Cardiologia di genere, Micaela Capponi: «Le donne arrivano in ospedale più tardi»
Estrogeni, stress, gravidanza e condizionamenti culturali possono influire sulla salute cardiovascolare. La direttrice e primaria dell’Unità Operativa complessa di cardiologia UTIC di Civitanova Marche spiega come riconoscere i segnali e anticipare i rischi.
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Negli ultimi anni l’attenzione all’impatto delle differenze di genere sulla salute di donne e uomini è cresciuta esponenzialmente in tutti i settori della medicina, non ultimo quello della cardiologia.
Le malattie cardiovascolari sono tra le prime cause di morte a livello globale e le cardiopatie possono presentare delle diversità nel modo e nel tempo in cui si manifestano e in quello in cui si curano a seconda che si tratti di un paziente uomo o di una paziente donna.
L’allungamento delle aspettative di vita e la crescente attenzione alla medicina di genere hanno modificato in parte il modo in cui si guarda alle cure e ai fattori di rischio ed è dunque molto importante una corretta informazione al riguardo.
A questo proposito abbiamo intervistato Micaela Capponi, direttrice dell’Unità Operativa complessa di cardiologia UTIC di Civitanova Marche, Ast di Macerata, che ha fatto chiarezza su alcuni aspetti fondamentali utili per sensibilizzare sull’argomento e ricordare l’importanza di una corretta prevenzione.
Gli estrogeni: una protezione a scadenza
Da sempre si è ritenuto che l’infarto fosse una prerogativa prevalentemente maschile e che le donne fossero meno soggette a problematiche cardiovascolari: in realtà queste convinzioni, come spesso accade, non sono né del tutto sbagliate, né del tutto corrette.
La differenza la fa un’osservazione più personalizzata, rispetto al passato, degli aspetti biologici, psicologici e sociali dei pazienti e delle pazienti.
Come sottolineato da Micaela Capponi: «La differenza principale a livello organico riguarda quello che si può definire “ombrello estrogenico” che è presente nelle donne in tutta la fase della fertilità, fino alla menopausa.
Protegge le nostre arterie e mantiene anche il metabolismo un po’ più accelerato, ci consente insomma di tenere, in particolare, il colesterolo più basso e quindi da questo punto di vista, nell’ambito della degenerazione aterosclerotica, in teoria noi donne dovremmo arrivare dopo».
L’influenza dei fattori socio culturali nella cardiologia di genere
Non è solo l’aspetto biologico a fare la differenza: anche per quanto riguarda le patologie cardiovascolari è necessario tenere in considerazione gli aspetti sociali, psicologici e culturali.
«Le nostre abitudini come genere femminile sono un po’ cambiate. – continua Capponi – Parlo di abitudini sia alimentari, sia comportamentali, come ad esempio il fumo: in passato le donne fumatrici erano meno.
C’è tutta una serie di atteggiamenti che predispongono alla formazione della placca aterosclerotica e che prima erano più legati al comportamento maschile, ma da tempo sono adottati anche dalle donne.
La vita completamente diversa rispetto a quella che si faceva un tempo ha determinato il livellamento tra uomini e donne da questo punto di vista e quindi anche l’insorgenza della malattia cardiovascolare risulta anticipata rispetto ad anni fa nella donna.
Dunque oggi il nostro “ombrello estrogenico” ha delle falle per cui donne relativamente giovani si presentano con problematiche cardiovascolari importanti, tra cui appunto le sindromi coronariche acute».

Il ruolo delle emozioni: la sindrome di Tako-tsubo
Ci sono poi alcune patologie con incidenza maggiore per il genere femminile e che hanno a che fare con le emozioni, come ricorda Micaela Capponi:
«Parliamo del ruolo dello stress, ma non quello quotidiano, ad esempio legato al lavoro.
Si tratta di uno stress derivato da eventi traumatici, come un lutto, quello che un tempo si definiva “crepacuore” e che oggi prende il nome di sindrome Tako-tsubo, molto più frequente nelle donne.
È strettamente legata all’emotività, una vera e propria sindrome coronaria acuta a coronarie sostanzialmente sane, quindi non parliamo di una problematica aterosclerotica, ma parliamo molto probabilmente di un momento di scarica adrenergica tale per cui è come se nel giro di pochissimo il cuore fosse bombardato e in qualche modo rispondesse con una specie di ibernazione della sua funzione».
Nella sindrome di Takotsubo infatti, le donne sono circa il 90% di tutti i casi diagnosticati e si manifesta soprattutto dopo la menopausa, quando c’è un calo degli estrogeni.
