Viaggio sulle tracce delle donne irlandesi da Molly Malone alla strega di Kilkenny
Un itinerario che percorre l’Isola di Smeraldo attraverso la cultura materiale alla ricerca delle tracce di chi è stata allontanata dai percorsi ufficiali della Storia: streghe, pescivendole, vedove, castellane, madri e figlie…
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In tutti i paesi del mondo è possibile leggere la Storia attraverso le tracce degli uomini e, più raramente, delle donne che li hanno vissuti o attraversati.
I luoghi non sono mai neutri, ma frutto di secoli di stratificazioni storiche, di condizionamenti sociali, di usanze e tradizioni.
Quello che agli occhi di un viaggiatore o di una viaggiatrice, ad esempio, appare solo come un ponte, potrebbe significare, per un autoctono, il frutto di un inganno fatto al diavolo, che l’ha costruito in una sola notte.
Una via porta il nome di una persona, di un luogo che non c’è più, di un avvenimento o altro: tracce che spesso vengono ignorate e confuse nel perpetuo e incessante via vai del fluire quotidiano della vita, ma che restano imperterrite, come silenziosi baluardi di un passato lontano, ma ancora insospettabilmente influente.
In questo tipo di lettura degli spazi urbani possiamo valutare anche i ruoli che uomini e donne hanno avuto nel tempo, arrivando a comprendere molto della società che ci circonda, partendo dai suoi miti fondatori o da ciò che lascia segni e condizionamenti spesso inconsci ma ben radicati.
Cos’è allora che desumiamo dai luoghi che attraversiamo, relativamente alla condizione femminile?
La storia delle donne attraverso la memoria dal basso
Ad uno sguardo neanche troppo attento non può sfuggire il modo in cui gli spazi raccontano il passaggio e la vita delle donne.
La toponomastica è quasi ovunque orientata prevalentemente al maschile e gli spazi contribuiscono a plasmare il carattere e i pensieri collettivi delle comunità che li vivono.
Le donne nello spazio urbano pubblico appaiono poco e se lo fanno è per confermare ruoli stereotipati e socialmente accettati: quasi sempre sono madonne, sante, martiri a cui sono intitolate vie, piazze ed altri luoghi.
Per lo più strade e spazi urbani sono sempre stati destinati a raccontare la grandezza del potere maschile, relegando le donne nell’ombra dei contesti intimi e domestici, condannati all’oblio.
Le cose però, fortunatamente, se pure lentamente, stanno iniziando a cambiare grazie ad iniziative volte a restituire il merito e la visibilità alle donne che hanno contribuito al progresso delle comunità.
Quattro donne nella Old Library
Nel mio ultimo recente viaggio nella Repubblica d’Irlanda, ad esempio, ho potuto constatare che nella famosa Long Room della Old Library del Trinity College a Dublino sono stati aggiunti finalmente – e solo da 3 anni – quattro busti femminili: quando la visitai per la prima volta, 24 anni fa, c’erano circa 40 effigi esclusivamente maschili.
Questi busti rappresentano personaggi che, nel tempo, si sono distinti in modo particolare nei campi delle lettere, delle arti e delle scienze e dal 1743 al 2023 nessuno ha pensato di inserire tra loro delle donne.
L’assenza o la presenza femminile negli spazi pubblici dunque è fortemente rivelatrice non del fatto che le donne degne di menzione mancassero, ma – ormai lo sappiamo bene – della volontà di estrometterle dalla storia perché non considerate degne.
L’esclusione dagli scranni più nobili del riconoscimento pubblico, tuttavia, non ha potuto togliere del tutto la presenza femminile dal corso degli eventi: allontanandosi un po’ dalle vie ufficiali infatti, le donne del passato si fanno strada tra la nebbia della dimenticanza, anche se spesso lo fanno attraversando luoghi idealmente bui, che testimoniano marginalizzazione, violenza, controllo.
La statua di Molly Malone
Chi è stato a Dublino avrà di certo notato la famosa statua di Molly Malone, che quando la vidi la prima volta era in Grafton Street, mentre ora si può ammirare di fronte alla Chiesa di St. Andrews.
Molly Malone non era una regina, una stratega o una scienziata: era una pescivendola, che di notte arrotondava come prostituta e che morì a causa di una forte febbre (o malattia venerea).
Essendo la protagonista di una storia leggendaria e di una canzone popolare, che è praticamente l’inno non ufficiale della città di Dublino, nel 1988 hanno pensato di dedicarle una statua di bronzo che la raffigura intenta nel suo lavoro, con indosso un vestito dalla profonda scollatura ed il seno bene in vista, quasi a suggerire la sua seconda attività.
In pratica questo monumento, realizzato dalla scultrice Jeanne Rynhart, ci restituisce la figura di una donna – non importa se reale o immaginaria – che viene tramandata per secoli secondo quelle che per gli uomini sono le poche caratteristiche degne di nota proprie del genere: concedeva il suo corpo a pagamento ed aveva un seno abbondante.

