Indipendenza economica, presupposto imprescindibile per la libertà di scelta femminile
Sembra scontato ma le statistiche ci dicono che ancora non lo è: una delle prime forme di prevenzione della violenza di genere e dell’abuso passa attraverso l’indipendenza economica delle donne.
Secondo una recente ricerca della Global Thinking Foundation, il 42% delle donne non possiede un conto corrente personale e il 33% non è in grado di gestire in autonomia un budget familiare.
Dati che fanno riflettere e spingono a ragionare sulle origini di questa situazione, partendo dall’educazione ricevuta in famiglia, fino ad arrivare alle reali possibilità che ha oggi una donna di rendersi consapevole e autonoma anche su questioni finanziarie.
Katia Domizi, responsabile commerciale di Poste Italiane, ci ha guidato in una riflessione attraverso questi temi, spesso avvertiti come ostici, ma basilari per acquisire consapevolezza, indipendenza economica e di conseguenza libertà di scelta.
Laureate in Economia: ancora poche ma con forte determinazione
Il divario di genere nelle lauree in Economia è oggi superiore a quello delle materie STEM, ma nonostante questi dati, le donne che intraprendono questo percorso di studi si distinguono spesso per determinazione e risultati.
Ne è un esempio Katia Domizi, laureata in Economia quando questa differenza era ancora più ampia e che ha poi proseguito la sua carriera nel settore con evidenti risultati all’interno di Poste Italiane, diventando una testimone sul campo di come le professioni economiche si siano gradualmente aperte alle posizioni femminili.
«Il mio percorso lavorativo è iniziato grazie alla mia tesi di laurea sui sistemi di reporting nelle grandi aziende, prevedendo uno stage che ho potuto svolgere nella filiale di Poste Italiane della mia città, Macerata.
Successivamente ho ricoperto ruoli in pianificazione e controllo di gestione, per poi continuare il percorso nell’ambito dei processi e dei flussi operativi.
Nel 2012 l’obiettivo poi di andare a lavorare su ruoli commerciali mi ha portato a ricoprire prima l’incarico di consulente finanziario in un ufficio postale e poi tutti i ruoli della filiera commerciale con responsabilità sempre maggiori.
Dal 2022 sono diventata responsabile per la provincia di Ascoli Piceno e ora lo sono per la provincia di Fermo».
Una parabola ascendente che ha permesso di osservare da vicino sia la situazione lavorativa femminile in ambito finanziario, sia la percezione da parte dell’utenza femminile delle tematiche legate al risparmio e agli investimenti.

Donne e mestieri della finanza: un trend in crescita, ma c’è ancora strada da fare
Ne emerge un quadro che dimostra come, nonostante le professioni finanziarie siano ancora tradizionalmente legate alla sfera maschile, la situazione stia gradualmente cambiando:
«I dati dimostrano che la situazione è in evoluzione» – dice Katia Domizi – «in Poste la presenza femminile su ruoli commerciali specializzati come quello della consulenza finanziaria attualmente si attesta intorno al 65%, quindi nella nostra azienda possiamo dire che la presenza femminile è importante.
Al di fuori, la mia percezione è che il coinvolgimento femminile sia crescente ma sicuramente non ancora equiparato a quello maschile».
Le donne sono dunque ancora in minoranza in un ambito dove la presenza maschile è ancora predominante, il che potrebbe condurre direttamente alla conferma dello stereotipo secondo cui le donne sarebbero meno “predisposte” ad occuparsi di finanza.
La realtà è però diversa e parte chiaramente dal percorso formativo, come denuncia Domizi: «Il gap nasce senz’altro dalla mancanza di opportunità per le donne di accostarsi alla gestione del denaro.
Quello di tenere lontana la donna dalla questione della pecunia è senza dubbio un retaggio culturale del passato, che ha generato una mancanza di conoscenza principalmente degli strumenti primari e quindi anche un’insicurezza nel gestire il denaro».
L’autostima passa anche dalla consapevolezza finanziaria
La consapevolezza di essere in grado di gestire autonomamente e con competenza il proprio denaro è certamente un presupposto fondante della propria autostima.
