Eva Statiella
Eva Statiella

L’assessora artificiale e la democrazia in carne e ossa

Condividi:

Dietro la provocazione dell’amministratrice virtuale si nasconde una riflessione più profonda: nell’era degli algoritmi la vera sfida non è rendere le macchine più umane, ma preservare l’umanità delle istituzioni e della politica

Tempo di lettura stimato: 5 minuti


L’annuncio arriva da Acqui Terme e ha immediatamente attirato l’attenzione dei media nazionali: nella giunta comunale compare una nuova assessora, o almeno così viene presentata. Si chiama Eva Statiella, ha un volto, una voce e un’identità femminile, ma non è una persona. È un avatar generato dall’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale nelle amministrazioni pubbliche



L’iniziativa nasce con l’obiettivo dichiarato di esplorare le potenzialità delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione e di avviare una riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale e governo delle comunità. Una provocazione culturale prima ancora che amministrativa. Acqui Terme è il Comune capofila. Un tentativo era stato fatto anche in Albania con la ministra creata con l’Ai per combattere la corruzione.

Come tutte le provocazioni intelligenti, anche questa merita di essere presa sul serio.
L’intelligenza artificiale entrerà sempre più nelle amministrazioni pubbliche. Potrà aiutare a elaborare grandi quantità di dati, a prevedere bisogni sociali, a migliorare la gestione dei servizi e a supportare la programmazione delle politiche pubbliche. Ignorare questo cambiamento sarebbe miope.

Un algoritmo non si assume responsabilità


Tuttavia, una cosa è utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto alle decisioni, altra cosa è attribuirle simbolicamente il ruolo di assessora.

Un’assessora non è soltanto una figura tecnica. È una persona che assume responsabilità politiche, risponde ai cittadini, esercita discrezionalità, interpreta bisogni e valori della comunità. Un algoritmo può elaborare informazioni, ma non può assumersi responsabilità. Se una decisione si rivela sbagliata, a risponderne non sarà mai la macchina, ma sempre una persona.
Per questo sarebbe forse più corretto parlare di consulente digitale o assistente virtuale piuttosto che di assessora.

La buona politica ha bisogno di contraddittorio

C’è poi un secondo aspetto che merita attenzione.

I moderni chatbot sono progettati per collaborare con l’utente. Tendono a fornire risposte coerenti con le domande ricevute e spesso finiscono per rafforzare il punto di vista di chi li interroga. Non perché abbiano una propria opinione, ma perché il loro compito è generare risposte utili e pertinenti. In ambito amministrativo questo può rappresentare un rischio.

La buona politica non ha bisogno soltanto di conferme. Ha bisogno di confronto, di contraddittorio, di punti di vista alternativi. Ha bisogno di qualcuno che segnali errori, evidenzi criticità, metta in discussione le convinzioni del decisore.

Se utilizzata in modo acritico, l’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in una sofisticata macchina di conferma delle idee di chi governa. E una democrazia che smette di confrontarsi con il dissenso diventa inevitabilmente più fragile.

Se l’algoritmo è donna

L’aspetto forse più curioso dell’intera operazione riguarda però la scelta del genere femminile. Perché un algoritmo dovrebbe essere donna?
La risposta probabilmente risiede nei nostri immaginari culturali. Da decenni assistenti virtuali, segreterie digitali e sistemi di supporto vengono rappresentati con voci e sembianze femminili, spesso associate a disponibilità, accoglienza, ascolto e cura. Ma proprio per questo la scelta non è neutrale.

Da un lato può essere interpretata come un tentativo di riequilibrare simbolicamente contesti istituzionali ancora caratterizzati da una forte presenza maschile nei ruoli apicali. Dall’altro rischia di riproporre stereotipi che associano il ruolo di assistenza e supporto alla figura femminile.

In realtà la domanda più interessante è un’altra: perché sentiamo il bisogno di attribuire un volto, un nome e persino un genere a una macchina?
Forse perché gli esseri umani hanno bisogno di umanizzare la tecnologia per renderla più familiare. Ma più rendiamo umano un algoritmo, più rischiamo di dimenticare che non è umano.

Utilizzare le macchine per essere più umani

Ed è qui che emerge il paradosso più affascinante della vicenda.
All’assessora è stata attribuita la delega all’umanizzazione. Una scelta simbolica che induce a riflettere. Perché la vera sfida del nostro tempo non è rendere le macchine più umane. È utilizzare le macchine per consentire agli esseri umani di essere più umani.

L’intelligenza artificiale può aiutarci a elaborare dati, organizzare informazioni e migliorare l’efficienza. Ma l’ascolto, l’empatia, la mediazione sociale, la responsabilità morale e politica restano qualità profondamente umane.

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale il rischio non è che le macchine diventino troppo intelligenti. Il rischio è che gli esseri umani rinuncino a esercitare la propria intelligenza critica, la propria responsabilità e la propria capacità di relazione.

Le istituzioni del futuro avranno certamente bisogno di algoritmi più sofisticati. Ma avranno ancora più bisogno di amministratrici e amministratori capaci di ascoltare, comprendere e decidere. Perché la buona politica nasce anche dai dati, ma vive nelle relazioni umane.

La tecnologia può assistere chi governa. La democrazia, però, continua ad avere bisogno di persone in carne e ossa.


La newsletter di Donnemente

Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui

Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui


Leggi anche:

Rita Soccio

Rita Soccio

Docente di Arte e Immagine nella scuola secondaria di primo grado, con una consolidata esperienza nella formazione artistica, nella progettazione grafica e nella comunicazione visiva. Ha ricoperto per dieci anni l'incarico di Assessora alla Cultura, Turismo e Istruzione del Comune di Recanati, promuovendo progetti di innovazione culturale, valorizzazione territoriale e welfare culturale. Autrice di testi scolastici adottati a livello nazionale e artista visiva con partecipazioni a importanti esposizioni nazionali, tra cui la 54ª Biennale di Venezia.

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *