Cacciatrici di eclissi, eclissate dalla storia
La straordinaria storia di Wanda Díaz-Merced, astronoma non vedente che ha reso le eclissi accessibili a persone cieche e ipovedenti. Le scoperte e i calcoli di Isabel Martin Lewis, Annie Jump Cannon, Shadia Habbal
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Quando il Sole scompare, tutti alzano gli occhi al cielo. Per secoli, però, nei resoconti ufficiali della scienza, gli occhi sembravano appartenere quasi sempre agli uomini. Erano loro a guidare le spedizioni, firmare le scoperte. Erano loro che sorridenti posavano per le fotografie. Le donne, quando c’erano, venivano raccontate come assistenti, mogli, collaboratrici. Oppure non venivano raccontate affatto.
Isabel Martin Lewis, il computer umano
Eppure, nell’ultimo secolo, dietro i calcoli che hanno previsto le eclissi e gli strumenti puntati verso la corona solare ci sono state molte scienziate. Invece di essere osannate per il loro lavoro, alcune hanno dovuto conquistare persino il diritto di essere chiamate astronome.
Isabel Martin Lewis, matematica statunitense nata nel 1881, cominciò infatti la sua carriera come “computer”: non una macchina, ma una persona incaricata di eseguire lunghissimi calcoli a mano. Era un lavoro fondamentale e, proprio per questo, spesso assegnato alle donne e pagato meno (se non lo avete fatto, vi consigliamo il bellissimo film “Il diritto di contare”).
Lewis si specializzò nelle eclissi, elaborando un metodo più rapido e preciso per stabilire dove sarebbero state visibili. Nel 1930 ottenne finalmente il titolo di astronomer allo United States Naval Observatory: fu la prima donna a raggiungere quel grado nell’istituzione.

Inoltre non si limitò a fare calcoli per gli altri. Partecipò infatti alla spedizione in Russia per l’eclissi del 1936 e, l’anno successivo, organizzò quella in Perù, dove l’evento fu fotografato e trasmesso via radio. Una curiosità che dice molto di lei: già nel 1924 aveva pubblicato A Handbook of Solar Eclipses, un manuale pensato per rendere comprensibile a tutti un fenomeno che la scienza custodiva ancora usando un linguaggio per pochi.
Annie Jump Cannon, la classificatrice di stelle
Un’altra fotografia, scattata durante la spedizione dello Yerkes Observatory a Santa Catalina Island per l’eclissi del 1923, mostra Annie Jump Cannon insieme ad altre donne. Cannon è celebre per aver classificato centinaia di migliaia di stelle e creato un sistema ancora alla base della classificazione stellare

. Era quasi completamente sorda e riusciva a classificare fino a tre stelle al minuto. Nella storia dell’astronomia il suo nome è rimasto; quelli di molte colleghe presenti nella stessa immagine, no. È anche così che funziona la rimozione: non sempre cancella tutte le donne, a volte ne salva una e lascia le altre ai margini della fotografia.
Shadia Habbal, la cacciatrice di eclissi
Oggi una delle figure più importanti nello studio delle eclissi è Shadia Habbal, astrofisica nata in Siria e docente all’Università delle Hawaii. Dal 1995 insegue l’ombra della Luna in deserti, isole e regioni polari per studiare la corona, la parte più esterna dell’atmosfera solare.

Durante l’eclissi nordamericana del 2017 il suo gruppo distribuì strumenti in cinque località diverse, perché pochi minuti di buio possono contenere dati raccolti dopo anni di preparazione. Quella fu la sua quindicesima eclissi scientifica. Per osservare il Sole, Habbal ha affrontato anche il gelo delle Svalbard, dove alla difficoltà degli strumenti si aggiungeva una precauzione insolita: guardarsi dagli orsi polari.
Wanda Díaz-Merced, che fa percepire l’eclisse a chi non vede
Ma la storia più rivoluzionaria forse riguarda chi il cielo non può vederlo. L’astronoma portoricana non vedente Wanda Díaz-Merced ha aperto nuove strade nella sonificazione, la trasformazione dei dati astronomici in suoni. Il suo lavoro ha ispirato LightSound, il dispositivo sviluppato da Allyson Bieryla e da un gruppo di ricercatrici e ricercatori: mentre la Luna copre il Sole e la luce diminuisce, il tono cambia. Nel 2024 ne sono stati costruiti quasi mille e distribuiti gratuitamente per rendere l’eclissi accessibile alle persone cieche e ipovedenti.

Le scienziate delle eclissi ci insegnano allora qualcosa che va oltre il Sole. L’ombra non è soltanto quella proiettata dalla Luna: è anche quella in cui il racconto ufficiale ha lasciato il lavoro femminile. Dare visibilità alle scienziate non significa riscrivere la storia per gentile concessione. Significa, finalmente, raccontarla per intero.
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Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.







