Streghe nonostante tutto
Eccoci ad Halloween e nell’atmosfera horror-pop in cui le nostre città si sono calate nelle scorse ore, sono state le streghe e le loro rappresentazioni giocose ad attirare l’attenzione di chi cerca di occuparsi di informazione e diritti delle donne.
Nel contesto colorato e rumoroso della vigilia di Ognissanti, la strega appare come una delle tante maschere di un circo a tinte gotiche, non molto diversa da quelle degli zombie, dei diavoli, delle zucche, che si vedono in giro.
Eppure, dietro a quella figura, dietro a quel termine, si nasconde e si è nascosto tanto altro.
Lo sapranno le bambine vestite da Hermione Granger o le ragazze con abiti succinti da fattucchiera sexy cosa si cela dietro al nome “strega”?
Probabilmente no e, come direbbe Miranda Priestley, sono anche allegramente inconsapevoli che se oggi possono vestire quegli abiti, mescolandosi nell’allegria di una festa dal sapore vagamente apotropaico, è proprio grazie a chi ha lottato per rivendicare con forza la propria autodeterminazione, anche a rischio della vita.

Il significato della parola strega
Silvia Ballestra, nel suo ultimo libro, propone un’interessante carrellata di esempi etimologici del termine strega in diverse lingue, dimostrando come tutti derivino dal concetto basilare e potentissimo di conoscenza.
«L’inglese witch deriva da wit, intelligenza, così come wise, saggio, e il tedesco weise – tutti derivati dal sassone wicca, che è dea madre; il francese sorciére deriva da sors, che è il destino umano; l’italiano strega da strix, cioè civetta, che per i romani era simbolo della saggezza. Anche il tedesco hexe deriva da hagazussa che indica una persona saggia».
Ed erano di certo sagge e sapienti le tante herbarie, guaritrici, conciaossa, levatrici, medichesse, che dir si voglia, del passato che, proprio per la loro conoscenza, sono spesso finite in cima ad un falò, etichettate come eretiche e adoratrici del diavolo, con la sola colpa di essere state gli unici riferimenti per la cura e la salvezza di tante e tanti.
Laura, ad esempio, una donna di Villa Santa Croce, del castello di Farneta, oggi in provincia di Pesaro Urbino, nel 1587 venne accusata da ben venticinque persone del suo paese di essere una potentissima strega.
In realtà Laura non aveva altre colpe se non quella di essere appunto una guaritrice, a cui da sempre i compaesani si rivolgevano in caso di bisogno.
La stessa sorte è stata condivisa da una schiera di numerosissime donne in tutto il mondo, che per millenni hanno dovuto tenere nascoste le loro conoscenze e il loro saper fare per non finire incenerite e dimenticate.
Nonostante però i roghi, quelli veri, ad un certo punto si siano spenti, le storie e le competenze delle donne non sono mai del tutto uscite dall’ombra, sebbene, di tanto in tanto, riprendessero in mano le scope di saggina e gridassero, come negli anni ‘70 del Novecento, di essere tornate, anzi, di non essersene mai andate e di non aver mai smesso di essere punti di riferimento autorevoli, nonostante continui tentativi di screditamento.

Ancora streghe. Nonostante tutto.
«Le streghe sono tutte donne. Non voglio parlar male delle donne. In genere sono adorabili. Ma tutte le streghe sono donne. È un fatto».
Le parole di Roald Dhal potrebbero riassumere metaforicamente il percorso delle donne dall’antichità fino ad una contemporaneità in cui, fatti passi da gigante nel tentativo di rivendicare i propri diritti, le donne siano comunque, inesorabilmente, considerate streghe, come se il concetto fosse parte di un immaginario DNA collettivo.
E se le donne sono comunque streghe, c’è bisogno di annientarle.
Non c’è altra spiegazione forse al numero crescente di femminicidi e alle disuguaglianze che ancora caratterizzano la condizione femminile in quasi tutti i settori e in ogni parte del mondo.
Di fatto, dai tempi del Malleus maleficarum, sembra quasi che la sapienza e la libertà femminile ancora spaventino, siano vissute come perturbanti e quindi siano da screditare e censurare.
Quando si smise di bruciare le streghe sui roghi, le stesse divennero pazze, isteriche, prostitute, ribelli, criminali: definizioni ugualmente screditanti e avvilenti che hanno agito e ancora agiscono in modo molto efficace nell’inconscio comune.

L’antidoto
Come fare allora? Come è possibile che in una società come quella odierna, caratterizzata da un surplus di informazioni e un’elevata potenzialità comunicativa, una ragazza non riesca ancora a fuggire dalla violenza in tempo per non essere ammazzata a coltellate?
Com’è possibile, con tutte le notizie che si sentono, che moltissime donne non possiedano un conto corrente proprio o non abbiano libero accesso alle proprie finanze senza controllo del partner?
Perché termini come mansplaining, gaslighting, femminicidi e molti altri sono oggi necessari per definire prevaricazioni che, nonostante tutto, continuano a crescere?
In un mondo dove il troppo rumore, specie se orientato da algoritmi che creano bolle digitali di disinformazione decisamente pericolose, rischia di dare fin troppe spinte ai cacciatori di streghe, l’antidoto è solo quello di continuare a farle davvero le streghe e quindi non allontanarsi mai dalla saggezza e dalla conoscenza che le caratterizzano.
La pozione magica da realizzare dunque, che è quella che cerchiamo di preparare ogni giorno anche su Donnemente, è composta da impegno, cittadinanza attiva, condivisione delle conoscenze, informazione affidabile e consapevolezza degli strumenti che abbiamo per diffondere tutto questo.
Il potere che ne deriva e che non rifugge dalla complessità è l’unico in grado di renderci libere e liberi.

Per sottolineare queste riflessioni abbiamo esposto davanti alla redazione di Donnemente un manichino vestito da strega e abbiamo invitato i passanti e le passanti a scattarsi un selfie.
Il messaggio, ironico, ma denso di significato era il seguente: “Tremate, tremate, le streghe sono informate”.
Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







