Racconta la tua donna invisibile, ecco altre sei storie
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Ci siamo quasi. Domani inizierà il mese di marzo che, come quello di novembre, è particolarmente emblematico per le questioni femminili.
Le iniziative si affollano a ridosso dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Le riflessioni si concentrano e aumentano anche le storie da raccontare.
Uno dei motivi per cui, noi di Donnemente, abbiamo fortemente voluto questo podcast è proprio questo. Se volessimo usare un termine preso a prestito dal turismo, il contest “Racconta la tua donna invisibile” è un modo per destagionalizzare, o meglio per estendere l’attenzione alle storie di donne che sono rimaste nell’ombra, anche agli altri mesi dell’anno.
La scadenza per la presentazione delle candidature sarà proprio l’8 marzo. Quella Giornata sarà quindi per noi non l’arrivo di un percorso ma una semplice tappa in un cammino di equità che portiamo avanti con costanza ogni giorno, ogni mese dell’anno.
Dopo avervi presentato le prime sei donne invisibili candidate, andiamo avanti con la nostra “passerella” di storie e mettiamo sotto i riflettori della consapevolezza altre sei donne, da tutta Italia. Questa volta iniziamo da Rosa Volpe, morta nel 1994, che ha ancora tanto da raccontare.
Rosa Volpe e le materie Stem nei primi del Novecento
Rosa Volpe, detta Rosina, è nata a Teramo nel 1896 ed è deceduta a Macerata nel 1994.
E’ cresciuta con i due fratelli più grandi ed il padre il quale, rimasto vedovo molto presto, decise di trasferirsi a Macerata dove vivevano alcuni parenti e dove iniziò a lavorare in Comune come ragioniere.

Si iscrisse alla facoltà di Matematica nella Università di Bologna, dove si laureò nel 1919 discutendo una tesi sulle Equazioni differenziali lineari in un periodo in cui poche donne frequentavano l’università e soprattutto studiavano quelle che oggi definiamo le materie Stem.
Insegnò per tanti anni matematica nell’Istituto d’Arte di Macerata e all’Istituto Magistrale San Giuseppe di Macerata. Andò in pensione nel 1965. Fu una professoressa molto stimata da alunni, alunne, colleghi e colleghe ed è stata una donna che nella vita si è contraddistinta per l’ampia cultura, non solo scientifica, per la grande generosità e umanità.
Nel 1939 si sposò con un Geometra di Macerata vedovo da alcuni anni. Aiutò il marito a riprendere gli studi e a Laurearsi in Economia e Commercio nella Facoltà di Perugia e fece tornare a Macerata la figlia adolescente del coniuge, che viveva in un collegio di Milano in seguito alla precoce morte della madre avvenuta all’inizio degli anni ’30 .
Lei non ebbe figli ma si dedicò sempre con amore alla sua famiglia, ai nipoti che arrivarono (da parte della figlia del coniuge) e anche alle pronipoti. Sia per nipoti che per pronipoti è stata una nonna a tutti gli effetti , ed è stata sempre chiamata con affetto, Nonna Rosina.
Federica Aceto sostiene il benessere psicologico nel lavoro e nello sport
Federica Aceto è una professionista della formazione e della psicologia del lavoro di Milano che ha scelto di trasformare le competenze accademiche in azione concreta, mettendo il benessere psicologico e l’innovazione sociale al centro del proprio percorso.

Laureata in Psicologia e specializzata in Talent Assessment e Psicologia comportamentale, lavora da anni nelle politiche attive del lavoro, nella progettazione formativa, nell’orientamento e nel placement, con un’attenzione costante alle categorie più fragili e ai giovani. Accanto all’attività professionale, porta avanti un intenso impegno nel volontariato e nella sensibilizzazione sulla salute mentale, collaborando con università, istituzioni e realtà del terzo settore.
È co-ideatrice di eventi ad alto impatto come WellBrain e responsabile del progetto MindLeague, che promuove il benessere psicologico nello sport giovanile, fornendo strumenti concreti a chi educa e allena.
Empatica, capace di visione sistemica e di lavoro di squadra, Federica genera valore reale e misurabile, pur restando spesso lontana dai riflettori: una di quelle donne il cui impatto si trova sotto la superficie, ma senza le quali molte iniziative semplicemente non esisterebbero.
Beatrice Carmen D’Abbicco tra arte e attivismo
Beatrice Carmen D’Abbicco è una scrittrice, performer e educatrice pugliese che intreccia arte, ricerca e attivismo femminista in un percorso coerente e radicale. Laureata in Lettere Moderne e in Scienze dello Spettacolo, con alta formazione in Studi di Genere e Diversity Management e un diploma in Pittura, lavora nel settore dell’educazione ed è tra le coordinatrici della casa in semi-autonomia del Cav “Giraffa”.

