Tra corsie e famiglia: la pediatria vista da Enrica Fabbrizi
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Parlare di pediatria oggi significa parlare di grandi cambiamenti sia medici che culturali. Non si tratta, infatti, soltanto di curare la malattia, ma di accompagnare bambini e famiglie in un percorso di crescita, prevenzione e fiducia nel sistema sanitario.
Ne parliamo con Enrica Fabbrizi – pediatra e endocrinologa, direttrice dell’Unità Operativa di Pediatria dell’Ospedale di Civitanova Marche, nominata a febbraio presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP) per la sezione Marche – che riflette sul cambiamento della professione, sul rapporto con le famiglie e sulla necessità di rafforzare una rete pediatrica capace di mettere davvero il bambino al centro dell’assistenza.
Pediatria, aggiornamento continuo
Dottoressa Fabbrizi, il suo percorso professionale l’ha condotta oggi alla guida regionale della Società Italiana di Pediatria nelle Marche. Quali esperienze hanno inciso maggiormente sulla sua crescita umana e professionale?
«Sulla mia crescita professionale e umana ha inciso soprattutto il rapporto con i colleghi e le colleghe, sia a livello locale sia nazionale. In particolare la loro dedizione, l’umiltà – che spesso è la dote di chi possiede maggiore sapere – e la grande capacità clinica di alcuni di loro sono stati per me un modello da seguire.
Cercare di acquisire, almeno in parte, le loro conoscenze scientifiche è stato fondamentale per intraprendere il percorso continuo di aggiornamento e studio che questa professione richiede. Parlo non solo dei miei grandi maestri dell’Università di Ancona e dell’Ospedale Bambino Gesù, ma anche dei colleghi più giovani: stare al passo con loro rappresenta uno stimolo altrettanto importante».
Non solo gestione della patologia ma anche delle relazioni
Che cosa significa fare la pediatra oggi rispetto a venti o trent’anni fa? In quale ambito – clinico, relazionale o organizzativo – avverte il cambiamento più profondo?
«La pediatria è profondamente cambiata negli ultimi anni, da tutti i punti di vista. Dal punto di vista clinico, perché le conoscenze sono enormemente aumentate: la pediatria racchiude ormai al suo interno tutta la medicina e le sotto specializzazioni sono diventate sempre più complesse, richiedendo competenze altamente specifiche.
Questo comporta anche importanti cambiamenti organizzativi per garantire un’assistenza efficace, soprattutto in ambito ospedaliero; non ci si può limitare alla pediatria generale, ma è necessario disporre di diverse specializzazioni e livelli di competenza, a seconda delle strutture in cui si opera.
Il cambiamento più evidente, tuttavia, riguarda probabilmente l’ambito relazionale. La famiglia è cambiata e spesso presenta complessità maggiori. I nuovi genitori appaiono più ansiosi e insicuri rispetto alle generazioni precedenti e, bombardati dai social media, faticano a vivere con serenità anche le più piccole difficoltà.
La pediatria di oggi deve quindi andare oltre la gestione della patologia, deve saper esplorare l’universo articolato dei bambini e degli adolescenti, ponendo al centro i loro bisogni di salute».
Una rete assistenziale col bambino o la bambina al centro
Quale idea di pediatria sente di rappresentare oggi nelle Marche, in un sistema sanitario attraversato da trasformazioni rapide e complesse?
«Non è una domanda semplice. Credo che il punto centrale sia la rete: una parola molto utilizzata, ma non ancora realizzata pienamente come dovrebbe. È proprio su questo che, insieme ai colleghi del direttivo, stiamo lavorando da alcuni anni.
Gli specialisti ospedalieri, universitari e i pediatri di famiglia di una regione relativamente piccola come le Marche devono costruire una vera rete assistenziale con il bambino al centro. Le famiglie devono poter trovare risposte nel proprio territorio: sono gli specialisti che devono dialogare tra loro, unire competenze, conoscenze e strumenti per definire la migliore strategia di cura per ogni piccolo paziente.
Vorremmo inoltre rappresentare una pediatria capace di restituire serenità ai bambini e ai ragazzi e, allo stesso tempo, di rendere i genitori più competenti nell’affrontare le sfide della crescita.
Ci auguriamo anche di rivedere crescere la fiducia nei medici, continuare a rafforzare la prevenzione e favorire un maggiore distacco dei più piccoli dall’uso precoce degli smartphone. E ci piacerebbe anche che i genitori tornassero a leggere di più».
Un rapporto di affidamento reciproco
In una disciplina che intreccia rigore scientifico e relazione con le famiglie, quanto pesa oggi la qualità della comunicazione?
«Moltissimo. È una qualità che andrebbe sviluppata in tutti coloro che esercitano una professione sanitaria. Allo stesso tempo, però, la comunicazione ha anche una componente innata, legata alla storia personale e alla capacità di empatia di ciascuno. È necessario essere rigorosi dal punto di vista scientifico, ma senza spaventare o creare ansia, cosa che spesso fa già la rete.
Bisogna approfondire e mantenere attenzione ai dettagli, ma senza accanirsi quando non è necessario. L’obiettivo è accompagnare i genitori, e spesso anche il bambino, verso un rapporto di fiducia e di affidamento reciproco. Coinvolgere la famiglia e il piccolo paziente nel percorso di cura è oggi più importante che mai».
Come si tengono insieme responsabilità istituzionali, attività clinica e vita familiare quando si è medico e donna?
«È un percorso faticoso, spesso simile a una corsa a ostacoli. A volte ci si scoraggia, altre volte si teme di non farcela. Poi, però, ci si accorge che le risorse delle donne sono infinite e, guardandosi indietro, si scopre di aver fatto tutto senza quasi sapere come. È però fondamentale avere anche la fortuna di poter contare su una famiglia che comprende e collabora. Io ho avuto figli e un marito molto comprensivi, e questo è stato un aiuto prezioso».
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Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".







