Giulia Falcini sinologa e curatrice della mostra "Scrivere tra sorelle"
Giulia Falcini sinologa e curatrice della mostra "Scrivere tra sorelle"

Nüshu, il linguaggio segreto delle sorelle

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Tempo di lettura stimato: 9 minuti

Una scrittura tra sorelle, che nasce dalla necessità della vita di tutti i giorni. Il nüshu, che significa letteralmente “Linguaggio delle donne”, nasce in Cina, nella contea di Jiangyong (Provincia dello Hunan) nel diciannovesimo secolo.

Le donne a quel tempo non avevano accesso all’istruzione, quindi non sapendo né leggere né scrivere, decisero di creare una propria scrittura per poter comunicare. 396 caratteri con i quali si riescono a coprire quasi 1500 parole.

L’Istituto Confucio di Macerata, fino al 22 maggio, ospiterà un’esposizione dedicata a questo sistema linguistico, “Scrivere tra sorelle, la scrittura femminile Nüshu della contea di Jiangyong” presentato venerdì dalla sinologa e curatrice della mostra Giulia Falcini, che diffonde il nüshu anche attraverso la sua pagina Instagram

La mostra allestita negli Spazi di Villa Lauri in viale indipendenza 99 a Macerata, ospiterà i tipici manufatti provenienti dalla contea di Jiangyong, appartenenti all’artista e riconosciuta erede nüshu Hu Yanyu, per una visita unica nel suo genere.

Che cos’è il nüshu ?

Il nüshu rappresenta un tipo di scrittura creato dalle donne, molto semplice, un tratto ad arco veloce, dato forse anche dal fatto che non c’era molto tempo per scrivere. Le donne si dovevano occupare del ricamo, della casa, dei mariti, dei fratelli e anche della cucina.

Il nüshu non è un linguaggio segreto, proibito agli uomini, semmai sono stati loro ad ignorarlo, Il motivo? Lo consideravano una perdita di tempo. Inoltre le donne non erano degne di insegnare qualcosa agli uomini. Ironia della sorte, la scoperta di questo tipo di scrittura è stata fatta da un uomo, Gong Zhebing. Il giovane studioso ha portato alla luce questo modo di comunicare nel 1982. Oggi la più grande ricercatrice su questo tema è Zhao Liming, docente della Tsinghua University,

Questa scrittura, nasce dalla semplice necessità di voler comunicare. Le donne a quel tempo, non avevano accesso all’istruzione e dopo il matrimonio, lasciavano la propria casa per andare a vivere in quella del marito.

Spesso i matrimoni erano combinati, le mogli si trovavano quindi spaesate in un contesto che non conoscevano, senza punti di riferimento. Nasce quindi questa scrittura, che rappresentava un canale di comunicazione stabile, dove le donne potevano scambiarsi consigli su come affrontare la vita coniugale, condividere le proprie esperienze o stipulare formali patti di amicizia, tra Latong, ovvero sorelle giurate.

La sorellanza

Per diventare Latong bisognava essere bambine nate lo stesso giorno, alla stessa ora ma soprattutto nello stesso villaggio. Le due bambine dovevano avere una condizione economica differente: una doveva essere più abbiente, mentre l’altra meno. Oltre a questo legame esisteva anche quello tra “Sorelle giurate”, jiebai zimei o anche tra donne durante le festività.

«Questa scrittura rappresenta un patrimonio immateriale dei più importanti – afferma il direttore dell’Istituto Confucio di Macerata, Giorgio Trentin – Questo linguaggio vive perché riesce a tramandarsi di generazione in generazione, di sorella in sorella».

Da sinistra il Direttore dell’Istituto Confucio di Macerata Giorgio Trentin, insieme alla sinologa e curatrice della mostra Giulia Falcini.

Il supporto di scrittura più frequente utilizzato dalle donne era la stoffa, un materiale sempre disponibile alle mogli. Per questo motivo questa scrittura era presente ricamata sugli oggetti di tutti i giorni come ventagli, lenzuola o fazzoletti. «Purtroppo, oggi la maggior parte di questi prodotti è andata persa o bruciata durante le guerre – afferma Giulia Falcini. studiosa e curatrice della mostra – perciò quello che ci rimane è pochissimo».

Nessuno rabbia né invidia verso gli uomini

Non parliamo di linguaggio, ma di scrittura. Il nüshu infatti era prevalentemente scritto o intonato attraverso canti, nati tra le donne per farsi forza a vicenda: «Rappresentano una via di sopravvivenza» sottolinea Falcini.