È co-ideatrice del Collettivo di ricerca femminista “Anomala” e porta avanti, attraverso studio, scrittura e pratica pedagogica, una riflessione sulla libertà delle donne come motore di nuovi valori egualitari e logiche di cura.
Autrice dei libri Nella guerra persa che tu chiami amore e Porpora. Materiale infiammabile, sperimenta anche nella poesia performativa, nella danza e nell’audiovisivo, collaborando con associazioni italiane per le pari opportunità. Nel suo lavoro, raccontato anche su Instagram (@stanza.variabile_), arte, cultura e pedagogia si fondono in una prospettiva inclusiva e trasformativa.
Sopravvissuta alla violenza, Patrizia Cadau fa sentire la sua voce
Patrizia Cadau è una sopravvissuta alla violenza domestica che ha scelto di trasformare il silenzio imposto in una voce pubblica, lucida e radicale.

Nel suo libro Volevate il silenzio – Avete la mia voce intreccia testimonianza personale e analisi critica, denunciando i meccanismi del patriarcato, le responsabilità di un sistema sociale e giudiziario che troppo spesso minimizza o nega la violenza, e le strategie di manipolazione e controllo esercitate dai maltrattanti.
La sua scrittura non è solo racconto, ma strumento di consapevolezza collettiva: un invito a costruire comunità vigili, capaci di riconoscere gli abusi e spezzarne l’isolamento. La voce di Patrizia è insieme ferita e forza, scudo e arma di liberazione, capace di ricordare a chi legge che la resistenza è possibile e che nessuna, nessuno, è solo.
Alice Arduino, le storie personali nella street art
Alice Arduino è un’artista e creativa che lavora tra collage e street art, utilizzando l’arte come strumento educativo, relazionale e di trasformazione sociale. Attiva nel campo dell’educazione non formale, progetta e conduce workshop e laboratori rivolti a giovani e adulti per sensibilizzare su temi sociali e culturali attraverso la metodologia della peer education, partendo dalle storie personali, dalle emozioni e dai valori delle persone coinvolte.

Collaborando con enti, associazioni, scuole, università ed eventi, Alice costruisce spazi di confronto inclusivi e accessibili, in cui l’approccio ludico e leggero favorisce l’espressione artistica, la riflessione e l’apprendimento condiviso. Il suo lavoro contribuisce a creare relazioni sociali più sane e consapevoli, offrendo la possibilità di essere sé stessi e sé stesse e di affrontare anche temi complessi attraverso il linguaggio universale dell’arte.
Sara Verrecchia
La storia di Sara Verrecchia nasce da una sfida personale: il percorso attraverso un disturbo del comportamento alimentare che l’ha segnata profondamente ma che è diventato la scintilla per trasformare la fragilità in forza e il dolore in uno strumento di cambiamento sociale. Da quell’esperienza ha scelto di dedicarsi a creare spazi più inclusivi, consapevoli e capaci di accogliere le differenze.

Oggi Sara è una professionista che lavora come consulente per aziende e scuole, accompagnando realtà pubbliche e private nel costruire ambienti più equi, inclusivi e rispettosi. Il suo impegno si concretizza, da un lato, attraverso l’associazione DiversaMente, di cui è founder e Presidente, e con cui si occupa di portare avanti progetti di sensibilizzazione e supporto; dall’altro, attraverso progetti di business innovativi ad alto impatto sociale. Inoltre, i suoi libri sono strumenti per diffondere cultura e cambiamento, accessibili a chiunque voglia comprendere e agire.
Il suo percorso l’ha portata a salire sul palco di un TEDx, dove ha raccontato con coraggio e lucidità come dalle esperienze più dure possano nascere visioni trasformative e nuove possibilità per gli altri.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