In base all’esperienza di Katia Domizi per le donne questa cognizione diventa indispensabile per garantire anche equità nella gestione dei rapporti personali e tranquillità nelle proprie scelte:
«La conoscenza, come in tutti gli ambiti, è fondamentale, ma in questo lo è ancora di più perché avere l’opportunità di accostarsi a strumenti finanziari, anche di base, consente di effettuare una pianificazione del proprio futuro non solo finanziario, ma anche personale in modo concreto, rendendosi conto di quali siano le opportunità che una donna può avere e quali invece quelle alle quali potrebbe essere costretta a rinunciare».
Strumenti di base: carte di credito, conti deposito e piccoli investimenti
Cominciare a gettare le basi di una coscienza finanziaria significa prima di tutto sapere che esistono strumenti e possibilità concrete facilmente accessibili anche a chi ha poca confidenza con la materia.
Carte di credito, di debito, conti di deposito sono entrati ormai nel linguaggio comune, ma non bisogna dare per scontato che siano chiare a tutte e a tutti le loro funzioni.
«Le carte di credito anticipano denaro consentendo acquisti anche senza liquidità immediata, ma con addebito successivo» – spiega Katia Domizi – «i depositi sono invece strumenti che consentono di custodire titoli finanziari garantiti nel capitale ma con la finalità del risparmio.
I piccoli investimenti sono invece delle somme che possono essere diversificate sia come titoli, come i buoni postali ad esempio, che sono strumenti semplicissimi, oppure titoli il cui valore è legato alle fluttuazioni del mercato».
Spesso la difficoltà ad accostarsi a certe tematiche è legata anche all’insicurezza di non capire bene di cosa si stia parlando, tuttavia è importante trasmettere il concetto che ci si può avvicinare gradualmente e soprattutto è possibile avere supporto.
Come ricorda infatti Domizi: «Oggi abbiamo anche l’opportunità dell’online con cui riusciamo ad avere una visione di quelli che sono gli strumenti basilari più precisa e anche immediata, oppure è sempre possibile rivolgersi a consulenti di fiducia con i quali, studiato il profilo della cliente, si riesce poi a costruire un percorso e una pianificazione finanziaria personalizzata».

L’importanza di un fondo di emergenza
«Avere un fondo di emergenza significa essere pronti ad affrontare spese impreviste in serenità finanziaria senza ostacoli e senza intaccare i risparmi, ma soprattutto senza pericolo di indebitamento».
Questo, secondo Domizi, è un punto nevralgico della pianificazione economica personale e familiare per un domani più sicuro, a patto che si seguano piccole semplici regole.
«Innanzitutto il conto di emergenza deve essere sempre sganciato dal conto corrente o da qualsiasi conto di regolamento per evitare la tentazione di utilizzarlo per spese non urgenti.
Si inizia con piccole somme e con forme di accantonamento automatico e ricorrenti che, in base alle proprie capacità di reddito e anche di risparmio, vengono messe da parte in proporzione anche a quelle che sono le nostre spese ricorrenti.
Prima si inizia a costruire una riserva, prima sapremo di poter contare su un futuro più sereno».
Visto che la consapevolezza finanziaria e la confidenza con queste tematiche, da parte femminile, come già rimarcato, spesso è insufficiente, potrebbe però capitare che ci si renda conto di certe necessità quando non si è più giovanissime.
È certamente rassicurante allora sapere, come ricorda Katia Domizi, che: «non è mai troppo tardi per pensare ad un fondo per la propria sicurezza.
È importante anche in questi casi avere contezza di quanto dobbiamo accantonare per il fondo di emergenza, ma questo dipende un po’ dal reddito chiaramente, poi dal tenore di vita, dalle spese ricorrenti che abbiamo».
Il conto corrente personale è sinonimo di libertà
Avere un proprio conto corrente personale, sganciato da quello di mariti, compagni, genitori, è un altro dei capisaldi dell’affermazione della propria libertà.