La beffa del destino ha poi voluto che il corpo di questa signora, probabilmente immaginaria, venisse violato anche sotto forma di statua: nel tempo si è infatti consolidata l’usanza di strofinarne i seni come segno apotropaico.
A lungo andare però lo sfregamento continuo ha iniziato a danneggiare il bronzo, tanto da rendere necessari costosi interventi di manutenzione: dal 2025 dunque il consiglio comunale di Dublino ha deciso di assumere degli steward per pattugliare la statua e impedire ai turisti di toccarla.
Tracce di donne nelle trame della quotidianità
Spostandomi da Dublino attraverso l’Isola di smeraldo e seguendo gli itinerari turistici più classici ho visto le donne irlandesi dei secoli scorsi riemergere dai resti e dalle tracce del passato che sono rimasti sotto gli occhi di tutti.
Le popolazioni celtiche dell’Isola consideravano le donne capaci di possedere, ereditare e gestire in autonomia i propri patrimoni, potevano poi divorziare per motivi specifici e tenere i beni dopo il divorzio.
Tra i Celti esistevano ruoli per donne guerriere, sacerdotesse, guaritrici, giudici e poete.
L’invasione anglo normanna e l’imposizione della Common Law cancellarono però ogni diritto e ridussero le donne irlandesi a mera proprietà di mariti e padri.
La morale cristiana introdusse i concetti di peccato della carne e sottomissione patriarcale, infine, con la nascita dello Stato libero d’Irlanda, nel 1922, il cattolicesimo influì pesantemente sulla vita femminile, tanto da condizionare la Costituzione del 1937, secondo cui la donna aveva il dovere primario di curare la casa (articolo ancora presente oggi).
Il ruolo delle donne nei secoli, dunque, si può leggere anche al di fuori dei libri, osservando gli oggetti della cultura materiale presenti nelle stanze dei castelli e delle case che le hanno ospitate, come camere da letto, culle, cucine, quadri, soprammobili.
Nei romantici e malinconici cimiteri irlandesi, tra croci celtiche e lapidi semicancellate dal tempo, le incisioni ci restituiscono le vite di madri esemplari, figlie morte giovani, parti fatali o semplicemente donne presentate come appendici di un capostipite uomo (usanza, questa, piuttosto internazionale per la verità).

Infine ci sono, come sempre, le donne che scartavano dalla norma socialmente accettata, che oggi, a dispetto di chi ha tentato in tutti i modi di sopprimerle e cancellarle, sono testimoni e simboli di resistenza, caparbietà e rivendicazione di autonomia: le streghe.
Alice Kyteler la strega di Kilkenny
Presente in ogni guida turistica di Kilkenny, insieme all’immancabile birra rossa tipica della città (Smithwick, conosciuta in Italia come Kilkenny), il Kyteler’s Inn è un pub molto frequentato, in un edificio medievale perfettamente restaurato.
Pareti in pietra viva, luci basse, vetri colorati e atmosfera cupa sono certamente una bella trovata di marketing, che però non riesce a togliere il fascino dalle stanze dell’antica locanda: l’esercizio era infatti originariamente di proprietà di Alice Kyteler, una donna accusata di stregoneria nel XIV secolo.

