Il lavoro è maschile
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di Raffaele Vitali*
Non si nota spesso, ma tante parole importanti sono al femminile. La libertà, l’accoglienza, la forza, la gentilezza, la democrazia. Ma una di quelle su cui si fonda il nostro Paese è al maschile: il lavoro.
In teoria anche la storia è femminile, ma leggendo l’interessante libro della giornalista Marianna Aprile, da poco pubblicato, si comprende come a scriverla sia stato per lo più l’uomo.
È sempre la stessa storia
Dettagli? Mica tanto. Perché la verità, che è femminile, finisce per essere annacquata nel racconto, che casualmente è maschile. E così, ecco la storia che non cambia mai: le donne guadagnano meno, fanno meno carriera e soprattutto sono meno assunte.
L’ultimo dato Istat certifica che il tasso di occupazione femminile è ancora di 18 punti inferiore a quello degli uomini e l’Italia è il Paese europeo con il valore più basso, inferiore di circa 9 punti rispetto alla Spagna, 13 alla Francia e 20 alla Germania.
Come se non bastasse, in Italia a crescere sono i contratti flessibili. E guarda caso soprattutto per le donne, ancora di più se di bassa educazione. L’Italia si colloca in una posizione intermedia tra le economie dell’Ue per quota di part-time, ma si caratterizza per la maggiore incidenza di quello involontario (accettato in mancanza di occasioni a tempo pieno), pari all’8% del totale degli occupati (nel 70% dei casi sono donne), contro un valore medio europeo del 3%.
Riconoscere il ruolo delle donne oltre gli inutili bonus
Nel giorno della festa dei lavoratori e delle lavoratrici è inevitabile parlarne, le solite 24-48 ore di attenzione. Per poi tornare alla routine, agli inutili bonus che non risolvono problemi strutturali. Il problema non è valorizzare le donne, è semplicemente riconoscerne il ruolo. Quello che hanno avuto in tante pagine della storia repubblicana, come Aprile racconta nel libro ‘La Promessa’, e che devono poter avere oggi muovendosi liberamente tra lavoro e famiglia.
Se ci si mette anche il presidente Mattarella
Non serve molto, solo dare il giusto posto a chi il posto ce l’ha di diritto. Ma va riconosciuto, a cominciare dalle figure apicali, a cominciare dal linguaggio per arrivare al contratto.

Ma se anche Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica più amato e rispettato, il faro che illumina la strada della democrazia in anni difficili, presentandosi a San Severino Marche ha detto ‘saluto il sindaco’ e non la sindaca Rosa Piermattei, si capisce che di strada ce ne è davvero tanta da fare. E che la promessa di un futuro migliore e paritario, raccontata da Marianna Aprile e certificata con il voto del 2 giugno di 80 anni fa, è davvero rimasta incompleta.
*Raffaele Vitali, giornalista – direttore www.laprovinciadifermo.com
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Raffaele Vitali
Giornalista professionista da oltre 20 anni, è cresciuto tra politica estera e basket. Da anni si occupa di cronaca locale, in particolare politica ed economia, ma sempre con uno sguardo più ampio, l’ambizione è renderla glocal.
«Non è il luogo - spiega - ma il contenuto a rendere una notizia interessante, una storia utile da conoscere: l’informazione non ha confini, soprattutto se si muove nel web. Capirlo e farlo capire è la sfida quotidiana».
Gender gap e diritti fanno parte del suo Dna, quando si dice i buoni modelli familiari. «Amo le domande - conclude - non sempre trovo le risposte. Ma non mi arrendo».