La dipendenza economica è infatti strettamente legata a un maggiore rischio di subire diversi tipi di violenza e a periodi più lunghi di maltrattamenti, ma anche, in contesti non di emergenza, alla mancanza di autodeterminazione.
Il concetto è confermato anche da Katia Domizi che rimarca: «è fondamentale che ogni donna disponga di un conto corrente o comunque di uno strumento personale per poter liberamente affrontare ogni scelta.
Sapere di essere in grado di guadagnare, investire, risparmiare aiuta ad avere maggiore controllo sul proprio futuro, una maggiore consapevolezza di sé e del proprio valore».
Donne e finanza: strumenti base per prendere confidenza con la gestione del proprio denaro
La spinta all’empowerment femminile non può allora prescindere dall’affrontare un percorso di affermazione della propria indipendenza finanziaria, che va di pari passo con la capacità di gestire autonomamente strumenti e soluzioni adeguate.
Si può certamente iniziare affidandosi a risorse specifiche che molte aziende mettono a disposizione di chi vuole accostarsi in modo graduale e semplice alla gestione economica indipendente del proprio patrimonio.
Continua dunque Katia Domizi: «In Poste, ad esempio, abbiamo previsto alcune semplici soluzioni per agevolare la costruzione di un piano di risparmio di emergenza.
Contestualmente infatti all’apertura di una Postepay , ad esempio, si consiglia anche l’apertura del libretto “Smart”, che consente poi di attivare una sorta di opzione risparmio semplice, cioè un accantonamento che passa dal conto al libretto in maniera automatica, oppure da un conto corrente a un libretto, o da una Postepay a un libretto.
La Postepay è lo strumento più semplice di gestione del denaro che abbiamo, anche più semplice di un conto corrente, perché consente l’accredito dello stipendio o di altro e anche la domiciliazione».
Parlare di economia fin da piccoli: un impegno che coinvolge famiglia e scuola
Cambiare la situazione attuale, dunque, che vede ancora le donne troppo estranee al discorso economico è un impegno che deve iniziare il più presto possibile.
Katia Domizi, madre di tre figli, di cui due femmine, sostiene da sempre con forza l’importanza di insegnare consapevolezza finanziaria integrandola in un percorso educativo naturale.
«Sia mio figlio, che le mie figlie sono sempre cresciuti con l’idea che avere indipendenza economica fosse un obiettivo primario e un traguardo da raggiungere nella vita.
L’indipendenza economica chiaramente è una porta di accesso alla libertà personale alla costruzione di un futuro che presenti delle opportunità maggiori rispetto a chi invece non dispone di questa forma di indipendenza economica».
Quando si parla di educazione è poi ovviamente fondamentale l’esempio.
«Se i figli vedono una mamma impegnata, che lavora, proiettata a costruire un futuro sia per sé, come donna, e di conseguenza per la propria famiglia, quello è l’insegnamento migliore, perché verrà assimilato naturalmente come un valore».
Educare al rispetto
Un percorso certamente virtuoso che non può però prescindere, ricorda Katia Domizi, da un altro basilare insegnamento:
«In famiglia è anche fondamentale educare al rispetto anche di quelle che sono le opportunità che si presentano ad ognuno ed ognuna.
Io credo che sia una grandissima forma di rispetto quella di saper dare opportunità agli altri: in questo modo i figli crescono costruendosi una coscienza orientata all’indipendenza e capiscono che l’indipendenza e la libertà personali si poggiano innanzitutto sull’indipendenza economica».
Un’ultima considerazione si rivolge poi anche al contesto esterno alla famiglia con cui i giovani vengono in contatto:
«Pensare poi che ci siano realtà, anche in ambito informativo, che aiutano a diffondere consapevolezza sul tema è importantissimo.
Questo dovrebbe avvenire anche nelle scuole, ma in assenza di programmi specifici, è fondamentale che in famiglia ci sia dialogo aperto su questi temi, chiaramente adeguato all’età e alle diverse fasi di vita, per agevolare lo sviluppo di una coscienza di questo tipo soprattutto nelle donne».
Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