Alice nacque a Kilkenny nel 1280 da una famiglia ricca di origini normanne: ebbe quattro mariti e ogni volta che divenne vedova alimentò il sospetto di essere la causa della morte dei suoi coniugi, fino ad essere accusata di stregoneria nel 1324.
Alice divenne una figura centrale nella battaglia tra la Chiesa e il potere temporale in Irlanda.
Ricca e vedova… dunque strega
Per primo sposò William Outlawe, un banchiere locale, dal quale ebbe un figlio, anch’egli di nome William. Lo sposo si ammalò e morì improvvisamente pochi anni dopo il matrimonio.
Non passò molto e Alice si unì di nuovo con un altro uomo facoltoso, Adam de Blund di Cullen, che si spense anch’egli improvvisamente e misteriosamente.
Dopo aver ereditato due grossi patrimoni, l’ormai ricchissima Alice sposò il terzo uomo: Richard de Valle , anche lui colpito da una fine prematura e improvvisa.

Seguì il quarto matrimonio col proprietario terriero Sir John de Poer, il quale, già avanti con l’età, dopo un po’ cominciò a stare male: gi caddero capelli e unghie e divenne debole e malaticcio.
Poco prima di morire però modificò il suo testamento a favore di Alice e di suo figlio William: lasciando gli altri membri della sua famiglia nell’indignazione.
Vox populi
Spinti anche dall’opinione pubblica (la famosa “vox populi” tanto influente in queste situazioni), i parenti intentarono un’azione legale contro Alice per stregoneria e magia davanti al vescovo francescano di Ossory, Richard de Lederer, di origine inglese.
Erano certi che Alice avesse “stregato” il marito e lo avesse costretto a cambiare il testamento.
Il vescovo convocò una Corte d’Inquisizione composta da cinque cavalieri e diversi nobili, che ascoltò le prove secondo cui Alice era a capo di una congrega di streghe e aveva avuto rapporti sessuali con un demone chiamato Artissen, talvolta raffigurato come Etiope, il mitico fondatore dell’Etiopia.
Ne seguì una battaglia legale e politica in cui il vescovo Lederer cercò, senza successo, di ottenere dall’autorità temporale l’arresto e la condanna di Alice, di suo figlio William Outlawe e di molti suoi amici e servitori.
Lo stesso vescovo fu arrestato e imprigionato nella prigione di Kilkenny, ma una volta rilasciato perseverò nei suoi propositi, chiedendo di vedere Alice.
Lei ovviamente rifiutò e partì immediatamente per l’Inghilterra, tornando un anno dopo a Dublino, dove esortò l’arcivescovo a condannare il vescovo di Ossory per averla scomunicata illegalmente.
A Dublino il commissario e il vescovo Lederer si scontrarono e quest’ultimo tornò a Kilkenny, da dove chiese l’arresto di Alice, la quale ripiegò velocemente di nuovo in Inghilterra.
Un processo a tutti i costi
A Kilkenny il vescovo ebbe comunque il suo processo per stregoneria: William Outlawe, il figlio di Alice, comunque un personaggio influente e piuttosto ricco, fu condannato a partecipare a tre messe al giorno e a fare l’elemosina ai poveri.
Andò molto peggio agli amici della locandiera, soprattutto alla sua cameriera Petronella, donna e povera, che fu torturata, frustata e infine bruciata sul rogo.
Oggi una targa, posta di fronte a quella che fu la sua casa, poco lontano dal Kyteler’s Inn, ne ricorda la storia.

La presunta strega Alice Kyteler fece perdere le sue tracce dopo la sua seconda fuga in Inghilterra, ma la sua presenza è assolutamente viva e testimonia ancora oggi come gli spazi urbani conservino non solo le memorie di chi ha avuto il potere, ma anche di chi ha tentato di emergere, nonostante fosse stata rilegata ai margini della storia.
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Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