L’aspetto culturale: le donne si curano per ultime
C’è poi un altro aspetto da considerare, che si riferisce direttamente alla cultura e ai condizionamenti inconsci che determinano il comportamento di moltissime donne ed è legato con il ruolo di cura, tradizionalmente assegnato al genere femminile.
In famiglia è la donna ad occuparsi della salute di tutti gli altri membri, finendo per mettere se stessa all’ultimo posto.
Lo conferma anche Micaela Capponi, che specifica: «Generalmente la donna si presenta in ospedale molto più tardi, spesso dopo essersi occupata degli altri, dopo aver sistemato la casa, dato istruzioni al marito, ai figli.
Si tratta di una sottovalutazione che può essere seria o fatale: il presentarsi in ritardo scatena tutta una serie di complicazioni, sia nelle sindromi coronariche acute che nell’infarto, perché più risparmi tempo più risparmi il muscolo, invece se ti presenti dopo tante ore il processo di necrosi è andato avanti e quello che è morto, non si recupera più.
A volte poi il dolore o il fastidio può essere scambiato per reflusso oppure può confondersi con il dolore legato alla fibromialgia».

Compagna o crocerossina?
Quello che un tempo si chiamava “vocazione femminile alla cura” e che è fondamentalmente uno stereotipo e un condizionamento culturale tramandato nei secoli, può portare poi a conseguenze negative anche per la salute degli uomini che, senza una “compagna-badante” in molti casi rischiano seriamente.
Interessante a questo proposito ciò che Capponi osserva nel suo lavoro quotidiano: «La donna non chiama spesso il 118 per sé, ma lo fa senza indugi se a stare male è il marito o il compagno: mi capita spesso di sentir dire dai miei pazienti che è stata la moglie a salvarli per la tempestività con cui ha chiamato i soccorsi.
Il contrario succede più di rado perché molti uomini non sono abituati ad occuparsi della moglie allo stesso modo e durante le visite molte volte mi capita di arrabbiarmi, perché spesso non sanno descrivermi i propri sintomi o dirmi quali medicine prendono e mi invitano a chiederlo alla moglie!».
Intercettare il rischio in anticipo: l’importanza della prevenzione
Il ritardo femminile nell’insorgenza di malattie e problematiche cardiovascolari è dunque ormai assodato e sancito da tempo dalla letteratura scientifica.
Al momento le ricerche della cardiologia di genere si stanno concentrando sulla possibilità di intercettazione di queste patologie prima dell’età in cui generalmente si manifestano.
Capponi a tal proposito specifica: «Si è visto come molte donne che sviluppano una ipertensione arteriosa in età menopausale o perimenopausale in realtà avevano avuto già degli avvertimenti o comunque degli eventi in gravidanza.
Alcune donne che hanno sofferto di eclampsia, preeclampsia o gestosi, hanno sviluppato ipertensione anche 10 anni dopo e questo è un elemento molto importante per consentire la prevenzione.
Monitorando dunque le donne che hanno avuto queste situazioni in gravidanza sarebbe possibile intercettare problematiche successive.
I controlli sono molto importanti quindi anche da giovani in questi casi, e ovviamente sempre quando c’è una familiarità.
Come già detto, la nostra protezione naturale col tempo scema, quindi è consigliabile, intorno all’epoca della menopausa, andare a fare il controllo se non lo si è mai fatto, anche prima se si sono manifestati problemi o se c’è familiarità.
Le donne non devono dimenticarsi di se stesse, ma ricordarsi di fare gli esami del sangue completi almeno una volta l’anno e poi una volta arrivati in fase per menopausale controllare anche la tiroide, fare l’elettrocardiogramma.
Molto importante poi è tenere sotto controllo il peso: l’obesità o la sindrome metabolica sono fattori conclamati di rischio».
Il punto dell’informazione sulla medicina di genere
Le conoscenze e le sensibilità stanno dunque cambiando, ma resta importante il ruolo di una corretta informazione in ambito medico, sia da parte degli operatori, sia, chiaramente da parte dei pazienti.
«I centri si stanno più o meno un po’ attrezzando tutti sull’aspetto della cardiologia di genere, anche per quanto riguarda la sensibilità». Conclude Micalela Capponi.
«Tutti abbiamo esperienza attiva nelle differenze e in più adesso ci sono anche i dati scientifici e di letteratura, inoltre la prevalenza dei medici è sempre più al femminile e quindi ci sono magari anche attenzioni maggiori.
La medicina di genere è un work in progress, noi professionisti cresciamo insieme alla ricerca.
C’è comunque bisogno di informare correttamente per prevenire e per curare al meglio, ma sto notando un aumento di consapevolezza.
Oggi vedo sempre più spesso pazienti donne che vengono semplicemente per un controllo intorno ai 50 anni e questo prima non sarebbe mai successo».
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Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