I canti e le scritte non riportavano rabbia né invidia verso i maschi, erano precetti: alcuni canti dicevano alle bambine di rispettare gli anziani, altri spiegavano alle ragazze a comportarsi in un certo modo. Famoso è il lenzuolo matrimoniale nel quale sono scritti i consigli per la futura sposa.

L’unico linguaggio nüshu su supporto cartaceo che conosciamo era presente nel “Libro del terzo giorno”, un libro che veniva regalato alla donna il terzo giorno dopo essersi sposata. Dentro questo testo erano presenti felicitazioni per la nuova vita della ragazza, ma anche parti nostalgiche.

Telo matrimoniale nüshu arrecante consigli per la futura sposa
Lenzuolo matrimoniale nüshu arrecante consigli per la futura sposa

Nüshu, una lingua fonetica

«Il nüshu rappresenta una lingua fonetica, ad ogni carattere nüshu corrispondono diversi caratteri cinesi. Non parliamo di cinese tradizionale ma di dialetto locale dei villaggi di Jiangyong. Questo è il motivo per cui le traduzioni possono essere fatte solamente dalle eredi presenti in questi luoghi.

Un linguaggio creato dalla realtà

Ma come è possibile che le donne pur non conoscendo i caratteri cinesi, si siano ispirate ad essi per creare questo linguaggio?

«Se pur non avevano accesso all’istruzione – spiega Falcini – comunque erano immerse nei caratteri. Vedevano lo studio dei figli o dei fratelli, leggevano cartelli pubblicitari». Loro non conoscevano i caratteri ma si ispiravano ad essi.

Una volta crollato l’impero, le donne hanno ottenuto l’accesso all’istruzione, perciò non hanno più avuto bisogno di questo tipo di scrittura, anche se la tradizione è rimasta.

Oggi nella contea di Jiangyong esiste una differenza tra eredi naturali ed eredi moderne. Il punto di cesura è stato il 2004, anno della morte dell’ultima erede naturale, Yang Huanyi, L’ultima donna che non aveva accesso all’istruzione. Da questa data in poi, le altre hanno scelto volontariamente di approcciare il nüshu.

Libro del terzo giorno e altri oggetti
A sinistra il libro del terzo giorno

Come si diventa eredi?

Per diventare erede bisogna avere un legame ufficiale con i villaggi della contea di Jiangyong. Un legame lungo di generazioni in generazioni. È un processo molto articolato, ci sono anche degli esami, che attualmente sono molto criticati perché nella giuria ci sono i governatori locali, che nulla sanno del nüshu.

Nüshu diffuso grazie ai social

Oggi il nüshu è molto diffuso grazie ai social «che però spesso riportano delle inesattezze, persino nei caratteri. Soprattutto molte persone che diffondono questo tipo di linguaggio magari non sono mai state nei villaggi di Jiangyong».

Oggi il museo del nüshu a Puwei (talvolta chiamato Pumei, perché “mei” significa bello), considerato la culla di questa lingua, ospita in estate dei corsi di lingua nüshu, che sono portati avanti anche attraverso corsi, da scuole elementari e da alcuni asili. Dovesi impara a leggere il nüshu tramite sillabe e si insegnano i canti. oltre alla scrittura si insegnano anche le arti come cucito e danza.

Il Nüshu oggi

Oggi mancano gli investimenti in questa scrittura, molti corsi sono stati chiusi e, anche il museo è stato molto limitato. A Jiangyong, prima del Covid si potevano ammirare diverse insegne bilingue, in caratteri cinesi e nüshu. Oggi per mancanza di fondi non si investe più in questo.

Per respirare il nüshu bisogna andare nei villaggi di Jiangyong che distano quasi 40 minuti di auto dalla contea. questo non fa che peggiorare il turismo verso questi luoghi. Oggi questa scrittura si sostiene soprattutto attraverso la vendita di alcuni prodotti che riportano caratteri nüshu su: cover di telefoni, orecchini, o anche attraverso la vendita di calligrafie.

Cosa puoi trovare all’interno della mostra

Alcuni oggetti del mondo nüshu tra i quali: scarpette per i piedi fasciati, ventaglio e fazzoletto ricamati.

All’interno della mostra sono presenti prevalentemente oggetti appartenenti all’artista e riconosciuta erede Hu Yanyu. Le visitatrici e i visitatori potranno osservare il tradizionale libro del terzo giorno, ventagli impreziositi da caratteri calligrafici, fazzoletti ricamati, le tipiche scarpette per i piedi fasciati, insieme a un grande telo matrimoniale con scritte e consigli per la futura sposa.
Non resta altro che scoprire la mostra, ospitata a Villa Lauri, in viale indipendenza 99 a Macerata. Sarà possibile visitare l’esposizione dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 20


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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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