Canfora ripercorre la storia del suffragio universale, un diritto non scontato
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Il suffragio universale è stato frutto di battaglie portate avanti negli anni, che però oggi si tendono a dare per scontate. Oggi, all’università di Macerata Luciano Canfora, filologo classico, grecista, storico e saggista, è intervenuto online, per parlare della “Storia del suffragio universale” ma anche per fare alcune riflessioni sull’attuale panorama politico. Un incontro aperto non solo alle studentesse e agli studenti dell’Università ma anche delle scuole superiori.
Suffragio universale, non una lotta per le donne
Negli anni molti si sono dati da fare per raggiungere il suffragio universale, ma la triste verità è che «durante queste lotte non si pensava alle donne – afferma Luciano Canfora – anche se le donne esercitavano attivamente il diritto di protesta, non avevano però il diritto al voto» che arrivò comunque non prima del ‘900.
Canfora insomma riflette su come tali diritti siano stati ottenuti, discutendo se si sia trattato di una “concessione” politica o di una vera e propria “conquista” frutto delle lotte femminili e dei movimenti democratici.
I primi Paesi furono Finlandia, nel 1906, Danimarca 1915, Russia 1917, e la Germania della Repubblica di Weimar nel 1919. altri arrivarono più tardi come l’Italia, che permise alle donne di andare a votare solamente nel 1946, dopo l’approvazione nel 1945 del decreto luogotenenziale che ha sancito il suffragio universale. Come ha chiarito qualche giorno fa la prima ingegnera italiana Amalia Ercoli Finzi durante le celebrazioni dell’8 marzo in Quirinale: «Le donne laureate hanno votato 40 anni dopo gli uomini analfabeti».
Il suffragio universale e il controllo del potere
Dell’importanza del suffragio universale parlò anche Karl Marx all’interno del celebre Manifesto del partito comunista. Nel secondo capitolo parla di alcuni provvedimenti (nazionalizzazione delle banche, istruzione pubblica) per i quali bisogna battersi, come? Attraverso la conquista della democrazia, cioè la conquista del suffragio universale, grazie al quale i cittadini e le cittadine possono prendere il controllo del potere.
«Grazie a questo principio la maggioranza sarà in grado di esprimersi». Ma da quest’affermazione nasce una riflessione: la maggioranza ha ragione in quanto maggioranza? «Questa è una questione che ritorna ciclicamente, soprattutto da chi viene sconfitto durante le elezioni».
A parlare di maggioranza fu anche Edoardo Ruffini nel suo libro Il principio di maggioranza, «Ruffini nel 1927, afferma che esistono delle precondizioni per il principio di maggioranza: La comunità che si esprime, con omogeneità e il consenso politico, che però in una società divisa in classi sociali sicuramente non è a portata di mano».
Come si esprime la volontà popolare
Negli anni si sono percorse molte strade per cercare di capire come poter esprimere la volontà popolare, inizialmente la soluzione fu quella di concedere un diritto elettorale ma plurale, un voto con due pesi: il padrone che lavora con il cervello ha un voto che pesa di più rispetto a quello del lavoratore che lavora con i muscoli e non con la testa. «Il suffragio plurale è feroce più di quello ristretto».
Ma noi oggi sappiamo che tutte le cittadine e i cittadini sono uguali perché il loro voto è uguale, non ci sono voti utili e voti inutili. «Anche se spesso i voti possono essere influenzati da chi possiede i mezzi di informazione, come afferma Antonio Gramsci quando riflette sulla questione».

Assenteismo politico
Un argomento che ritorna ciclicamente è l’assenteismo delle urne. Molti affermano che si tratti di una pratica recente, «non è vero che è un fenomeno moderno, se guardiamo l’Italia e la Francia – sottolinea Canfora – notiamo immediatamente come ci sia stata da subito una scarsissima partecipazione». Un aumento di questa percentuale c’è stato alla nascita dei partiti operai, che una volta spariti hanno di nuovo abbassato la partecipazione.
Canfora riflette anche sulla situazione attuale: «Ormai da trent’anni in Italia siamo di fronte a leggi elettorali grottesche, con i nomi in finto latino, che non sto nemmeno a citare. Queste leggi hanno lo scopo di distorcere il normale andamento elettorale attraverso i premi di maggioranza, eliminando quindi le formazioni politiche più piccoli, che prendono pochi voti e che minano la vita degli altri partiti».
Anche se oggi il voto è un diritto di tutte e tutti, il quadro politico che racconta Canfora non è certo quello dei migliori: «Nessuno ha la ricetta pronta, ma la mia idea è che bisogna ridare vita agli attuali partiti politici, servono programmi chiari. Oggi i programmi politici si assomigliano sempre di più e vanno avanti per slogan, in questo contesto è chiaro che gli elettori e le elettrici si allontanano dalla politica».
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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







