Il gender pay gap inizia dalla paghetta
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Se non fosse tragico, farebbe quasi ridere. Stiamo parlando del rapporto delle donne con i soldi. A sottolineare, con quella leggerezza che arriva dritto all’obiettivo, quanto la violenza economica sia subdola e quanto le sue dinamiche vengano assorbite inconsapevolmente da generazioni, è la conferenza spettacolo “Piacere, denaro!“, in scena ieri pomeriggio nell’auditorium di Banca Macerata.
Disparità a cominciare dalla paghetta
L’originale proposta dell’economista e divulgatrice Azzurra Rinaldi e dell’attrice Antonella Questa ha raggiunto l’obiettivo di conquistare applausi, certo, ma soprattutto di far riflettere.
Su palco Antonella Questa ha magistralmente impersonato personaggi femminili alle prese con il denaro. Da Viola con la sua paghetta, ad Amelia che ha bisogno di 15 euro per provare a scappare dal marito con suo figlio, ad una anziana i cui soldi erano prima controllati dal padre, poi dal marito e dal figlio alla morte di lui.

Personaggi ironici, a tratti divertenti, capaci di procurare quel riso amaro, quella sensazione di fastidio che si trova davanti a una realtà scontata che, rappresentata, emerge per la sua assurdità. A partire proprio da quella paghetta, che non si sa il perché, è più alta per i bambini che per le bambine. Il gap inizia così molto prima di entrare nel mercato del lavoro.
Dato su dato, la grandezza di un fenomeno
Azzurra Rinaldi, con la sua raffinata ironia e con l’espressività che la contraddistingue, ha evidenziato dati che, se ascoltati uno alla volta, troppo spesso neanche scalfiscono più di tanto la società, ma messi in fila, con le sue competenze, rendono l’amarezza “Che fastidio” se vogliamo citare un recente successo sanremese, o meglio un continuo mettere “Ditonellapiaga”.

Rinaldi ha passato in rassegna il rendiconto di genere dell’Inps con il 53,/% delle donne occupate e il 44% delle donne che non hanno lavoro e non lo cercano. Nel privato le donne guadagnano il 25% in meno, nell’immobiliare il 40% in meno. «Di questo ritmo alla parità non arriveremo mai» ha commentato l’economista.
Sempre a proposito di violenza economica: «C’è un problema nel sistema economico del Paese che è più povero di quello che dovrebbe essere anche per la svalutazione del capitale umano femminile.
La violenza economica è subdola e difficile da riconoscere, influenza la capacità della vittima di risparmiare e spendere. L’obiettivo è depotenziarla. In Italia il 22% delle donne è in condizione di dipendenza economica, in Polonia solo il 10% e in Slovenia il 7%».
Uno spettacolo per rendere consapevoli
Un bel tuffo nella consapevolezza che Banca Macerata ha voluto offrire al territorio: «Dobbiamo sapere – ha detto la direttrice commerciale Debora Falcetta – che il controllo dei risparmi e la sottrazione dei denari, se esercitati in maniera vessatoria, sono un reato. Fatevi ogni giorno parti attive nella gestione dei soldi».

L’iniziativa è stata realizzata con la cooperativa sociale Il Faro che gestisce il Centro antiviolenza a Macerata e che , ieri pomeriggio, ha tenuto un corso di formazione sulle tematiche di genere, al personale dell’istituto.
«Siamo molto felici questa opportunità – ha detto la responsabile Elisa Giusti – per far conoscere la violenza economica. Il lavoro, la possibilità di lavorare e un conto corrente proprio sono basilari per una vita indipendente».



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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







