Una militante per la pace, Amanda Ribichini e la forza della collettività
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di Nicole Stefanini
Eletta Segretaria generale della Gioventù federalista Europea a novembre, Amanda Ribichini, 23 anni di Castelplanio (Jesi), è entrata da gennaio nel vivo delle funzioni previste dal suo mandato.
In questa intervista ci racconta con forte entusiasmo e solida determinazione le sfide che la aspettano e gli obiettivi che intende raggiungere nei prossimi due anni, mettendo in evidenza le discriminazioni di genere che vive una donna all’interno dell’ambiente politico e le difficoltà nel ricoprire questo tipo di ruolo in una situazione geopolitica mondiale così instabile.
Giovane e determinata, al telefono ci accennava a un’agenda molto fitta, le va un po’ di raccontarci chi è Amanda Ribichini e qual è la strada che sta percorrendo per costruire una realtà e un futuro migliore per lei e per tutti i giovani?
«Attualmente sto studiando alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in un corso magistrale chiamato “Unione Europea: processi interni e sfide globali”. Oltre a questo, la maggior parte del mio tempo è dedicata alla militanza; il 9 novembre 2025, sono infatti stata eletta Segretaria Generale della Gfe (Gioventù Federalista Europea) per la sezione italiana».
Cosa vuol dire militanza oggi
La Gfe (Gioventù Federalista Europea) è un movimento fondato da Altiero Spinelli nel 1943, con l’obiettivo di creare un’Europa Federale basata sui principi di democrazia, solidarietà, sussidiarietà e dello Stato di Diritto. Potrebbe spiegarci cosa significa essere una militante federalista a tempo pieno?
«Può sembrare facile ma in realtà la militanza è molto complessa per vari aspetti, soprattutto in un periodo storico come questo. In un contesto globale così volubile, la battaglia federalista sembra essere una delle più determinanti. Ci troviamo infatti ad un punto di svolta per l’ordine europeo e per quello mondiale.

Tutte le organizzazioni che conosciamo a livello regionale, nazionale e internazionale stanno venendo meno e, a queste, si stanno sostituendo organismi che giocano molto sull’utilizzo della forza. È una situazione davvero precaria e appare evidente come l’Unione Europea al momento non sia in grado di reagire come attore di pace all’interno della scacchiera internazionale».
Gfe e la sua azione pacifista
E in che modo la Gfe si inserisce in questo contesto?
Amanda evidenzia che il movimento federalista agisce guidato da un’azione pacifista, cercando un dialogo con le istituzioni e i leader dei partiti europei in funzione della creazione e del consolidamento di una federazione europea.
«Cerchiamo di creare occasioni di dialogo con la cittadinanza, che spesso è disorientata da un bombardamento di notizie che non sa come interpretare. A tal proposito organizziamo spesso degli incontri nelle scuole e nelle università per parlare di Unione Europea e di cittadinanza attiva, cercando di dare ad ogni livello di istruzione ed età uno spunto adeguato».
Come venite accolti e accolte? Riuscite a trovare con facilità occasioni per parlare con la cittadinanza o ci sono persone che si mostrano titubanti all’idea?
«Non è sempre facile, alcune volte incontriamo dei muri, il lavoro del militante è però anche quello di perseverare per cui tendiamo a non arrenderci. Io personalmente sono molto contenta di come il movimento si sta evolvendo; inizialmente il coinvolgimento maggiore avveniva infatti nelle regioni del nord Italia, mentre negli ultimi anni stiamo ottenendo risultati significativi anche nel centro- sud e il fatto che io sia la prima segretaria delle Marche, quindi di una regione del centro, ne è la prova».
Cinque anni di tessera e un impegno quotidiano
Come ha conosciuto questa realtà e da quanto tempo è una militante?
«Il 2026 è il mio quinto anno di tessera, ho conosciuto la Gfe nel 2021 quando mi sono trasferita a Gorizia per fare l’Università di Scienze Politiche. Dopo aver lavorato per un po’ internamente alla sezione ho partecipato al Seminario di Ventotene, che è la principale formazione del movimento. Dopo due anni, sono entrata in direzione nazionale e nel 2025 sono stata eletta Segretaria Nazionale».
Quanto impegno le richiede questo incarico nella sua quotidianità? Ci sono molti incontri a cui deve presenziare o trasferte che deve fare?
«A livello giornaliero mi impegna molto perchè ci sono vari aspetti burocratici da gestire, a maggior ragione per il fatto che il movimento è composto da volontari che quindi non percepiscono uno stipendio e offrono il tempo libero che hanno a disposizione. Poi come accennato prima la maggior parte del lavoro è quello della militanza, quindi organizzare riunioni, coordinare il lavoro, cercare di aprire nuove sezioni, incontrare giornalisti».
Oltre a questo, Amanda sottolinea che ci sono una serie di eventi saltuari che riguardano altri enti di cui la Gfe fa parte (Cng, Movimento Federalista Europeo) e che la portano a fare trasferte in altri paesi.
