersi i fili di una storia iniziata con una partenza dall’Italia e proseguita, generazione dopo generazione, in Cile. «Per me significa poter aiutare concretamente la comunità italiana e continuare a costruire quel ponte tra i due Paesi al quale lavoro da anni».
Un ponte tra Italia e Cile
Un ponte che González Malatesta ha cominciato a costruire molto prima di ritrovare il certificato di nascita di Nicola. Da oltre quindici anni collabora con il Centro de Investigaciones Histórico Cultural Isaac Arce Ramírez, collegato al Museo Regionale di Antofagasta, dedicandosi allo studio della presenza italiana nel nord del Cile. È inoltre membro dell’Associazione Italiana di Beneficenza e Mutuo Soccorso di Antofagasta, fondata nel 1893 da quaranta soci: tra loro c’era proprio il suo avo.
La ricerca delle proprie origini si è così trasformata progressivamente in qualcosa di più ampio. Paola si definisce una «storica per passione» e ha concentrato una parte importante del proprio lavoro sull’emigrazione italiana tra il 1855 e il 1936, ricostruendo centinaia di vicende familiari attraverso documenti conservati negli archivi cileni, nelle biblioteche e nelle associazioni italiane. Storie individuali che, messe una accanto all’altra, raccontano anche il contributo dato dalle persone emigrate dall’Italia allo sviluppo economico, sociale e culturale del Cile.
Le donne dell’emigrazione
Tra quelle storie ce ne sono molte rimaste più a lungo ai margini della narrazione ufficiale: quelle delle donne. Madri, mogli e lavoratrici che hanno attraversato l’oceano o che hanno costruito la propria vita nelle comunità italiane nate nelle Americhe, contribuendo a custodire lingua, tradizioni, legami familiari e senso di appartenenza.
Anche le associazioni di mutuo soccorso raccontano questa trasformazione. Nate come luoghi fondamentali di solidarietà per chi arrivava dall’Italia, per molto tempo furono spazi prevalentemente maschili, nei quali alle donne non era riconosciuta una partecipazione paritaria né il diritto di voto. Oggi quella realtà è profondamente cambiata e la stessa associazione italiana di Antofagasta è guidata da una donna. Per González Malatesta è un passaggio dal forte valore simbolico: le discendenti di quelle donne che contribuirono silenziosamente a tenere insieme famiglie e comunità possono oggi guidare le istituzioni nate dall’emigrazione.
La ricerca in mezza Italia
La sua ricerca continua intanto anche in Italia. Nel corso dell’ultimo viaggio ha attraversato Marche ed Emilia-Romagna seguendo non soltanto le tracce della propria famiglia, ma anche quelle della storia dei Malatesta: Pennabilli, Rimini, Cesena e oltre tredici tra rocche e castelli. È stata ricevuta dal sindaco di Pennabilli Mauro Giannini e dall’assessora Anna Rita Venturi e ha incontrato studiosi e storici del territorio. Il percorso l’ha portata anche a Porto San Giorgio, la città dalla quale era partito Nicola, e a Matelica, tappa di una ricerca che inizialmente aveva fatto ipotizzare proprio un’origine matelicese dell’antenato.

C’è poi un altro pezzo d’Italia nella sua formazione. Paola ha vissuto nel nostro Paese per nove anni e ricorda come fondamentale l’incontro con la professoressa Marta Fattori, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma: da lei, racconta, ha imparato il metodo, il rigore della ricerca e soprattutto il valore della curiosità.
Nel 2022, al Museo Regionale di Antofagasta, ha accolto l’allora ambasciatore d’Italia in Cile Mauro Battocchi, accompagnandolo alla scoperta del patrimonio storico e documentario della presenza italiana nel nord del Paese. Accanto alla ricerca e alla divulgazione porta avanti anche la propria attività professionale con Roma Inmobiliaria, agenzia attraverso la quale lavora anche con imprenditori italiani che arrivano in Cile, aiutandoli a trovare una casa e a inserirsi nel territorio.
Ricerca storica, lavoro e incarico consolare finiscono così per convergere nella stessa direzione: tenere insieme due sponde dell’oceano attraverso le persone e le loro storie.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







