Una donna su due rinuncia a scelte economiche per pressioni familiari
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Quasi una donna su due (il 48%) rinuncia almeno una volta nella vita a scelte economiche per le aspettative del partner o della famiglia. E una su quattro non si sentirebbe libera di interrompere una relazione per motivi economici.
Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Donne e investimenti finanziari”, realizzato dall’Istituto Piepoli per Directa Sim e presentato a Milano durante l’evento “Directa D – La finanza parla al femminile”, ospitato a Palazzo Mezzanotte.
Ventisette professioniste del mondo finanziario, istituzioni e divulgatrici si sono confrontate in cinque tavoli di lavoro dedicati ai nodi ancora aperti dell’autonomia economica delle donne: barriere culturali, educazione finanziaria, indipendenza economica, leadership e identità di genere.
Il rapporto con la finanza: autonomia desiderata ma ancora lontana
L’indagine, realizzata su un campione nazionale di mille donne italiane, evidenzia quanto il rapporto con il denaro sia strettamente legato alla libertà personale.
Il 96% delle intervistate considera l’indipendenza economica fondamentale, ma sei donne su dieci dichiarano di non sentirsi indipendenti quanto vorrebbero. Più di sette su dieci affermano di voler aumentare la propria autonomia finanziaria.

La distanza si vede anche negli investimenti: il 62% delle donne non ha mai effettuato investimenti finanziari e, tra chi investe, una parte significativa lo fa con il supporto o la decisione di altre persone. Un dato che suggerisce come il divario non dipenda soltanto dalle competenze, ma anche dalla disponibilità di risorse e dalla possibilità di prendere decisioni economiche in autonomia.
Il denaro, quindi, non è solo una questione finanziaria. Incide direttamente sulla capacità di scegliere, di cambiare vita o di uscire da relazioni insoddisfacenti.
Barriere culturali e nuovi modelli
Durante il confronto è emerso come il tema dell’autonomia finanziaria non riguardi solo l’accesso agli strumenti economici, ma anche la cultura e i modelli sociali.
«La libertà di gestire le proprie risorse significa avere sempre un piano B» ha spiegato la divulgatrice finanziaria Aminata Gabriella Fall, sottolineando come l’assenza di alternative economiche possa limitare la libertà personale.
Secondo l’economista Azzurra Rinaldi, il problema non è l’interesse delle donne verso il denaro, ma il modo in cui il sistema economico è stato storicamente costruito: un modello che per lungo tempo ha escluso le donne dai luoghi decisionali.
Educazione finanziaria come leva di autonomia
Tra i temi più discussi, quello dell’educazione finanziaria.
Secondo Stefano D’Orazio, direttore commerciale di Directa Sim, la partecipazione femminile agli investimenti resta più bassa rispetto a quella maschile soprattutto per fattori socioculturali e informativi.

Un dato colpisce più di altri: oltre un terzo delle donne non ha un conto corrente intestato a proprio nome.
Per questo motivo iniziative come Directa D puntano a favorire informazione, confronto e accesso agli strumenti finanziari, nella convinzione che una maggiore consapevolezza economica possa tradursi in maggiore autonomia.
Leadership femminile e cambiamento culturale
Il confronto si è esteso anche al tema della leadership.
Per Claudia Segre, presidente della Global Thinking Foundation, promuovere educazione finanziaria e digitale significa contribuire a costruire una società più equa, in cui le donne possano accedere con maggiore fiducia ai ruoli decisionali.
Un cambiamento che riguarda anche la dimensione psicologica. Come ha sottolineato la psicologa Silvia Salese, accanto alle barriere esterne esistono spesso anche ostacoli invisibili: bias cognitivi, rapporto con il rischio e modelli interiorizzati di potere.
Il denaro come strumento di libertà
Il messaggio che emerge dal confronto è chiaro: l’autonomia economica non è solo una questione di reddito, ma una condizione concreta di libertà.
Per questo, secondo gli organizzatori, la cultura finanziaria dovrebbe entrare sempre più presto nei percorsi educativi, anche nelle scuole. Solo così la conoscenza del denaro e degli strumenti economici potrà diventare un elemento di autonomia reale, dentro e fuori dalle relazioni personali.
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