«La prossima settimana andremo a Bruxelles per un progetto chiamato Federalist Peace Forum. Questo è molto interessante perché ci ha permesso di portare a Ventotene dei ragazzi israeliani e palestinesi per scrivere insieme un documento su come secondo loro dovrebbe essere ridisegnato il futuro dell’area; è stato uno dei pochi dibattiti di questo tipo in Europa e la prova di come la voce dei giovani e il dialogo possa davvero avere un impatto sulla realtà globale».
Donne, politica e militanza
Tenendo in considerazione la situazione del nostro Paese, pensa che per una donna sia più difficile entrare nell’ambiente politico e assumere ruoli di leadership?
«All’interno dell’ambiente federalista devo dire di no, anche la segretaria precedente era una ragazza e in generale sono sempre stata circondata da figure femminili nella mobilitazione fatta in questi anni».
Amanda aggiunge che su un piano generale, quando si rapporta con altri esponenti politici o altri partiti viene presa meno sul serio in quanto donna.
«È come se si dovesse dimostrare sempre qualcosa in più, soprattutto nell’interazione con persone adulte, tra i giovani tendenzialmente il confronto è più paritario. Nonostante ciò, l’ambiente politico continua ad essere a maggioranza maschile; al Congresso del Cng (Consiglio Nazionale dei Giovani) che si è svolto a dicembre, hanno presenziato dieci uomini e una donna (la precedente segretaria della Gfe)».

Secondo i dati della mappa Ipu-Un Women “Donne in politica” del 2025, la presenza maschile nelle posizioni esecutive e legislative continua a superare quella femminile di oltre tre volte. Mentre la percentuale di donne in Parlamento è aumentata di 0,3 punti percentuali, raggiungendo il 27,2% rispetto a un anno fa, nelle posizioni di governo è diminuita di 0,4 punti percentuali.
Pensa che le cose miglioreranno, che ci siano più donne che oggi decidono di intraprendere una carriera politica?
«Essendo un ambiente in cui così tanti uomini si sono fatti spazio e hanno imposto il loro ruolo penso sia difficile per una figura femminile ottenere la credibilità che meriterebbe. Anche perché, nel nostro panorama politico nazionale, le figure femminili che hanno più visibilità non possono essere definite femministe o interessate alla causa femminile. Credo che il punto sia proprio questo, non si tratta di arrivare a conquistare posizioni di potere di per sé, ma di generare una legacy di questo potere».
Amanda sottolinea che se una donna assume un ruolo di potere ma continua a trovarsi in un ambiente in prevalenza maschile non avrà creato una leadership femminista, avrà aperto un possibile varco che andrà poi potenziato e concretizzato in modo da poter resistere nel tempo.
Cosa consiglierebbe Amanda a una sua coetanea o ragazza più giovane che vuole intraprendere questo percorso?
«Di non avere paura e provare a crearsi uno spazio all’interno della sua vita; io personalmente al liceo non avevo trovato un ambiente giusto in cui poter esprimere al meglio la mia volontà di mobilitarmi e di cercare, nel mio piccolo, di cambiare le cose. Provo un po’ di rimpianto per non essere riuscita a creare quello spazio; quindi, appunto il mio consiglio è di farsi avanti, di creare delle occasioni di scambio collettive e di pretendere gli spazi anche dalle persone più adulte di noi».
Se non possiamo risolvere il macro-problema, diamo un contributo nel micro
La spaventano i nuovi scenari e cambiamenti che si stanno sviluppando all’interno del contesto globale? Pensa che sarà più difficile svolgere il suo ruolo in questo momento storico rispetto al passato?
«Se il mio futuro di per sé, come Amanda, non mi preoccupa, il futuro del mondo mi paralizza. Credo sia un pensiero comune in questo periodo, ci svegliamo la mattina e siamo bombardati da una marea di informazioni che ci dicono che il mondo va a fuoco e che siamo impotenti di fronte a questo. Se in generale non possiamo fare niente per risolvere il macro-problema, nel micro abbiamo la possibilità di provare a dare un contributo, anche se non avrà il riscontro che ci aspettiamo o non produrrà un cambiamento sostanziale».
Uno dei principi chiave del federalismo è proprio il concetto del granello di sabbia, coniato da Luciano Bolis, un dirigente del movimento che durante la Resistenza a Genova nel 1945 si è tagliato le corde vocali per non rivelare i nomi dei suoi compagni ai soldati tedeschi.
«Alla fine, si tratta di questo, noi possiamo scegliere di non fare niente o possiamo scegliere di dare il nostro granello di sabbia, cercando di coinvolgere più persone possibile. Io personalmente credo molto nella speranza, non quella che ti fa adagiare, ma che ti fa dire “ok, il mio compito è quello di agire ora, di non rimanere inerme di fronte alla paura che il mondo mi suscita”. La cosa che mi spinge di più a tirare fuori questo coraggio è il sapere di far parte di una collettività, di avere al mio fianco persone determinate quanto me e con gli stessi obiettivi. Sono certa che sarà la mia forza anche per i due anni di mandato come Segretaria della Gfe che mi aspettano».
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